Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2015-09-18

INTERDETTO 'ABBANDONATO' DAL TUTORE - Cass. pen. 34194/15 - Annalisa GASPARRE

- interdetto e tutore: l'uno vittima e l'altro autore del reato di abbandono di incapace

- tutore titolare di posizione di garanzia

- sufficiente il dolo generico

Chi è l'incapace cui fa riferimento la norma? Non è solo il soggetto la cui fragilità sia "certificata" da una dichiarazione di interdizione, come nel caso di cui si discute, o il soggetto beneficiario di amministrazione di sostegno, ma qualunque soggetto che, anche solo per ragioni di salute, anche temporanea, sia incapace di provvedere a se stesso. Non a caso la norma equipara tale soggetto al minore, ritenendolo naturaliter incapace.

Il reato "abbandono di incapace", dal punto di vista materiale, richiede l'azione (o omissione) contrastante con il dovere giuridico di custodia che grava sul soggetto agente, da cui derivi uno "stato di pericolo" anche potenziale, per l'incolumità della persona.

Dal punto di vista psicologico, all'autore di reato di abbandono di incapace, si richiede la coscienza e volontà di abbandonare a se stesso un soggetto incapace di provvedere alla proprie esigenze in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si abbia esatta percezione.

Nel caso di specie, la vittima era il fratello dell'autore del reato. Quest'ultimo era stato nominato tutore del primo che era stato interdetto.

Il giudice di merito aveva dichiarato non luogo a procedere perchè non ravvisava il dolo nella condotta del tutore; il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, però, ricorreva in Cassazione lamentando che il GUP non avrebbe adeguatamente valutato la condizione psicologica dell'imputato.

In concreto la vittima si era allontanata dal fratello, come spesso faceva per poi fare rientro a casa, e questo se ne era disinteressato, limitandosi ad avvisare un conoscente della polizia giudiziaria in via informale, senza neppure fare denuncia dell'allontanamento volontario della persona di cui doveva avere cura.

Ai fini dell'integrazione del delitto l'abbandono è dato da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche solo potenziale, per la vita o l'incolumità del soggetto passivo; pertanto, risponde di abbandono di incapace colui che omette di far intervenire persone idonee ad evitare il pericolo stesso.

Il dolo (generico) richiesto dalla norma incriminatrice consiste nella coscienza di abbandonare a se stesso il soggetto passivo - che non abbia la capacità di provvedere alle proprie esigenze - in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si abbia l'esatta percezione, senza che occorra la sussistenza di un «particolare malanimo» da parte del reo.

Su questa Rivista, possono essere letti vari contributi, tra cui, 16.5.2012 "CASE DI RIPOSO E ABBANDONO DI INCAPACE" - Cass. 24580/2011; 10.10.2014 "CASA DI RIPOSO FATISCENTE, GLI ANZIANI IN CONDIZIONI DI ABBANDONO" - Cass. pen. 37444/2014; 22.1.2014, "ABBANDONA IL MARITO INFERMO: E' REATO" - Cass. pen. 2149/2014

Sulla dibattuta questione del "pericolo", cenni, Gasparre, ABBANDONO DI MINORI: UN DELITTO "DI PERICOLO" (... POTENZIALE) PER LA SUSSISTENZA DEL REATO, BASTA CHE VI SIA POTENZIALE PERICOLO Cass. pen. Sez. V, sent. 26/05/-1-8/2011 n. 30409, Osservatorio sulla legalità, 16.8.2011

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 23 aprile – 5 agosto 2015, n. 34194 Presidente Lombardi – Relatore Savani

In fatto e diritto

Propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Macerata avverso la sentenza emessa in data 7 gennaio 2015 dal Giudice dell'Udienza preliminare di quel Tribunale con cui era stato dichiarato non luogo a procedere per mancanza di dolo nei confronti di V.A. per il delitto di abbandono di persona incapace, nella specie il fratello S., interdetto di cui era il tutore, commesso dal 26 settembre al 22 ottobre 2013.

Deduce il ricorrente violazione di legge e vizio di motivazione non avendo il giudice adeguata­mente valutato la condizione psicologica di chi, consapevole dell'allontanamento del soggetto incapace, avendone la cura, si sarebbe in sostanza disinteressato del congiunto dopo aver infor­malmente avvisato un conoscente della polizia giudiziaria, senza però in seguito fare denuncia alcuna di allontanamento.

Il ricorso è fondato.

Il provvedimento del giudice del merito, che diffusamente riporta le condizioni di vita della per­sona offesa, descrive la serie di bizzarre abitudini della medesima, e ne fa un quadro di soggetto di difficile controllo e sempre a rischio per le sue improvvide iniziative, sconta un'insufficiente valutazione degli aspetti soggettivi della vicenda, dando in sostanza esclusivo rilievo alla circo­stanza che l'incapace aveva abitudine a lasciare il domicilio, dove viveva con la famiglia del suo fratello/tutore, per poi farvi rientro.

Osserva il Collegio, come sottolineato dal ricorrente, che la valutazione del comportamento di V.A. si sarebbe dovuta centrare, non tanto sull'esame delle possibilità per il pre­venuto di controllare i movimenti del congiunto, quanto sulle iniziative adottate da chi aveva, nella sua veste formale, obblighi di cura dell'incapace ed aveva avuto l'informazione che quello se ne era andato di casa, considerando che ai fini del ricorrere del delitto di cui all'art. 591 cod. pen., il necessario "abbandono" è integrato da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia) che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l'incolumità del soggetto passivo, sicché ne risponde colui che, [pur non allontanandosi dal soggetto passivo,] ometta di far intervenire per­sone idonee ad evitare il pericolo stesso. (Sez. 2, n. 10994 del 06/12/2012, T. e altro, Rv. 255172).

Secondo la giurisprudenza, il dolo del delitto di cui all'art. 591 cod. pen. è generico e consiste nella coscienza di abbandonare a sé stesso il soggetto passivo, che non abbia la capacità di prov­vedere alle proprie esigenze, in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si abbia l'esatta percezione, senza che occorra la sussistenza di un particolare malanimo da parte del reo (Sez. 2, n. 10994 del 06/12/2012, T. e altro, Rv. 255173).

Nel caso di specie non pare in linea con i principi fissati in materia una valutazione dell'atteggiamento soggettivo che prescinda da un compiuto esame della situazione dell'incapace, sostanzialmente disperso per la mancanza dei documenti, quale era nota al preve­nuto, nonché, correlativamente, delle iniziative da quello prese per ritrovare il fratello, avendosi allo stato degli atti, la sola notizia di un'informale notizia data ad un amico u.p.g. e, campo meri­tevole di indagine, senza altro fare fin al momento in cui un ignoto, ricoverato dalla polizia in un ospedale abruzzese, era stato identificato nell'incapace in stato di abbandono. La richiesta di rinvio a giudizio del Pubblico Ministero per il delitto contestato dovrà quindi es­sere riesaminata dal Giudice dell'Udienza preliminare del Tribunale di Macerata con una com­pleta valutazione di tutti gli elementi a disposizione, come non è avvenuto da parte della senten­za impugnata.

P.Q.M.

La Corte annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Macerata per ulteriore esame.



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