Articoli, saggi, Procedura penale -  Redazione P&D - 2016-09-12

Interdittiva antimafia: le colpe dei padri non ricadano sui figli - Alessandro Alati

Interdittiva antimafia

Rilevanza negativa dei rapporti parentali

Necessaria l"evidenziazione di ulteriori e significative circostanze obiettive

L"istituto dell"interdittiva antimafia coinvolge, all"evidenza, interessi di particolare rilievo tra loro potenzialmente confliggenti.

La sua ratio, da un lato, va rintracciata nell"esigenza di contrastare il fenomeno dell"inquinamento mafioso delle attività economiche, salvaguardando l'ordine pubblico economico, la libera concorrenza tra le imprese e il buon andamento della pubblica Amministrazione (Cons. Stato, 16-6-2016 n. 2683).

Al tempo stesso, l"informativa incide fortemente sulla libertà di iniziativa economica (tutelata a livello costituzionale: art 41 Cost.): necessita, pertanto, un attento e rigoroso bilanciamento con i pubblici interessi avuti di mira, nel tentativo di assicurare il giusto punto di equilibrio tra le esigenze di precauzione e di garanzia dei diritti fondamentali (TAR Catanzaro, 7-9-2015 n. 1371).

In tale direzione, anzitutto, il provvedimento in esame "ai sensi degli artt. 84, comma 4, e 91, comma 6, del d. lgs. n. 159/2011, presuppone concreti elementi da cui risulti che l"attività d"impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata" (Cons. Stato, 3-5-2016 n. 1743).

L"apparato motivazionale, in esito alla formulazione di un giudizio probabilistico di concreta permeabilità alla criminalità organizzata di stampo mafioso, "deve indicare le ragioni in base alle quali gli elementi emersi nel corso del procedimento siano tali da indurre a concludere in ordine alla sussistenza dei relativi presupposti" (Cons. Stato, 3-5-2016, n. 1743), rendendo così esplicito e verificabile l"iter logico giuridico seguito, non essendo di certo sufficienti mere congetture.

"La valutazione prognostica della Prefettura", difatti, "pur configurandosi quale provvedimento discrezionale soprattutto in presenza di elementi non univoci, è pur sempre assoggettabile a sindacato giurisdizionale di legittimità sotto i profili della sufficienza della motivazione e della logicità, coerenza o attendibilità del giudizio, con riferimento al significato attribuito agli elementi di fatto e all'iter seguito per pervenire all"interdittiva" (Cons. Stato, 23-6-2015 n. 3174).

Qualora poi emergano legami parentali (anche molto prossimi) tra esponenti dell'impresa e familiari che siano soggetti affiliati, organici, contigui alle associazioni mafiose, se ne deve cogliere la rilevanza, senz"altro, unitamente ad ulteriori circostanze obiettive (a titolo meramente esemplificativo: la convivenza, la cointeressenza di interessi economici, il coinvolgimento nei medesimi fatti).

Non possono di certo addossarsi "ai figli le colpe dei padri" (Cons. Stato, 9-10-2015 n. 4679), sic et simpliciter, considerazione che sarebbe in sé errata e in contrasto con i principi costituzionali, non potendo presumersi in modo automatico il condizionamento dell'impresa.

La giurisprudenza, invece, ne adduce la significatività quando essi si inseriscono in un quadro indiziario complessivo dal quale possa ritenersi logicamente attendibile ("più probabile che non") l"esistenza di un influsso negativo da parte della criminalità organizzata (Cons. Stato, 8-10-2015 n. 4667 e 1-9-2014 n. 4447): che l'impresa abbia una conduzione collettiva e una regia familiare (di diritto o di fatto, alla quale non risultino estranei detti soggetti) ovvero che le decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente, dalla mafia attraverso la famiglia.

Non va sottaciuto, tuttavia, che in tali casi la regola di giudizio non poggia sull"evidenza empirica universale delle scienze esatte, ma è integrata da dati di comune esperienza, evincibili dall'osservazione di fenomeni sociali, qual è, anzitutto, quello mafioso.

Il rischio, specialmente nei contesti sociali e nelle peculiari realtà locali in cui questo attecchisce, è che si finiscano per individuare, all'interno della "famiglia", struttura fondante, una generale influenza reciproca di comportamenti e legami di cointeressenza, solidarietà, copertura o quanto meno di soggezione o tolleranza.

Sicché, anche il soggetto che non sia attinto da pregiudizio mafioso può subire, nolente, il "peso" del capofamiglia e dell'associazione (Cons. Stato, 3-5-2016 n. 1743).

L"argomento, in realtà, prova troppo.

Alla mera relazione familiare, di per sé insufficiente, occorre che si accompagnino, in concreto, significativi elementi indicativi di intrecci affaristici o per interessi comuni, comportamenti direttamente ascrivibili e altre circostanze qualificanti, dai quali si possano ragionevolmente dedurre reali ed effettivi collegamenti tra i soggetti sul cui conto l'autorità prefettizia ha individuato i pregiudizi e l'impresa esercitata da loro congiunti.

Diversamente, si consentirebbe "un avanzamento ulteriore della soglia di rilevanza del mero contatto parentale e si teorizzerebbe una sorta di "pericolo di pericolo", secondo una regola di inferenza troppo "allentata" ed oltremodo labile, che risulta invero inammissibile in una equa ponderazione degli interessi coinvolti" (TAR Reggio Calabria, 3-12-2014 n. 752).

L'applicazione automatica della misura interdittiva, inoltre, rappresenterebbe un irragionevole ostacolo al ripristino di un normale regime di vita lavorativa improntato al rispetto della legge, soprattutto nelle aree geografiche del Paese contraddistinte da una diffusa pervasività delle organizzazioni criminali (Cons. Stato, 25.11.2009 n. 5866; TAR Reggio Calabria, 13-1-2016 n. 35).

I principi generali che reggono il nostro ordinamento, viceversa, postulano che anche nella formazione della c.d. prova indiziaria come pure nella formulazione di giudizi prognostici a carattere probabilistico non debba mai mancare la ricerca e la evidenziazione di elementi oggettivi, di condotte di vita dei soggetti sui quali si concentrano gli accertamenti (Cons. Stato, 25-1-2016 n. 253).

Non può permettersi, pertanto, pur nella comprensibile delicatezza della ponderazione comparativa rimessa all"Amministrazione, che questa sfoci nella esplicazione di un potere del tutto arbitrario, privo di un effettivo perimetro di legittimità e nemmeno intimamente censurabile, secondo i noti limiti posti al sindacato giurisdizionale affidato in tali casi al Giudice Amministrativo.

Una simile prospettiva finirebbe per legittimare, anche nell"opinione pubblica, una cultura del sospetto, ugualmente condizionante (in negativo) la libera esplicazione dell"iniziativa imprenditoriale e lo sviluppo concorrenziale, soprattutto in territori già economicamente depressi.



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