Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-05-06

LA C.D. INSIDIA O TRABOCCHETTO: BASTA CON PREVEDIBILITÀ ED EVITABILITÀ – Cass. 8282/14 – Roberto BOTTERO

Con una pronuncia sintetica ma dai contenuti chiari e condivisibili, la suprema Corte torna ad occuparsi della vexata questio relativa agli oneri probatori in tema di responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c. là dove l"utente abbia avuto la sciagura di subire un danno sul sedime pubblico.

Rileva la Corte:

"Sono principi consolidati nella giurisprudenza della Corte di cassazione in tema di danni da cose in custodia i seguenti.

La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prevista dall"articolo 2051 c.c., ha carattere oggettivo e perché" possa configurarsi in concreto e" sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l"osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, in quanto la nozione di custodia nel caso rilevante non presuppone, ne" implica, uno specifico obbligo di custodire analogo a quello previsto per il depositario.

Funzione della norma e", d"altro canto, quella di imputare la responsabilità a chi si trova nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa, dovendo pertanto considerarsi custode chi di fatto ne controlla le modalità d"uso e di conservazione, e non necessariamente il proprietario o chi si trova con essa in relazione diretta.

Ne consegue che tale tipo di responsabilità è esclusa solamente dal caso fortuito (da intendersi nel senso più ampio, comprensivo del fatto del terzo e del fatto dello stesso danneggiato), fattore che attiene, non già ad un comportamento del custode (che è irrilevante), bensì al profilo causale dell"evento, riconducibile, non alla cosa che ne e" fonte immediata, ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell"imprevedibilità e dell"inevitabilità.

L"attore che agisce per il riconoscimento del danno ha, quindi, l"onere di provare l"esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l"evento lesivo, mentre il custode convenuto, per liberarsi dalla sua responsabilità, deve provare l"esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale (Cass. 19.2.2008 n. 4279; Cass. 19.5.2011 n. 1106; v. anche Cass. 11.3.2011 n. 5910). Con riferimento, poi, alla responsabilità della P.A. sui beni di sua proprietà, ivi comprese le strade, va ribadito che l"ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell"articolo 2051 c.c., dei sinistri causati dalla particolare conformazione della strada o delle sue pertinenze.

Tale responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, che può consistere, sia in una alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile ai conducenti nemmeno con l"uso dell"ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, consistita nell"omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, attraverso l"impropria utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato l"interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in custodia ed il danno (Cass. 13.3.2013 6306; Cass. 5.2.2013 n. 2660; Cass. 18.10.2011 n. 2108; Cass. 25.5.2010 n. 12695; Cass. 7.4.2010 n. 8229; Cass. 20.11.2009 n. 24529; Cass. 19.11.2009 n. 24419; Cass. 25.7.2008 n. 20247; v. anche Cass. 28.9.2012 n. 16542)".

E sin qui, sostanzialmente la pronuncia non si discosta molto da decisioni simili.

Merita tuttavia di essere segnalata per due ordini di ragioni.

La prima è che, con riferimento al comportamento del danneggiato, esige che questo, al fine di assumere rilievo interruttivo del nesso di causa, si caratterizzi:

a)      Nell"omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe

b)      Per un"impropria utilizzazione del bene pubblico

Quanto al rilievo sub a) appare evidente che il Giudice sembra essere chiamato ad operare un giudizio di prognosi postuma sulla scorta del modello penalistico ex artt. 40 – 41 c.p. verificando se, tenuta una certa condotta e/o osservate determinate cautele da parte dell"utente danneggiato, l"evento non si sarebbe verificato.

La questione resta problematica perché il modello di accertamento del nesso di causa civile si discosta, come noto, da quello di matrice penalistica: in concreto, un ragionamento di tipo presuntivo rischierebbe di sgravare il custode dei propri oneri probatori esattamente individuati al secondo comma dell"art. 2697 c.c.

Non è un caso, infatti, che la Corte chiarisca come il custode "deve provare l"esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva" e dunque anche quel comportamento e/o quelle cautele che, se adottate dal danneggiato, avrebbero ragionevolmente potuto evitare l"evento.

Non è infatti possibile richiamarsi a quelle "normali cautele esigibili in situazioni analoghe" senza allegare e provare in cosa debbano (o avrebbero dovuto) in concreto consistere nel caso di specie.

E il relativo onere probatorio non può che gravare sul custode convenuto che dovrà allegarle quali circostanze di fatto precise in chiave di eccezioni ex art. 2697 c.c. comma 2 c.c. dirette a paralizzare la domanda attorea.

Quanto al rilievo sub b), l"utilizzo improprio della cosa pubblica deve caratterizzarsi per un uso quantomeno difforme rispetto alla sua destinazione: "improprio" non già nel senso di genericamente "negligente", "imprudente" o "disattento" ma manifestamente contrario al suo normale utilizzo senza che l"evento dannoso possa essere assunto a prova ex se della colpa del danneggiato.

"Improprio", secondo il dizionario della lingua italiana, significa "caratterizzato da una difformità tra la natura della cosa e la sua utilizzazione": ed è dunque la difformità tra la natura della cosa e la sua utilizzazione da parte del danneggiato che il custode dovrà provare per andare esente da responsabilità senza limitarsi ad eccepire generici comportamenti colposi, disattenti o distratti.

La mera "disattenzione", "distrazione" e/o "negligenza" senza la concreta indicazione di specifici comportamenti del danneggiato veicola solo ipotesi e, si sa, nel campo delle ipotesi è tutto possibile, almeno astrattamente.

Ma il processo civile scandaglia fatti, non ipotesi o teoremi.

Il secondo profilo riguarda la prova relativa all"insidia e/o trabocchetto.

Troppe volte è dato leggere in numerose sentenze, sia merito che di legittimità, come il danneggiato non abbia assolto l"onere di provare l"esistenza della situazione anomala e/o le caratteristiche precise dell"insidia o trabochetto e/o la loro idoneità causale nella verificazione del sinistro.

Assunto questo che è regolarmente – quanto contraddittoriamente – preceduto dall"inquadramento della fattispecie nell"alveo dell"art. 2051 c.c.

Difatti, il trabocchetto e/o l"insidia sono elementi estranei alla fattispecie di cui all"art. 2051 c.c. bensì, quali creazioni di origine pretoria, unicamente indici sintomatici della colpa ex art. 2043 c.c., pacificamente irrilevante nelle forme di responsabilità oggettiva quale quella in esame.

Rileva la sentenza che si annota: "nella specie, pertanto, erroneamente la Corte di merito ha fondato la propria decisione sull"applicabilità della norma dell"articolo 2043 c.c. – trattandosi di sinistro avvenuto all"interno del perimetro urbano del Comune di Airola (Via (OMISSIS)) – verificando la sussistenza o meno della c.d. insidia o trabocchetto ed imponendo al danneggiato l"onere di provarne l"esistenza.

La fattispecie, invece, dovrà essere esaminata dal giudice del rinvio sulla base della norma dell"articolo 2051 c.c. e dei principi, anche in tema di prova, sopra enunciati".

Ne consegue che non potrà imporsi al danneggiato, che abbia correttamente proposto la domanda ex art. 2051 c.c., di fornire la prova relativa alle caratteristiche dell"insidia e/o trabocchetto[1] come le sue dimensioni e/o peculiarità perché altrimenti significherebbe reintrodurre un onere probatorio non previsto vale a dire la prova dell"esistenza dell"insidia e/o trabocchetto.

E" questo un approdo significativo perché consente di superare un ostacolo probatorio difficilmente superabile e che ha riflessi anche sulla questione della c.d. evitabilità e/o prevedibilità dell"insidia medesima.

Ovvio che, se questa non deve essere allegata e provata, non potrà addebitarsi all"utente di non averla evitata (e di essere dunque in colpa) perché prevedibile.

Se l"insidia o il trabocchetto sono elementi estranei alla fattispecie ex art. 2051 c.c. non si vede perché opporne la visibilità (e dunque l"evitabilità) al danneggiato che, dunque, solo per tale ragione verrebbe tacciato di versare in colpa (id est: caso fortuito esimente la responsabilità del custode).

Conclusioni, queste, coerenti con i rilievi svolti dalla pronuncia di merito indicata in nota: la mancata prova della c.d. insidia o trabocchetto da parte del danneggiato non può integrare la colpa del danneggiato e, quindi, il caso fortuito.

Diversamente opinando, quel che viene fatto uscire dalla porta rientrerebbe dalla finestra con il peso di una anomala presunzione di colpa a carico del danneggiato.

Torino, 6 maggio 2014


[1] In questo senso si era già espresso il Tribunale di Benevento con sentenza 30 dicembre 2011 n.1997 che correttamente rilevava: "…il danneggiato che invochi detta responsabilità non è, pertanto, onerato della dimostrazione della verificazione del danno in conseguenza dell"esistenza di una situazione qualificabile come insidia o trabocchetto, dovendo esclusivamente provare l"evento dannoso e l"esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l"evento suddetto (cf. Cass. Civile 1.10.2004, n.19653, Cass 5445/2000, Cass 3651/2006, Corte d"appello di Torino 28.3.2007 sez. III). Di contro il custode, anche quando si tratti di P.A., per liberarsi dalla presunzione di responsabilità per il danno cagionato dalla cosa, deve provare che esso si è verificato per caso fortuito, non ravvisabile come conseguenza della mancanza di prova, da parte del danneggiato, dell"esistenza dell"insidia" (grassetto e corsivo di chi scrive, n.d.r.).



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