Legislazione e Giurisprudenza, Successioni, donazioni -  Redazione P&D - 2014-11-14

ISTANZA DI VERIFICAZIONE: SACRALITA NON NELLA FORMA MA NELLA SOSTANZA - Cass. sez. II Civile, n. 22078/14 - I. FORTINA

- testamento olografo

- istanza di verificazione ex art. 216 c.p.c.

- onere di allegazione dei documenti di comparazione

L"ambito successorio fa" da sfondo al ben più dibattuto tema della verificazione della sottoscrizione apposta in calce ad un testamento olografo e della conseguente validità del medesimo.

Il caso sottoposto all"esame degli Ermellini prende le mosse proprio dalla divisione ereditaria contenuta in un testamento, presuntivamente redatto da una madre, nei confronti di tre figli. Divisione che, neanche a dirlo, distribuiva il carico ereditario in parti diseguali.

Quello che contesta uno dei fratelli - convenuto in giudizio dagli altri due - è, per l"appunto, l"autenticità della firma apposta al testamento, sostenendo che la stessa non appartenesse alla madre eccependo al contempo la mancata proposizione da parte degli attori dell"istanza di verificazione del testamento in oggetto.

Istanza che veniva comunque accolta dal giudice di prime che la riteneva implicitamente proposta nella memoria ex art. 183, u.c., c.p.c. . In forza di tale convincimento il tribunale considerava valido ed efficace il testamento olografo de quo e le disposizioni ivi contenute.

Decisione che però veniva ribaltata in sede di gravame in quanto la Corte d"Appello riteneva inammissibile l"istanza di verificazione in oggetto poiché non proposta "in modo non equivoco".

Secondo quanto sostenuto dai giudici del gravame, l"istanza avrebbe dovuto essere espressamente proposta e completa dell"originale del testamento nonché delle relative scritture di comparazione, concludendo per l"inutilizzabilità degli atti e dei documenti prodotti e dichiarando, al contempo, la devoluzione dell"eredità in parti uguali nei confronti degli eredi.

La questione giunge dunque alla Corte di Cassazione.

L"attenzione dei giudici di legittimità viene focalizzata su due punti essenziali: da un lato la (valida) proposizione di un"istanza di verificazione di scrittura privata e dall"altro l"allegazione documentale necessaria alla comparazione.

Secondo quanto rilevato dalla Suprema Corte, ai fini di una valida proposizione dell"istanza di verificazione non è necessaria una espressa richiesta in tal senso avanzata dalla parte che intende avvalersi di detta scrittura. A tal fine è sufficiente che il complessivo comportamento delle parti faccia desumere la volontà delle stesse di avvalersi della scrittura oggetto di disconoscimento e, quindi, la loro volontà di proporre - seppur implicitamente - istanza di verificazione ai sensi dell"art. 216 c.p.c. .

E ciò proprio in considerazione del comportamento processuale assunto dalle parti che insistevano per l"accoglimento delle loro pretese ereditarie fondate proprio sull"autenticità del testamento redatto. Comportamento questo che, a detta della Corte, equivale ad una proposizione implicita dell"istanza di verificazione.

In forza di quanto disposto dall"art. 216 c.p.c., però, l"istanza in oggetto deve essere accompagnata dalla documentazione di comparazione. Documentazione che, nel caso di specie, non è stata validamente allegata dagli attori.

Gli stessi, infatti, sostenevano di aver assolto a tale onere attraverso la produzione di una perizia grafologica di parte in cui vi erano allegate le scritture di comparazione. Documento che nel suo insieme costituiva un tutt"uno.

Anche su tale punto si sono pronunciati gli Ermellini concludendo però per la mancata allegazione delle scritture di comparazione ad opera delle parti.

Ed invero, secondo quanto si legge nella sentenza in commento, l"allegazione di documenti necessari alla comparazione deve essere a ciò preposta; devono necessariamente essere prodotti e indicati i documenti che si intendono offrire in comunicazione per tale scopo al Giudice ed alla controparte. Assolvimento che viene definito dalla Suprema Corte come "onere imprescindibile".

L"allegazione documentale alla perizia di parte non assolve all"adempimento previsto dall"art. 216 c.p.c. proprio in considerazione del fatto che una perizia è non solo eventuale ma anche successiva alla proposizione dell"istanza di verificazione ed, in ogni caso, non conforme alla prescrizione normativa.

Deve infine rilevarsi un ultimo punto: la mancata produzione dell"originale del testamento olografo, necessaria ed imprescindibile alla procedura di verificazione eventualmente richiesta.

Dall"analisi della sentenza in commento, quindi, emerge chiaramente che ai fini di una valida proposizione di istanza di verificazione ai sensi e per gli effetti dell"art. 216 c.p.c. non sono necessarie formule sacramentali quando la stessa può essere desunta dal comportamento processuale delle parti che intendono in ogni caso valersi della scrittura anche in presenza di un disconoscimento operato da controparte. Detta volontà è implicita come implicita deve considerarsi la proposizione di un"istanza in tal senso ma, in ogni caso, deve ritenersi validamente proposta.

Rimane però onere della parte istante quello di indicare o produrre i mezzi di prova - da identificarsi con le scritture di comparazione - necessarie ai fini del procedimento medesimo.

Questo dunque il principio enunciato dalla Corte che rigetta il ricorso proposto con la conseguente inutilizzabilità del testamento olografo oggetto di giudizio e delle disposizioni ivi statuite.



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