Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2015-06-22

ISTANZA DI MEDIAZIONE TARDIVA E DECLARATORIA DI IMPROCEDIBILITA' – Sent. Trib. Firenze 9/6/15 - P. F. CUZZOLA

Successivamente all"ordinanza emessa il 4 giugno 2015 con cui il giudice Gheraldini chiariva che "la tardiva proposizione della mediazione delegata dal giudice comporta l"improcedibilità della domanda", il Tribunale di Firenze, in persona dello stesso giudice Gheraldini, fissa i termini della questione in una sentenza del 9 giugno che, come si presume, susciterà molteplici dubbi e approfondimenti.

"La mediazione tardivamente attivata rende improduttivo di effetti il relativo incombente, provocando i medesimi effetti del mancato esperimento di esso, ovvero, la improcedibilità della domanda giudiziale rilevabile d'ufficio". Così deduceva il Tribunale chiamato a pronunciarsi su un caso riguardante la risoluzione per inadempimento promossa da una società; nel corso della prima udienza, il giudice aveva disposto procedersi alla mediazione delegata ex art. 5 comma 2 D.Lgs. 28/2010 nel termine di 15 giorni; termine tuttavia disatteso dalle parti, che avevano provveduto solo alla sua scadenza.

Sul punto il giudicante chiarisce che il mancato esperimento della mediazione, nel termine perentorio di 15 giorni, vizia irrimediabilmente il processo, impedendo l"emanazione di sentenza di merito. Si tratta, dunque, di un termine perentorio e non ordinatorio e, come tale, deve essere obbligatoriamente rispettato, in virtù della funzione che adempie e dello scopo che persegue.

Invero, la natura perentoria si desume, dalla stessa gravità della sanzione comminata, ovvero la improcedibilità della domanda per il mancato esperimento della mediazione nel termine su detto. Peraltro, con la decisione in commento si evidenzia come anche a voler ritenere la natura ordinatoria del termine in questione, in conseguenza del suo mancato rispetto verrebbe disposta la medesima sanzione.

Ciò che conta è, invece, l"effettiva attivazione della procedura conciliativa, non sussistendo alcun meccanismo di sanatoria applicabile al tardivo avvio del procedimento; la mancata proposizione tempestiva (come nel caso di specie) dell'istanza di proroga - precisa il Tribunale - comporta inevitabilmente la decadenza della relativa facoltà processuale.



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