Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2015-12-02

INVALIDITA' DELLA TRASFORMAZIONE SOCIETARIA: ESEGUITA PUBBLICITA' E RISARCIMENTO DANNI - Riccardo MAZZON

il fenomeno della trasformazione societara

cosa succede se la trasformazione è invalida ma la pubblicità è già stata eseguita?

il risarcimento dei danni quale unico rimedio successivo all'eseguita pubblicità

Eseguita la pubblicità (idonea e completa: cfr. paragrafo 6. del volume: "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON) dell'atto di trasformazione, l'invalidità dell'atto medesimo non può più essere pronunciata

"ai sensi dell'art. 2500 bis c.c., l'invalidità della delibera di trasformazione non può essere pronunciata dopo l'avvenuta iscrizione nel Registro delle imprese; pertanto è inammissibile la richiesta di una sospensione "ante causam" della sua efficacia dopo che siano stati eseguiti gli adempimenti pubblicitari" (Trib. Catania 21.7.2006, GCo, 2008, 5, 1015),

e resta salvo unicamente il diritto al risarcimento del danno, eventualmente spettante ai partecipanti all'ente trasformato

"è legittimato ad agire per il risarcimento del danno previsto dall'art. 2500 bis, comma 2 c.c. il socio che, dopo avere impugnato la delibera di trasformazione di una società a responsabilità limitata in s.p.a., abbia esercitato il diritto di recesso in seguito all'iscrizione della stessa nel registro delle imprese" (Trib. Lanusei 26.1.2007, n. 37, RGSarda, 2008, 2, 353),

ed ai terzi danneggiati dalla trasformazione:

"l'art. 2504 quater c.c. espressamente prevede che, una volta eseguite le iscrizioni dell'atto di fusione, l'invalidità del medesimo non possa più essere pronunziata e la tutela "reale", in cui tale pronunzia si sostanzierebbe, viene sostituita dalla tutela "obbligatoria" del previsto risarcimento del danno. La "ratio" di una siffatta disposizione, chiaramente, si rapporta alla necessità di tutela del pubblico affidamento (connesso all'intervenuta pubblicazione dell'atto) ed a quello che può, ormai, considerarsi come un principio generale del vigente ordinamento societario, cioè quello della "irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti", di cui si riscontrano puntuali applicazioni, oltreché nella citata norma, anche negli art. 2332, 2500 bis e 2379 ter c.c. Naturalmente tale principio, applicandosi alla categoria della "invalidità", si applica, ed a ben maggior ragione, a quella della inefficacia: il pubblico affidamento circa l'assetto organizzativo pubblico, riguardando integralmente il patrimonio dei soggetti coinvolti, si riferisce, invero, anche a tutte le pretese creditorie relative a tali patrimoni (qualora esse non abbiano evidenza pubblica ed opponibilità agli altri creditori). Né dicasi che una siffatta disposizione normativa (quella di cui all'art. 2504 quater c.c.), privando il creditore della tutela "reale" nelle forme suddette, possa avere profili di incostituzionalità, per contrasto col disposto dell'art. 2 l. delega 26 marzo 1990 n. 69, che vietava al legislatore delegato di "ridurre in modo sostanziale il livello di protezione accordato dalle disposizioni vigenti…ai creditori": per un verso, infatti, il creditore, che abbia fondate pretese ed abbia fondato timore che la fusione pregiudichi i suoi diritti di credito, ben può chiedere ed ottenere idonee cautele, sia per evitare la pubblicazione dell'atto di fusione, sia per creare sul patrimonio del suo assunto debitore vincoli conservativi di soddisfacimento, che possano essere pubblici ed opponibili agli altri creditori. Né dicasi che una siffatta disposizione normativa (quella di cui all'art. 2504 quater c.c.), privando il creditore della tutela "reale" nelle forme suddette, possa avere profili di incostituzionalità, per contrasto col disposto dell'art. 2 l. delega 26 marzo 1990 n. 69, che vietava al legislatore delegato di "ridurre in modo sostanziale il livello di protezione accordato dalle disposizioni vigenti. ai creditori": per un verso, infatti, il creditore, che abbia fondate pretese ed abbia fondato timore che la fusione pregiudichi i suoi diritti di credito, ben può chiedere ed ottenere idonee cautele, sia per evitare la pubblicazione dell'atto di fusione, sia per creare sul patrimonio del suo assunto debitore vincoli conservativi di soddisfacimento, che possano essere pubblici ed opponibili agli alti creditori" (Trib. Milano, sez. VIII, 5.3.2009, n. 3014, GiustM, 2009, 3, 23)

Ricordiamo come, nel sistema previgente alla riforma si era propensi, in dottrina, ad affermare l'invalidità della trasformazione, per vizi procedimentali o per illiceità della stessa, anche dopo che fosse avvenuta l'iscrizione della relativa deliberazione nel registro delle imprese, con conseguente reviviscenza del tipo societario originario,

"cui facevano capo anche tutti gli atti ed i rapporti validamente posti in essere dalla società risultante dalla trasformazione" (Campobasso, Diritto commerciale, II, 5a ed., Torino, 2002, 608).



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