Legislazione e Giurisprudenza, Asilo, rifugio -  Zorzini Alex - 2014-05-15

LA CORRETTA APPLICAZIONE DELLART. 19 T.U. IMMIGRAZIONE DA PARTE DEL G.DI PACE - Cass. civ., 8502/14 – A. D. ZORZINI

La frammentazione della disciplina dell"immigrazione in un coacervo di autorità amministrative e giudiziarie, tanto da richiamare l"ordinamento particolaristico medievale, è ben espresso dalla storia del cittadino nigeriano U.E.

1. Nella sua vicenda si sono succedute: la Commissione territoriale di Roma che ha rigettato la richiesta di protezione internazionale, il Tribunale di Roma che ha rigettato il successivo ricorso, il Prefetto di Prato che ha emesso il decreto di espulsione, il Giudice di pace di Prato presso cui è stato impugnato, il Ministero dell'Interno che si è costituito in giudizio, la Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso dell"Amministrazione, la Questura che, conseguentemente, dovrà rilasciare il permesso di soggiorno al nigeriano.

2. In particolare, il cittadino nigeriano ha avuto una nuova chance amministrativo-giudiziario avanti al Giudice di pace, conclusasi per lui in modo del tutto soddisfacente.

Se, infatti, il contenuto principale del diritto d"asilo è di non essere respinto e ricondotto nel paese di origine, obiettivo non conseguito né presso la Commissione territoriale, né presso il Tribunale, è stato il Giudice di pace di Prato a ritenere applicabile l"art. 19 T.U. Immigrazione che, per l"appunto, vieta l'espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.

3. La Cassazione ha confermato la pronuncia del giudice pratese sostenendo che:

- il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, in quanto il provvedimento del giudice di pace è fondato sul rilievo del divieto normativo di espulsione di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19;

- il giudice di pace ha riscontrato in via generale la notoria esistenza in Nigeria, paese di provenienza di U.E., di persecuzioni di carattere politico, sociale e religioso di cui l'odierno controricorrente è stato vittima e potrebbe continuare, in caso di rientro a seguito del provvedimento di espulsione, ad essere l'oggetto;

- il giudice di pace ha rilevato che U.E. è stato vittima di riti di voodificazione e vulnerazioni corporali riscontrate dal c.t.u. che rendono concreto il rischio di persecuzioni cui il provvedimento di espulsione esporrebbe l'odierno controricorrente;

- l'impugnazione dell'amministrazione controricorrente si incentra invece sull'esistenza di un giudicato relativo al rigetto della richiesta di protezione internazionale già avanzata da U. E. e sul carattere vincolato dell'emanazione del provvedimento di espulsione in assenza di un permesso di soggiorno laddove avrebbe dovuto censurare la ricognizione compiuta dal giudice di pace delle condizioni ostative all'emanazione del provvedimento di espulsione legate al pericolo dì persecuzioni nel paese di provenienza che la norma citata intende comunque scongiurare.



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