Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-05-20

LA CORTE DEI CONTI BACCHETTA I COMUNI SULLE DISMISSIONI – Corte C. Sardegna 25/14 – Alceste SANTUARI

La Sezione controllo per la Sardegna della Corte dei Conti, con propria delibera dell"11 aprile 2014, n. 25 ha approvato una corposa e dettagliata relazione recante "Monitoraggio delle società e degli organismi partecipati dai Comuni della Sardegna e ricognizione delle politiche amministrative". Soltanto la rubrica testé citata darebbe già la "cifra" dell"importanza di una simile relazione, che di seguito infatti si intende sintetizzare nelle sue parti relative alla gestione delle società partecipate dei comuni.

Oggetto della valutazione, tra l"altro, era la ricognizione che i comuni dovevano operare entro la fine dell"anno 2013, al fine di giustificare le loro partecipazioni ovvero l"intenzione di dismettere le stesse in organismi/società et similia. Soltanto una percentuale davvero bassa (54 su 352 totali, dai quali si devono escludere 25 comuni che hanno dichiarato di non possedere partecipazione alcuna) ha dichiarato di avere adottato la ricognizione di cui sopra, che a giudizio dei giudici contabili non sempre sono risultate adeguate.

Giova in questa sede ricordare che l"art. 3, commi 27 e seguenti della l. 24.12.2007, n. 244 stabiliva che entro il 1 gennaio 2011 gli enti locali dovevano eseguire una ricognizione formale delle rispettive partecipazioni societarie, mediante adozione di una delibera del consiglio comunale motivata e illustrata, avente la duplice finalità di autorizzare il mantenimento delle partecipazioni ammesse ovvero di cedere a terzi quelle vietate. Non si tratta di una delibera di poco conto, se si pone mente al fatto che con essa gli enti locali dovevano (devono) dimostrare l"interesse dell"ente locale e della comunità territoriale alla conservazione della società (o della partecipazione in essa), nonché la conformità del relativo oggetto sociale al perseguimento dei fini istituzionali dell"ente locale medesimo.

Poiché l"adempimento di cui alla l. 244 del 2007 è rimasto in molti casi lettera morta, il legislatore – come spesso accade nel nostro ordinamento giuridico – ha deciso di intervenire nuovamente: infatti, con il comma 559, art. 1, l. n. 147/2013 (legge di Stabilità 2014) ha previsto che, decorso il termine del 30 aprile 2014 (termine prorogato, per effetto della l. 16/2014 al 31 dicembre 2014), la partecipazione non consentita che non risulta alienata mediante procedura ad evidenza pubblica cessa a ogni effetto. Entro i 12 mesi successivi alla cessazione la società liquida in denaro il valore della quota al socio cessato in base ai criteri stabiliti dall"art. 2437-ter, secondo comma, c.c..

"Intasati" e compressi da molte altre incombenze (si pensi, per tutte, alla TASI di questi giorni), gli enti locali sembrano poco inclini ad adottare la delibera ricognitiva in oggetto. Si tratta, tuttavia, ci si permette di evidenziare, di un documento "programmatico" e strategico di particolare rilevanza per l"ente locale. Invero, attraverso la delibera non solo il comune è in grado di svolgere le opportune ed adeguate valutazioni e osservazioni circa le proprie società partecipate, rivedendone, se del caso, efficacia, efficienza, necessità e finanche di promuovere qualche revisione giuridico-organizzativa, ma è altresì l"occasione per attivare, laddove non previsto, ovvero di rafforzare laddove istituito l"apposito ufficio di controllo, monitoraggio, supervisione delle società partecipate. Si rammenta, in questo senso, che proprio la legge di stabilità 2014 sembra testimoniare un cambio di passo nella gestione delle società partecipate da parte degli enti locali: di esse ora più di prima gli enti locali sono ritenuti responsabili proprio attraverso lo strumento dei controlli. E quindi spetta ai comuni attrezzarsi di conseguenza.



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