Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Russo Paolo - 2014-01-28

LA CASSAZIONE E LA NUOVA CONSACRAZIONE DEL DANNO ESISTENZIALE – Cass. 1361/14 - Paolo RUSSO

Cassazione Civile, sez. III, 23.01.2014, numero 1361, Pres. Russo, Rel. Scarano – Ce l"abbiamo fatta: la Suprema Corte ormai lo dice espressamente, lo ribadisce nero su bianco, lo mette per iscritto, alla faccia di tutti i detrattori: "al contrario di quanto da alcuni dei primi commentatori sostenuto, e anche in giurisprudenza di legittimità a volte affermato, deve escludersi che le Sezioni Unite del 2008 abbiano negato la configurabilità e la rilevanza a fini risarcitori anche del c.d. danno esistenziale".

Il 2013 appena trascorso ha costituito, indubbiamente, un vero e proprio annus horribilis per i nemici del tertium genus di danno non patrimoniale, con la Suprema Corte tornata spesso, con decisione, sui propri passi, e pronta a concedere di nuovo, come era sacrosanto che fosse, una piena legittimazione al danno esistenziale nel nostro panorama risarcitorio.

Ebbene, l"anno vecchio è terminato da pochi giorni, e subito il 2014 è iniziato con il lancio (partito dalle stanze di Piazza Cavour) di una bomba atomica, ossia con il deposito di una pronuncia (quella in esame) che costituirà una vera e propria mazzata per quanti (compagnie assicuratrici in testa, luminari della dottrina in coda) si erano sciacquati ripetutamente la bocca vaneggiando circa una presunta irrisarcibilità del danno esistenziale, denigrato alla stregua di un inammissibile pseudo-duplicato del danno biologico, e, come tale, fonte e cagione di ingiustificate ed indebite duplicazioni risarcitorie.

Tale voce di pregiudizio invece esiste, eccome.

In tanti (da suo padre Paolo Cendon, fino all"ultimo dei fedelissimi) lo abbiamo difeso, anche quando appariva, probabilmente, indifendibile.

Lo abbiamo protetto, aiutati anche (per fortuna) da giudici di merito che, sin dal giorno successivo rispetto al deposito delle famigerate Sentenze di San Martino, avevano mostrato - con coerenza - di sapersi smarcare dalle prime, affrettate, interpretazioni a caldo delle pronunce novembrine, consentendo al tertium genus di risorgere come l"araba fenice.

Abbiamo continuato a definirlo, a chiamarlo per nome.

Gli siamo rimasti fedeli, nonostante tutti gli attacchi.

Ed ora, consentiteci questa soddisfazione, esternata per mezzo di espressioni forti, volutamente sopra le righe.

Il danno non patrimoniale, insomma, ha natura composita, dice la Cassazione, e si articola in una pluralità di aspetti (o voci), quali il danno biologico, il danno morale, il danno esistenziale.

E" indefettibile la necessità che nessuno di tali aspetti rimanga privo di ristoro, ed è necessario prenderli tutti in considerazione, per evitare un vuoto risarcitorio e, nello specifico, ai fini dell"ammontare complessivo del risarcimento conseguentemente dovuto al danneggiato.

Il danno esistenziale, che si distingue dal danno biologico e morale, concorre con essi a compendiare il contenuto della categoria del danno non patrimoniale.

In presenza di reato, il "non poter più fare come prima" è infatti risarcibile, ove costituisca conseguenza della lesione di un interesse giuridicamente protetto, desunto dall"ordinamento positivo, ivi comprese le Convenzioni internazionali, e ciò purchè sussista il requisito dell"ingiustizia generica secondo l"art. 2043 c.c., la tutela penale costituendo sicuro indice di rilevanza dell"interesse leso.

In assenza di reato, e al di fuori dei casi determinati dalla legge, i pregiudizi esistenziali sono risarcibili, purchè conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona (come in caso di sconvolgimento della vita familiare provocato dalla perdita di un congiunto: in quel caso, il pregiudizio consegue alla lesione dei diritti inviolabili della famiglia sanciti dagli articoli 2, 29 e 30 della Costituzione).

Ma anche altri danni esistenziali, attinenti alla sfera relazionale della persona, ma non conseguenti a lesione psicofisica, e quindi non rientranti nell"ambito del danno biologico, sono risarcibili se conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona diverso dal diritto alla integrità psicofisica.

Il danno esistenziale, ci rammentano ancora gli ermellini, consiste nel pregiudizio di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini di vita e gli assetti relazionali che gli erano propri, inducendolo a scelte di vita diversa quanto alla espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.

In altri termini, nel danno sostanziantesi nei riflessi pregiudizievoli prodotti nella vita del danneggiato attraverso una negativa alterazione dello stile di vita.

Perché possa essere risarcito, è necessario che la lesione riverberi sul soggetto danneggiato in termini tali da alterarne la personalità, inducendolo a cambiare stile di vita, in senso ovviamente peggiorativo rispetto alle scelte che avrebbe adottato se non si fosse verificato l"evento.

In conclusione (la sentenza è lunghissima, meriterà molti altri approfondimenti), ciò che connota peculiarmente il danno esistenziale è l"alterazione/cambiamento della personalità del soggetto, lo sconvolgimento dell"esistenza, foriero di importanti cambiamenti e di scelte di vita diverse, e ciò lo caratterizza in termini di autonomia rispetto sia alla nozione di danno morale sia a quella di danno biologico.

Il danno esistenziale, mai morto, è tornato forte e pieno di salute; un giovane gatto dalle sette vite…!



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