Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Andrea Castiglioni - 2016-03-04

Ingiusta detenzione. Danno biologico ed esistenziale - Cass. pen. 7787/16 - Andrea Castiglioni

- danno da ingiusta detenzione cautelare

- riconoscimento del danno biologico (psicologico) ed esistenziale

- orientamento conforme al caso Barilla' (Cass. pen. 2050/2004)

In caso di privazione della libertà per ingiusta detenzione, la Cassazione si è pronunciata in riferimento al danno risarcibile.

Va considerato anzitutto il fatto che la vittima è stata fatta oggetto di torture e vessazioni, morali e fisiche, da parte di Carabinieri al fine di ottenere una confessione; da qui il riconoscimento anche del diritto del danneggiato di chiedere loro un risarcimento diretto mediante azione civile.

Ciò detto, la S.C. osserva che, in tali casi, il Giudice è tenuto a risarcire alla vittima i danni patrimoniali e non patrimoniali, con ciò comprendendo sia i danni morali, che biologici, che esistenziali, tutte categorie ricomprese nel danno non patrimoniale in sé complessivamente considerato. In questo caso, il danno biologico è conformato a danno psicologico.

La sentenza si pone in modo conforme al precedente del "caso Barillà" (Cass. pen. 2050/2004), dove è stato apertamente riconosciuto il risarcimento non solo del danno morale soggettivo, ma anche del danno esistenziale, come alterazione non temporanea delle abitudini di vita di un soggetto, che senza l'errore giudiziario non si sarebbero modificate. Si legge testualmente nella sentenza qui commentata: "Ed il giudice è tenuto a risarcire, ricorrendone le condizioni, oltre i danni patrimoniali, anche il danno biologico, quello morale nonché il danno esistenziale, trattandosi di differenti ed autonome categorie, tutte ricomprese nel danno non patrimoniale"; "... non può non tenersi conto nella liquidazione del danno non patrimoniale, nella sua globalità di tutte le peculiari sfaccettature di cui si compone nel caso concreto, quali: l'interruzione delle attività lavorative e quelle ricreative, l'interruzione dei rapporti affettivi e di quelli interpersonali, il mutamento radicale peggiorativo e non voluto delle abitudini di vita, nel caso di specie addirittura emigrando in un Paese sconosciuto lontano diverse migliaia di kilometri dal suo luogo abituale di residenza ove svolgeva regolare e attribuita attività lavorativa". (Cass. in commento).

Per maggiore approfondimento sul tema, si rinvia al commento del Prof. Cendon sulla sentenza del caso Barillà: "Caso Barillà: perchè sì al danno esistenziale, secondo la Cassazione Penale", 07.04.2004, pubblicato su www.altalex.com.



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