Legislazione e Giurisprudenza, Diritti e doveri del lavoratore -  Cardani Valentina - 2015-09-27

JOBS ACT: LA DISCIPLINA DEI CONTROLLI A DISTANZA - V. CARDANI

- Jobs Act

- Art. 4 Lg. 300/1970

- Controlli a distanza



Una delle norme che ha certamente fatto più discutere in sede di approvazione degli ultimi decreti attuativi del cd. "piano lavoro", è senza dubbio quella in materia di "controlli a distanza".

Il datore di lavoro, in pratica, potrebbe controllare il proprio dipendente anche facendo uso di tecnologie che consentano di verificare l'operato di quest'ultimo.

La disciplina in materia è contenuta nell'art. 23 del d.lgs. 151/15 dello scorso 14 settembre (ed entrato in vigore il 23 settembre), che ha modificato l'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.

Se in precedenza la regola era il divieto di operare controlli sull'operato del lavoratore mediante apparecchiature elettroniche idonee a tale scopo (così l'incipit dell'art. 4 nella sua formulazione ante riforma: "E' vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori") ora la prospettiva è decisamente mutata.

D'altronde, è innegabile come le nuove tecnologie oggi permeino la vita quotidiana e, conseguentemente, il rapporto di lavoro.

Molteplici sono state le pronunce dei Giudici, ad esempio, in materia di internet e lavoro: e così, può essere licenziato il lavoratore che sia stato colto mentre si collegava a facebook dal luogo di lavoro (Cass. Lav. 17 dicembre 2014-27 maggio 2015, n. 10955); ed ancora, può essere licenziato il lavoratore che "posti" su facebook commenti negativi circa l'azienda per cui lavori (Trib. Milano, ord. del 1 agosto 2014).

La nuova norma pertanto fa propria l'evoluzione degli strumenti tecnologici che, anche se non finalizzati direttamente al controllo del lavoratore, possano di fatto consentire il monitoraggio dell'attività del dipendente.

Pur non vietando tout court l'utilizzo di sistemi di controllo a distanza, la nuova formulazione dell'art. 4 Stat. Lav. pone precisi limiti.

Innanzitutto, recita la norma, "gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilita' di controllo a distanza dell'attivita' dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale".

Inoltre, i lavoratori devono essere informati in merito alle modalità con cui vengono condotti tali controlli e comunque la loro predisposizione è soggetta alla previa stipula di accordi con le RSA e RSU, ovvero con le organizzazioni sindacali "comparativamente più rappresentative".

In difetto di accordo, i controlli a distanza possono essere effettuati anche previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o del Ministero del lavoro.

In sostanza, il datore di lavoro potrebbe controllare l'utilizzo, ad esempio, del telefono personale del dipendente per verificare che non si intrattenga in telefonate personali sul luogo di lavoro.

Evidenti sono le implicazioni con il diritto alla privacy ed al rispetto della vita privata del lavoratore, per cui sarà necessario trovare un equilibrio tra le opposte esigenze.

Una piccola parentesi merita poi l'argomento "facebook": in questo caso, la pagina, seppur personale del dipendente, assume caratteri di pubblicità per via della diffusione tramite internet e ciò per volontà del dipendente stesso.

Pertanto, il fatto che l'azienda "controlli" il profilo facebook dei propri dipendenti non può di per sè considerarsi una violazione della privacy, in quanto rientra nella facoltà della persona decidere se e cosa rendere pubblico ed affidare al web. I contenuti pubblicati sono potenzialmente disponibili a tutti, datore di lavoro compreso, con possibili ripercussioni anche in ambito lavorativo.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati