Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Pittaro Paolo - 2015-06-01

INNOVAZIONI PENALI DA PARTE DELLA LEGGE 27 MAGGIO 2015 N. 69 - Paolo PITTARO

La legge 27 maggio 2015, n. 69, recante "Disposizioni   in   materia   di   delitti   contro   la   pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio", in Gazz. Uff., 30 maggio 2015, n. 124, ed in vigore dal 14 giugno 2015, ha introdotto numerose modifiche al codice ed alla legislazione penale.

Schematicamente:

  • Vengono aumentate le pene del delitto di peculato (art. 314 c,p,), del delitto di corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318), del delitto di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319), per il delitto di corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter) e del delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.).
  • Viene reintrodotta la figura dell'incaricato di pubblico servizio come soggetto attivo del reato di concussione (art. 317). a suo tempo espunto dalla legge n. 189/2012.
  • Introdotta l'attenuante (art. 323-bis, ultimo comma) della c.d. "Collaborazione processuale", in forza della quale "Per i delitti previsti dagli articoli 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322 e 322-bis, per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che l'attività' delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l'individuazione degli altri responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite, la pena è diminuita da un terzo a due terzi"
  • La sospensione condizionale della pena viene subordinata nei casi di condanna per i reati previsti dagli articoli 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320 e 322-bis, al pagamento di una somma equivalente al profitto del reato ovvero all'ammontare di quanto   indebitamente   percepito   dal   pubblico   ufficiale   o dall'incaricato di un pubblico servizio, a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell'amministrazione lesa dalla condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, ovvero, nel caso di cui all'articolo 319-ter, in favore dell'amministrazione della giustizia, fermo restando il diritto all'ulteriore eventuale risarcimento del danno» (art. 165, quarto comma c.p.).
  • Viene introdotto: «Art. 322-quater (Riparazione pecuniaria). - Con la sentenza di condanna per i reati previsti dagli articoli 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320 e 322-bis, è sempre ordinato il pagamento di una somma pari all'ammontare di quanto indebitamente ricevuto dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di un pubblico servizio a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell'amministrazione cui il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio appartiene, ovvero, nel caso   di   cui all'articolo   319-ter,  in favore dell'amministrazione della giustizia, restando impregiudicato il diritto al risarcimento del danno».
  • Parimenti, nei casi di cui all'art. 444 c.p.p. ("Applicazione della pena su richiesta": il c.d. "Patteggiamento"), dopo il comma 1-bis è inserito il seguente:  «1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater e 322-bis del codice penale, l'ammissibilità della richiesta di cui al comma 1 è subordinata alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato».
  • Vengono aumentate le pene per il reato di cui all'art. 416-bis, rubricato "Associazioni di tipo mafioso, anche straniere".
  • Quando viene esercitata l'azione penale per i delitti di cui agli articoli 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322, 322-bis, 346-bis, 353 e 353-bis del codice penale, il pubblico ministero informa il presidente dell'Autorità' nazionale anticorruzione, dando notizia dell'imputazione.

Inoltre, il Capo II della Legge, dedicato alle "Disposizioni penali in materia di società e consorzi", disciplina ex novo i tormentati reati di falso in bilancio, nel senso che gli articoli del codice civile vengono così sostituiti

  • Art. 2621 (False comunicazioni sociali). - Fuori dai casi previsti dall'art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla  situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.
  • Art. 2621-bis (Fatti di   lieve   entità). - Salvo   che costituiscano più grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all'articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.    Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la stessa pena di cui al comma precedente quando i fatti di cui all'articolo 2621 riguardano società che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. In tale caso, il delitto è precedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale.
  • Art. 2621-ter (Non punibilità per particolare tenuità). - Ai fini della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all'articolo 131-bis del codice penale, il giudice valuta, in modo prevalente, l'entita' dell'eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori conseguente ai fatti di cui agli articoli 2621 e 2621-bis.
  • Art. 2622 (False comunicazioni sociali delle società quotate). - Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea, i quali, al fine di conseguire per se' o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai  soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti materiali non  rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni. Alle società indicate nel comma precedente sono equiparate: 1) le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea; 2) le società emittenti strumenti finanziari   ammessi   alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano; 3) le società che controllano società emittenti   strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea; 4) le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.
  • Vengono aumentate le sanzioni pecuniarie previste dalle "Disposizioni sulla responsabilità amministrativa degli enti in relazione ai reati societari", di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.



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