Changing Society, Intersezioni -  Redazione P&D - 2016-11-15

L' orco in canonica-Sara Costanzo

La prima volta che ho letto "L'Orco in canonica" l'ho fatto da lettrice curiosa e amica affezionata: tutto di seguito, come avevo promesso e in fondo come faccio sempre con i (pochi) romanzi che compro. Ho pensato che era intenso, scomodo, sorprendente e accattivante. Che al crescere delle forme e della forza della violenza provavo un senso di fastidio che era anche eccitante; che era difficile ammetterlo ma anche necessario se volevo riemergere da quel luogo oscuro. Che i personaggi erano vivi abbastanza da farti dimenticare che conosci la mano da cui sono nati ma che era terribilmente divertente ritrovare nel lessico dei protagonisti quei termini insoliti e peculiari che ti ricordano l'autore.

E ho sottolineato una frase.

"Entro un paio di settimane mi avrebbe fatto avere le prime cartelle, a me il compito di iniziare a sistemarle; i fatti e i diritti messi in ordine".

E' del professore che accompagnerà Anna in questa lenta risalita e poi, alla fine, quando tutto sembra lontano, sulla soglia di una nuova vita. E ho pensato a questo legame, cosi strano e inteso, ai margini della storia eppure dietro ogni riga. Ad una mia amica che andava a letto con il suo professore di filosofia dandogli del "lei" e a tutte quelle relazioni in cui intimità e distanza non possono fare a meno l'una dell'altra.

La seconda volta l'ho letto da psicologa: alla ricerca di un passaggio da raccontare durante la presentazione. E ho pensato che, sotto le vicende storiche del romanzo, le tappe di un abuso e di una guarigione c'erano tutte. Delineate con la delicatezza e la meticolosità di chi conosce gli strani percorsi della mente.

E ho scelto un momento.

"Volgeva al termine la conversazione- mai ad un estraneo aveva raccontato tanto".

Quando il mondo di Anna (con le sue domande piccole e le sue riflessioni sulla Vita, con la fede semplice e scontata in cui è cresciuta, con la voglia di dare voce ad un'altra parte di sé) incontra quello di Don Fulvio. Quando vengono gettati  i semi della futura immobilità, della seduzione, della  rabbia e del sadismo che accompagna la violenza.

E ho pensato che c'è sempre un momento in cui tutto comincia. Nel bene e nel male. Accade quando ti innamori o quando ti accorgi che qualcosa è definitivamente finito; quando decidi che devi restare o che non puoi fare altro che cambiare. C'è un momento, nello spazio e nel tempo. Che segna il terreno, che delinea le promesse e, più o meno esplicitamente, ne stabilisce il prezzo.

In questa storia, don Fulvio sembra ad Anna l'unico in grado di traghettarla verso nuove consapevolezze, verso se stessa ma anche verso la verità più ampia di cui si fa portavoce. Don Fulvio le promette qualcosa che sembra desiderabile: una Anna nuova, un cuore più puro e fermo. Un traguardo che solo la sofferenza può garantire. Un'idea del sacrificio che  ad Anna, in quel misto di fede e manipolazione, sembra del tutto plausibile.

La terza volta il libro l'ho sfogliato da credente. Mentre leggevo tutt'altro e si mescolavano nella mia vita problemi terreni e slanci spirituali. E ho pensato che quella di Anna è anche una storia di fede. Forse non in evidenza come avrei voluto ma presente e incisiva.

E ho ritrovato un'immagine.

"Vedere che una femminetta di otto anni piange, che ha contro di sé qualcuno più forte di lei, un prete addirittura! Se una reazione manca vuol dire che non ci sei, là in alto, comunque vuol dire che non te ne importa niente; il che significa che non sei un vero Dio".

La pronuncia Anna, quando la sua nuova vita sembra alle porte e diventa essenziale riconciliarsi con il passato, Dio compreso. E ho pensato che ogni credente, almeno una volta nella vita, ha sentito nel cuore questa domanda. Che non è presa d'atto di una assenza ma quella preghiera intensa e disperata di Gesù sulla croce: Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato? E ho pensato che è una domanda che illumina (in sottofondo) la logica, tutta umana della compensazione tra bene e male che guida Anna nel perdono. E mi è sembrato un bel finale.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati