Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2015-12-09

LA CD. VIGILANZA ATTIVA DEL GIUDICE TUTELARE - Trib. Milano decr. 22/6/2015 - Valeria MAZZOTTA

Separazione, divorzio, cessazione della famiglia di fatto.

Il ruolo del Giudice Tutelare: in particolare, il potre di intervenire modificando le questioni di minor importanza o i profili meramente esecutivi.

Il potere di vigilanza attribuito dall"art. 337 c.c. al giudice tutelare concerne l'attuazione delle condizioni stabilite dal tribunale per l'esercizio della responsabilità genitoriale e non si estende all'attribuzione di poteri decisori che non siano meramente applicativi delle condizioni medesime, restando esclusa ogni statuizione modificativa di queste. Tuttavia, l"assenza di un potere di modifica riguarda solo le questioni di primaria importanza ossia l"affidamento, il collocamento e il quantum del mantenimento ma non anche le cd. questioni accessorie o meramente esecutive nell"ambito delle quali va inclusa la cornice dei tempi di frequentazione tra prole e genitori.

Il Tribunale di Milano, relatore Dott. Buffone, con un decreto del 22 giugno 2015, richiama un nuovo principio che si sta progressivamente diffondendo in giurisprudenza, vale a dire la funzione di cd. "vigilanza attiva" del Giudice Tutelare.

Ricordiamo che a norma dell"art. 337 c.c. "Il giudice tutelare deve vigilare sull'osservanza delle condizioni che il tribunale abbia stabilite per l'esercizio della potestà (oggi responsabilità genitoriale) e per l'amministrazione dei beni". La disposizione non attribuisce al Giudice Tutelare nessun poter decisorio. Ma allorchè occorra intervenire decidendo sulle modalità di applicazione delle condizioni stabilite dal Tribunale in tema di responsabilità genitoriale, senza modificare alcunché, il Giudice è legittimato a farlo.

Secondo il nuovo orientamento di cui la pronuncia in esame è espressione, qualora non penda alcun procedimento e si debba dare attuazione alle disposizioni previste con le sentenze di separazione o divorzio o di modifica delle relative condizioni, residua in realtà in capo al Giudice Tutelare anche un potere di modifica relativamente alle questioni accessorie o meramente esecutive, ad esclusione quindi solo delle questioni di primaria importanza ossia l"affidamento, il collocamento e il

quantum del mantenimento (relativamente alle quali lo strumento utilizzabile è quello della modifica delle condizioni di separazione o divorzio). Tale potere di modifica è quindi funzionale all"applicazione concreta del regime previsto nella precedente fase di cognizione.

Si pensi quindi a tutto il contenzioso inerente i tempi di frequentazione genitori/figli (a cui si riferisce peraltro il decreto in commento), questione sempre "calda" e fonte di grande litigiosità tra le parti, specie in prossimità dei periodi festivi, ma non solo. Il vantaggio di ricorrere al Giudice Tutelare anziché al Tribunale in composizione collegiale sta anche nel fatto che il procedimento, nel primo caso, è molto più veloce. E il Giudice nell"assumere la propria decisione, a norma dell"art. 344 c.c. "può chiedere l'assistenza degli organi della pubblica amministrazione e di tutti gli enti i cui scopi corrispondono alle sue funzioni": vale a dire, che può avvalersi dell"aiuto di deputati alla cura degli interessi contesi, i quali sono chiamati ad operare concretamente per agevolare le eventuali resistenze delle parti all'applicazione del regime previsto.



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