Legislazione e Giurisprudenza, Banca, servizi finanziari -  Andrea Castiglioni - 2016-01-14

Intermediazione finanziaria. La forma scritta non ammette equipollenti - Cass. 25212/15 - Andrea Castiglioni

- contratto di intermediazione finanziaria

- documento sui rischi generali ex art. 28, Reg. CONSOB 11522/1998

- forma scritta a pena di nullità

L"incarico che si conferisce a un promotore finanziario per gestire una quantità di denaro affidatagli (cd. portafoglio) è un contratto di intermediazione finanziaria, attività regolata dal TUF (D.lgs. 58/1998) e che sicuramente presuppone che il soggetto intermediario sottoponga al cliente della documentazione da visionare e sottoscrivere.

La S. C. però chiarisce che una cosa sono le informative relative ai rischi connessi all"attività di intermediazione che il cliente corre, altra cosa è il contratto di conferimento dell"incarico.

L"attività di intermediazione, al pari dell"attività bancaria, è da sempre considerata in modo molto prudente dal legislatore, la cui prima preoccupazione è la tutela del cliente che in questi casi, la maggior parte delle volte, è contraente debole. Ed infatti i contratti di intermediazione (al pari dei contratti bancari) sono sottoposti al vincolo di forma scritta a pena di validità (art. 23, comma 1, TUF).

Nel caso di specie, invece, il cliente non aveva sottoscritto il contratto vero e proprio, bensì un documento relativo ai rischi generali connessi all"attività, cioè un"informativa strumentale e accessoria al contratto vero e proprio, diretta a rendere edotto l"investitore delle possibili conseguenze economiche in cui potrebbe incorrere (art. 28, Regolamento CONSOB 11522/1998).

La S. C. precisa che tale documento, benché obbligatorio, non può affatto ritenersi equipollente al contratto di intermediazione o di investimento. La tutela del consumatore, quindi, impone rigore ogni volta in cui la legge vincola la forma di un atto negoziale da egli stipulato.



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