Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Valeria Cianciolo - 2016-10-22

Interesse del minore a mantenere rapporti significativi con il genitore sociale - di Valeria Cianciolo

Interesse del minore a mantenere rapporti significativi col "genitore sociale" - di Valeria Cianciolo

Nota a Corte costituzionale, 20 ottobre 2016, n. 225

La sentenza della Corte Costituzionale (in allegato) era attesa da tempo.

La vicenda è nota.

Dopo una lunga relazione sentimentale, una coppia lesbica si separa.

Il genitore sociale chiede al Tribunale un provvedimento volto a statuire tempi e modalità di frequentazione tra lei e i due bambini, figli dell"ex compagna, avuti dalla stessa a seguito di fecondazione eterologa praticata all"estero.

Il Tribunale palermitano - nel ravvisare la fondatezza della domanda della ricorrente/genitore sociale - opta per un"interpretazione, costituzionalmente orientata, dell"art. 337-ter c.c., volta ad estendere l"ambito applicativo della stessa sino a delineare un concetto allargato di bigenitorialità e di famiglia, ricomprendendo per tale via anche la figura del genitore sociale.

Le risultanze della C.T.U. riconoscevano comunque che la ricorrente non è considerata una figura paterna, ma una "seconda madre". Tale dato, che forse avrebbe potuto ingenerare il convincimento dell"inutilità di un genitore sociale "doppione" di quello biologico, viene invece colto come arricchimento ineludibile nella vita affettiva dei minori coinvolti.

Il percorso argomentativo seguito dal Tribunale palermitano richiamava due questioni ermeneutiche per certi versi ancora controverse: la prima, quella connessa alla rilevanza che deve riconoscersi in Italia al giudicato della Corte di Strasburgo, in particolare quello che si è consolidato sul stringato dettato dell"art. 8; la seconda, quella che riguarda l"assenza di disvalore nell"orientamento sessuale del genitore.

La Corte d"Appello di Palermo riteneva, contrariamente a quanto stabilito dal Tribunale, che per sostenere il diritto dei minori a mantenere il rapporto instauratosi con l"ex partner della loro genitrice biologica e quindi, di conseguenza, anche per affermare la sussistenza della legittimazione attiva del genitore sociale, seppure funzionale all"interesse dei minori, non fosse possibile compiere l"operazione ermeneutica effettuata dal primo giudice in relazione all"art. 337-ter c.c., stante il carattere "rigido" di tale disposizione.

In sostanza, la Corte palermitana non riteneva possibile interpretare la norma prevista dall"art. 337-ter c.c., applicabile nel caso di specie, in senso conforme alla Convenzione EDU, a causa dell"univocità del dato testuale, a fronte del quale, fra i soggetti con i quali il minore ha diritto a mantenere un rapporto stabile e significativo, non rientra anche l"ex partner del genitore biologico.

La Corte di Appello di Palermo riteneva necessario, ravvisando un contrasto non componibile in via interpretativa, sottoporre l"art. 337-ter c.c., a scrutinio di legittimità costituzionale.

I giudici della Consulta hanno respinto le varie eccezioni di inammissibilità prospettate.

Nel nostro ordinamento non c'è un vuoto nella tutela dell'interesse del minore a conservare rapporti significativi con l'ex partner omosessuale del genitore biologico.

Non è fondata dunque, la questione di legittimità costituzionale - sollevata dalla Corte d'appello di Palermo in riferimento agli artt. 2, 3, 30, 31 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 8 Cedu - dell'art. 337-ter c.c., «nella parte in cui [...] non consente al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all'interesse del minore conservare rapporti significativi con l'ex partner del genitore biologico». Nel motivare la pronuncia, la Consulta ha affermato che «l'interruzione ingiustificata, da parte di uno o di entrambi i genitori, in contrasto con l'interesse del minore, di un rapporto significativo, da quest'ultimo instaurato e intrattenuto con soggetti che non siano parenti, è riconducibile alla ipotesi di condotta del genitore "comunque pregiudizievole al figlio", in relazione alla quale l'art. 333 dello stesso codice già consente al giudice di adottare "i provvedimenti convenienti" nel caso concreto. E ciò su ricorso del pubblico ministero (a tanto legittimato dall'art. 336 cod. civ.), anche su sollecitazione dell'adulto (non parente) coinvolto nel rapporto in questione».



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