Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Ricc√≤ Riccardo - 2016-02-02

INTERESSE DI GRUPPO E PIANI EX ART. 67, LETT. D, L. FALL. – Riccardo RICCÒ

Pochi giorni or sono accennavo, in questa Rivista, alla scarsa, non sufficiente considerazione che il sistema del diritto dell"insolvenza riserva al fenomeno giuseconomico dei gruppi d"imprese.

In uno davo atto delle prospettive di riforma, diciamo rimediale.

Riforma che, senz"altro, studiosi e pratici vedranno con favore.

Mi chiedo però se non si stia perdendo propizia occasione per disciplinare anche i casi di crisi/insolvenza delle società cc. dd. sorelle, che – come noto – non costituiscono "gruppo d"imprese", e che dunque non vengono considerate dal progetto di riforma in parola.

L"art. 3 dello schema di d.d.l., infatti, considera solo il "gruppo di imprese", definito alla stregua della "nozione di direzione e coordinamento di cui agli articoli 2497 e seguenti, nonché 2545-septies, del codice civile, corredata dalla presunzione semplice di assoggettamento a direzione e coordinamento in presenza di un rapporto di controllo ai sensi dell"articolo 2359 del codice civile."

Ma, la prevalente realtà italiana, della medio piccola impresa, è molto spesso data da "associazioni" di imprenditori che costituiscono una pluralità di società, di capitali o meno, per tenere distinte tra loro le singole varie attività esercitate collettivamente e, segnatamente, i diritti reali comuni sopra gli immobili (strumentali o meno), arroccati in cittadelle più o meno impenetrabili.

Pluralità di società che, pur avvinte da stretti vincoli economici e di cointeressenza, non costituiscono - tecnicamente - "gruppo di imprese".

Il punto è, detto questo, che in caso di crisi di un"impresa "consociata" (i. e., tecnicamente, non di gruppo), è o può molto spesso essere interesse degli imprenditori "associati", dunque delle società "sorelle", agire in soccorso di quella, diciamo così: alla deriva.

E ciò, non tanto per motivi di ordine etico, di orgoglio, ma – segnatamente – per le conseguenze negative che il mercato tende a ripercuotere anche sulle "sorelle" in bonis ("flessione reputazionale", maggiore onerosità del credito, difficoltà di accesso a gare di appalto di diritto pubblico).

Certo che, mi si obietterà, è pur sempre possibile proporre da parte di queste il c. d. "bail-out" ovvero la "assunzione" concordataria a favore della "sorella" in crisi.

Ma tale strada, in astratto percorribile, è in concreto irta di ostacoli.

Uno su tutti quello – di registro marcatamente giuridico – dato dall"oggetto e dall"interesse delle società sorelle, istituzionalmente inteso o meno.

È noto infatti che l"interesse sociale, limite del lecito agire dell"ente societario, trascenda quello dei singoli soci, e sia delineato alla stregua dell"oggetto sociale.

ASCARELLI, Interesse sociale e interesse comune nel voto, in Studi in tema di società, Milano, 1952, 163; MENGONI, Appunti per una revisione del conflitto di interessi nelle deliberazioni di assemblea di società per azioni, Riv. soc., 1956, 443; ROSSI, Controllo pubblicistico sulle società per azioni, ivi, 1958, 520; MIGNOLI, L'interesse sociale, ivi, 1958, 742 s.; ASQUINI, I battelli del Reno, ivi, 1959, 617; ID., Profili dell"impresa, Riv. dir. comm., 1943, I, 16; SENA, Il voto nella assemblea della società per azioni, Milano, 1961; JAEGER, L"interesse sociale, Milano, 1964, 168; più di recente, ad es., GUERRERA, Abuso del voto e controllo "di correttezza" sul procedimento deliberativo assembleare, Riv. soc., 2002, 181.

In giurisprudenza v. ad es. Cass., sez. III, 22/04/2013, n. 9860, Pres. RORDORF, Est. CECCHERINI, su www.cassazione.net., che ammette delibera assembleare basata su voto/i "egoistici" a patto che non arrechi danno alla società.

È noto anche che l"oggetto sociale valga a limitare la validità, rectius: liceità, degli atti posti in essere dall"organo amministrativo della società, in quanto questi debbono essere conformi al primo. La soggettività che acquista l"ente societario, infatti, comporta l"acquisto di una soggettività necessariamente funzionale allo scopo per cui l"ente stesso è riconosciuto dall"ordinamento.

AA.VV., Il nuovo diritto delle società, diretto da ABBADESSA e PORTALE, I, Torino, 2006, 429-434; DE IULIIS, La rilevanza interna degli atti ultra vires nella giurisprudenza della Corte di cassazione, Giur. It., 2008, 7; SANTORO PASSARELLI, Dottrine generali del diritto civile, Napoli, 2002, rist. 9° ed., 43; SPADA, Diritto commerciale, I, Padova, 2004, 110.

Per tanto, difficilmente potrà ritenersi consentita l"attività di "salvataggio" della "consorella".

Attività che, soggettivamente, non può che essere riferita, cioè imputata, all"organo amministrativo della o delle sorelle interventrici.

Posto tutto ciò, credo auspicabile – in diritto costituendo, in vista dei casi di cui sopra – arricchire il progetto di riforma, introducendo, dopo apprestato idoneo regolamento di pubblicità e di effettiva garanzia in favore dei creditori delle singole società "soccorrenti", una sorta di esimente della responsabilità degli amministratori (e sindaci, ecc.) delle "sorelle" assuntrici/sovventrici.

Magari anche, consentendo la deducibilità fiscale dei relativi oneri di salvataggio, se non altro qualora questo consenta la prosecuzione dell"attività dell"impresa salvata, e restituita al mercato.



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