Controluce, Licenziamento -  Crovetto Monica - 2013-11-29

LA CASSIERA RUBAPUNTI VA LICENZIATA - Cass. Lav. 24588/2013 - Monica CROVETTO

La Suprema Corte torna ad occuparsi di una lavoratrice che accumulava i punti guadagnati dai clienti con gli acquisti. Sia il Tribunale che la Corte territorile ritenevano fondato il licenziamento a fronte della grave violazione del dovere fondamentale di cui all'art. 2014, co. 2, cod. civ., avendo riscontrato una "reiterata e sistematica inosservanza di disposizioni impartite dal datore di lavoro e dai suoi collaboratori". La Corte d'Appello aveva dunque ritenuta proporzionata la sanzione espulsiva avendo la dipendente "per lungo tempo operato in dispregio delle direttive aziendali, e ciò anche in considerazione del tipo di mansioni affidate (cassiera), condotta che aveva inciso quindi in modo irrimediabile il vincolo fiduciario". La Cassazione avalla le conclusioni dei giudici di merito, rilevando che la lavoratrice aveva usato "in modo improprio" la carta promozionale in suo possesso, accumulando sulla stessa i punti maturati dai clienti sprovvisti della carta medesima e ritirando diversi premi messi in palio dal datore di lavoro nel corso di un triennio. La sentenza va segnalata anche perchè si inserisce nel consolidato indirizzo giurisprudenziale che ritiene non necessaria - ai fini di considerare legittima la sanzione disciplinare comminata - l'affissione del codice disciplinare nel luogo di lavoro, così come previsto dall'art. 7, co. 1, dello Statuto dei Lavoratori (legge n. 300/1970), rientrante il caso di specie nell'ipotesi di "situazione contraria all'etica comune o comunque concretizzante violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro". La giurisprudenza ormai prevalente ritiene infatti che "in tema sanzioni disciplinari, nell'ambito del rapporto di lavoro, il principio di tassatività degli illeciti non può essere inteso nel senso rigoroso, imposto per gli illeciti penali dall'art. 25, comma secondo, Cost., dovendosi, invece, distinguere tra gli illeciti relativi alla violazione di prescrizioni strettamente attinenti all'organizzazione aziendale, per lo più ignote alla collettività e quindi conoscibili solo se espressamente previste ed inserite, perciò, nel c.d. 'codice disciplinare', e quelli costituiti da comportamenti manifestamente contrari agli interessi dell'impresa o dei lavoratori, per i quali non è necessaria la specifica inclusione nello stesso codice disciplinare, poichè, in questi ultimi casi che possono legittimare il recesso del datore di lavoro per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, il potere sanzionatorio deriva direttamente dalla legge (Cass. 23 agosto 2006 n. 18377)" (ripresa da Cass., sez. lav., n. 20270/2009 sempre in tema licenziamento di una cassiera rubapunti).



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