Articoli, saggi, Reato -  Redazione P&D - 2015-12-02

LA COLLUSION NEL POKER ONLINE: UN INQUADRAMENTO PENALE DIFFICOLTOSO - Luca LEIDI

Sommario: 1. Introduzione – 2. La fattispecie concreta – 3. Inquadramento giuridico penale – 4. La fattispecie astratta ex art. 640 c.p. – 5. Conclusioni

1.   Introduzione

Recentemente, mi è stata chiesto un parere sulle eventuali conseguenze penali della c.d. "collusion" in tema di poker online.

Il caso: un ragazzo riceve una email dallo staff della Poker Room su cui gioca, nella quale viene avvisato di indagini sul suo conto in merito a delle giocate sospette che gli vengono ben descritte nella stessa comunicazione. Lo staff chiede contestualmente spiegazioni sul suo modus operandi. Successivamente, a seguito delle indagini effettuate, gli viene comunicato la squalifica per tre anni dalla piattaforma digitale e la confisca del denaro rimasto nel suo account per rimborsare i giocatori danneggiati dal suo gioco scorretto. Al contempo, lo staff gli intima di astenersi dal creare un nuovo account e/o di giocare con il conto di qualcun altro giocatore, aggiungendo che qualsiasi conto dallo stesso utilizzato sarà soggetto alla chiusura dello stesso senza alcun preavviso ed i relativi fondi verranno confiscati.

2.   La fattispecie concreta

La questione di un corretto inquadramento giuridico delle conseguenze (penalmente rilevanti?) di una tale condotta, non può prescindere da una preventiva disamina delle peculiarità caratterizzanti la collusion.

Quando due o più giocatori collaborano al tavolo per ottenere un vantaggio competitivo ingiusto sugli avversari, i quali  ovviamente sono all"oscuro di tale coalizione, si ricade nella cosiddetta "collusion", o, tradotto letteralmente, collusione. Si può manifestare in diversi modi: si ricade nella "signalling" quando ci si comunica segretamente il contenuto delle proprie carte attraverso lo scambio di informazioni tra i due complici; quando un giocatore evita volontariamente di scontrarsi con un altro, la collusion prende il nome di "soft-playing"; può manifestarsi ancora sotto forma di "chip-dumping", ovvero quando si perde volontariamente chips a vantaggio di un giocatore con stack (patrimonio) più piccolo, in modo da finire entrambi a premio; oppure si commette "whipsawing" quando i due complici pongono in essere una serie di rilanci e contro rilanci  per spaventare o incastrare i restanti giocatori. Generalmente parlando, il fenomeno della collusion è presente ogni qualvolta un player gioca in maniera differente con uno o più giocatori rispetto agli altri.

Data la crescita esponenziale del gioco online, i giocatori devono fare affidamento alle poker rooms ed essere certi che quest"ultime monitorino e proteggano l"equità del gioco online. È quasi impossibile per i gestori di siti internet di poker fermare completamente questa forma di inganno, dato che chi pratica la collusion potrebbe utilizzare utilizzare programmi di instant messaging, come dispositivi mobili, Skype o MSN, per comunicare. Un giocatore online d"altronde non ha nessuna idea di chi siano gli altri avversari che sono seduti con lui al tavolo da poker. Nonostante ciò, la collusion è senza dubbio una forma di inganno ed i termini e le condizioni regolamentari di tutte le poker rooms stabiliscono chiaramente che prenderanno misure drastiche contro i giocatori che barano. Tali provvedimenti possono consistere in meri avvertimenti, restrizioni relative al gioco con altri giocatori, congelamento dei fondi, chiusura dell"account digitale ed, infine, "ogni altro provvedimento che la poker room riterrà appropriato". Questa ultima locuzione – comune a più di un regolamento di poker rooms diverse – potrebbe bene far intuire la possibilità che il gestore del sito possa arrivare fino ad adire gli organi giudiziari.

3.   Inquadramento giuridico penale

Tutte le fattispecie sopra descritte, rientranti nel termine lato di collusion, sono caratterizzate da condotte che difficilmente saranno penalmente rilevanti (esclusa la fattispecie per cui il chip dumping si utilizzi per riciclare denaro sporco). Si è detto che la traduzione di tale termine in collusione è giuridicamente impropria. Letteralmente, con il termine collusione si denota quell"accordo fraudolento che una parte stabilisce con la parte avversa per ottenere vantaggi. Giuridicamente, però, il reato di collusione si riferisce rispettivamente (e solo!) alla turbata libertà degli incanti ex art.353 c.p., e al patrocinio o consulenza infedele ex art.380 c.p.. Ben si può evidenziare che queste due fattispecie di reato non possono essere utili al corretto inquadramento penale della fattispecie della collusion a poker: il primo è un reato che non può configurarsi al di fuori delle ipotesi tassativamente previste del pubblico incanto e della licitazione privata – Cass. Pen. 11665/1998; il secondo è un c.d. "reato proprio", potendo essere commesso soltanto da chi detenga la qualità inscindibile di patrocinatore o consulente tecnico – Cass. Pen. 45992/2007. Per cui, salvo la traduzione letterale, tali due fattispecie appaiono chiaramente avulse dalla condotta concreta oggetto del presente studio.

4.   La fattispecie astratta ex art.640 c.p.

Maggiori dubbi sull"inquadramento penale della collusion scaturiscono dal raffronto con l"art.640 c.p., secondo cui "chiunque, con artifici o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno". A ben vedere, e fino a prova contraria, la collusion non sembra inquadrarsi neanche con il reato della truffa comune. Come denota la dottrina più attenta (F.Mantovani, Diritto Penale. Delitti contro il patrimonio, Cedam, 2012, p.198), l"evento caratterizzante il reato ex art.640 c.p. è quadruplice, in quanto la condotta ingannatoria deve essere causa di quattro progressivi effetti: dell"altrui stato di errore; del compimento dell"atto di disposizione patrimoniale da parte del soggetto ingannato; del danno altrui; del profitto ingiusto.

Il primo ed il secondo effetto meritano una trattazione unitaria, in quanto si deve rivolgere l"attenzione all"elemento oggettivo del reato, ovvero l"induzione in errore mediante artifizi o raggiri. L"attuale formula legislativa non si accontenta di una induzione in errore comunque provocata, come invece in altri codici europei (ad es.: danese, norvegese, islandese). La giurisprudenza, da ultimo Cass. pen. 35807/2013, richiede, pur sempre, una condotta ingannatoria positiva (non basta il mero silenzio, la nuda menzogna, né l"approfittamento della ignoranza altrui), concretantesi alternativamente o cumulativamente in un artificio, il quale consiste in una alterazione della realtà esterna che crea una falsa apparenza materiale, o in un raggiro, ovvero in una menzogna corredata da ragionamenti idonei a farla scambiare per verità. Pare irragionevole sostenere che nella condotta collusiva ai tavoli ci sia una induzione "attiva" all'errore. Solitamente i soggetti in collusion si passano le fiches tra di loro, giocano pot multiway, ma come è possibile sostenere che qualcuno induca a sbagliare qualcun altro? Si deve ritenere che sostenere una tale tesi metterebbe in forte dubbio la legittimità del bluff (che letteralmente significa "inganno", ma si usa per indicare quel modo di giocare tale da far credere agli avversari di avere carte migliori di quelle effettive). Rammentando che la truffa comune è un reato a forma vincolata, l"assenza di un atto di disposizione patrimoniale esclude il reato di truffa, essendo quest"atto elemento costitutivo del reato stesso (Cass. Pen. 6022/2008). Secondo la giurisprudenza, Cass. Pen. 155/2011, l"atto di disposizione patrimoniale consiste in un atto volontario, causativo di un ingiusto profitto altrui a proprio danno determinato dall"errore indotto da una condotta artificiosa. A ben vedere, non si rinviene nella pratica della collusion nel poker online qualsivoglia atto di disposizione patrimoniale effettuata da un soggetto ad un altro. Tantomeno da parte dell"ingannato, rectius il soggetto vittima della collusione, direttamente in favore del soggetto agente. Difficile provare l"impoverimento effettivo dell"offeso; ancora più complesso sarà poi dimostrare la cooperazione di quest"ultimo alla condotta dell"agente.

La terza ragione, molto rilevante e di difficile realizzazione sul piano probatorio, consiste nella dimostrazione del danno altrui, il quale deve essere procurato dall"atto dispositivo provocato dall"inganno. Tale danno deve essere insito nell"atto stesso di diposizione patrimoniale, o comunque ad esso ricollegabile; inoltre, non può essere presunto. Come si può provare che, in seguito all"operazione di collusion, il giocatore ingannato avrebbe comunque – ed in ogni caso – evitato di subire il danno e/o avrebbe vinto la mano? La giurisprudenza, Cass. Pen. 10085/2008, richiede che ai fini dell"integrazione della fattispecie criminosa di truffa, occorre un effettivo depauperamento economico del soggetto passivo, nella forma del danno emergente e lucro cessante, e quindi avente contenuto necessariamente patrimoniale ed economico, consistendo in una lesione concreta – e non soltanto potenziale – che abbia l"effetto di produrre la perdita definitiva del bene da parte della stessa (Cass. Pen. 18762/2013).

Il quarto e ultimo effetto: il profitto ingiusto (inteso come qualsiasi utilità, incremento o vantaggio patrimoniale, anche a carattere non strettamente economico) deve derivare proprio dall"atto dispositivo provocato dall"inganno. Dove si rinviene il profitto dell"agente? Come si potrebbe dimostrare il nesso di causalità tra l"induzione in errore dell"agente, l"azione/errore della vittima e il profitto ingiustamente perseguito?

5.   Conclusioni

La collusion al tavolo verde, si è visto, è di difficile inquadramento penale. L"elemento oggettivo che inquadra il reato di truffa ex art.640 c.p., non parrebbe rinvenirsi nella condotta concreta sopra descritta. Come già ribadito, sembrerebbe arduo dimostrare sul piano probatorio quell"induzione in errore positiva richiesta dalla giurisprudenza. Sforzare l"inquadramento della fattispecie concreta (la collusion) nella fattispecie penale astratta (la truffa) comporterebbe il rischio di far rientrare anche la condotta del bluff, invece ben approvata – e da molti apprezzata – al tavolo verde. L"unica soluzione consisterebbe, preso atto della notevole diffusione di sistemi digitali in cui giocare a poker, di regolarizzare a livello legislativo una tale passione. Si deve ravvisare la necessità di una tale legislazione, soprattutto per quanto riguarda le numerose condotte che ricadono sotto il termine collusion, in primis a livello penale. In prospettiva comparata, in Inghilterra, l"ex ministro dello sport Lord Moyniham ha portato in Parlamento un emendamento con cui si propone di concedere maggiore potere alla polizia e ai tribunali per combattere le frodi in ambito sportivo (attività di collusion e di multi-accounting comprese), estendendo la potenziale pena per i players da due a dieci anni di reclusione. La ratio legis dell"emendamento è quella di preservare l"integrità degli eventi sportivi e di evitare atti di corruzione nello sport in generale. Secondo PokerFuse, nota rivista anglosassone di poker, l"iniziativa ha riscosso il consenso dell"opinione pubblica britannica.

Sarebbe auspicabile che anche nel nostro Paese venissero proposte leggi simili. Infatti, le poker room sono lasciate sole a combattere questi comportamenti moralmente deplorevoli che intaccano in modo subdolo il poker online. La speranza è che gli emendamenti di Lord Moynihan diventino presto legge e che il modello britannico dunque, da sempre attento nel combattere la collusione sportiva, possa essere seguito da altri stati europei, compreso il nostro.



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