Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2015-07-23

ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE E NOZIONE DI ALTRA 'UTILITA' - Cass. Pen. 31902/15 - F.M. BERNICCHI

- Diritto penale

- Reato: istigazione alla corruzione

- La nozione di utilità comprende anche 'proposta di fornire rivelazioni'

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (sez. II Penale, sentenza 9 – 21 luglio 2015, n. 31902) relativa al tema dell" istigazione alla corruzione e il concetto di utilità che promana dallo stesso tenore dell"articolo.

Il fatto, in breve: con sentenza del Novembre 2014, la Corte di Appello di Roma confermava la sentenza emessa in data 22/01/2014 dal Tribunale della medesima città nella parte in cui aveva ritenuto H.A., colpevole, fra l'altro, dei reati di rapina impropria aggravata ed istigazione alla corruzione. Egli, infatti, aveva offerto agli agenti della "Polfer", per indurli a non procedere all'arresto obbligatorio, «una imprecisata somma di denaro e anche di fornire rivelazioni che avrebbero consentito di sgominare una banda di marocchini dedita allo spaccio di stupefacenti su larga scala».

L"imputata contro tale sentenza proponeva ricorso per Cassazione deducendo i seguenti motivi:

violazione dell'art. 322 cod. Pen. per non avere la Corte adeguatamente motivato sulla idoneità dell'offerta secondo gli indici indicati dalla Corte di legittimità;

violazione dell'art. 62 bis cod. Pen. per non avere la Corte, nel negare le suddette attenuanti, considerato le condizioni personali dell'imputata.

Per la Corte di Cassazione, infatti, la nozione di "altra utilità", quale oggetto della dazione o promessa, ricomprende "qualsiasi vantaggio materiale o morale, patrimoniale o non patrimoniale, che abbia valore per il pubblico agente, e quindi anche qualsiasi prestazione di fare o non fare; allo stesso proposito è stato affermato che nella nozione rientrano tutti quel vantaggi sociali le cui ricadute patrimoniali siano mediate e indirette" (Sez. 6, Sentenza n. 24656 del 18/06/2010 Cc. Rv. 248001): Cass. 29789/2013 Rv. 255617; Cass. 45847/2014 Rv. 260822;

- quanto, invece, alla idoneità dell'offerta, si ritiene che l'offerta corruttiva debba essere tale da indurre il destinatario al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio; idoneità che va valutata con un giudizio ex ante che tenga conto dell'entità dei compenso, delle qualità personali del destinatario e della sua posizione economica e che deve essere tale da determinare una rilevante probabilità di causare un turbamento psichico nel pubblico ufficiale, sì che sorga il pericolo dell'accettazione dell'offerta (Cass. 5439/1989 Rv. 184039; Cass. 3176/2012 Rv. 251577); di conseguenza, il reato può essere escluso solo se manchi l'idoneità potenziale dell'offerta o della promessa a conseguire lo scopo perseguito dall'autore, non rilevando la tenuità della somma di denaro offerta, che, in ogni caso, non si connoti dei caratteri della assoluta risibilità e la relativa indagine costituisce apprezzamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità (Cass. 28311/2003 Rv. 225758; Cass. 21095/2004 riv 229022, che ha ribadito che non è necessario perciò che l'offerta abbia una giustificazione, ne' che sia specificata l'utilità promessa, ne' quantificata la somma di denaro, essendo sufficiente la prospettazione, da parte dell'agente, dello scambio illecito.
In punto di fatto, la Corte ha disatteso la doglianza difensiva rilevando che «nel caso di specie, la doi4p'(a non solo ha offerto una somma di denaro ma si è anche detta pronta a fornire rivelazioni utili a sgominare una banda di spacciatori con ciò fornendo precisi e concreti elementi tali da indurre gli agenti di polizia a potere astrattamente accettare l'offerta, venendo meno all'arresto».
1.3. La suddetta motivazione, contrariamente a quanto ritento dalla ricorrente, non è affatto carente.
La Corte, infatti, ha individuato due "offerte" corruttive: a) la dazione di denaro; b) la possibilità di fornire rivelazioni che avrebbero consentito di sgominare una banda di spacciatori ed ha ritenuto che, entrambe, fossero potenzialmente idonee.

Queste due offerte devono sicuramente essere considerare "idonee": sul punto, invero, la stessa ricorrente, al di là che invocare la suddetta notoria giurisprudenza di legittimità, non si è peritata di spiegare le ragioni per cui non avrebbe avuto la possibilità di offrire una somma di denaro, e, soprattutto, in considerazione dell'ambiente in cui vive, per quali ragioni non sarebbe stata in grado di fornire utili indicazioni su una banda di spacciatori: il ricorso, quindi, sotto questo profilo, deve ritenersi generico.

Deve, infatti, ritenersi che anche la suddetta offerta rientri nell'ampio concetto di "utilità" di cui si è detto, proprio perché, notoriamente, le operazioni di polizia, possono far conseguire, agli agenti che le effettuano, vantaggi sia diretti che indiretti sia pure in termini di carriera.



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