Legislazione e Giurisprudenza, Colpevolezza imputabilità -  Mazzon Riccardo - 2013-07-22

LA CUSTODIA DEL BENE (STRADE, MA NON SOLO!) DA PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - RM

In argomento, i problemi interpretativi di maggior impegno nascono con riguardo ai beni demaniali sui quali è esercitato un uso ordinario generale e diretto da parte dei cittadini (demanio marittimo, fluviale, lacuale, strade, autostrade, strade ferrate), quando cioè l'estensione del bene stesso renda praticamente impossibile l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi, restando invece applicabile in relazione ai beni demaniali che, per la loro limitata estensione territoriale, consentono un'adeguata attività di vigilanza (nella fattispecie presa in considerazione dalla pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici del merito che aveva riconosciuto al privato, proprietario di una cappella gentilizia danneggiata dal crollo di un grosso albero esistente nei pressi, il diritto, nei confronti del comune - cui appartiene il bene demaniale " cimitero " con le sue accessioni, quali gli alberi ivi esistenti - al risarcimento del danno):

"poiché la discrezionalità della pubblica amministrazione, nella vigilanza e nel controllo dei beni demaniali, è delimitata dal principio neminem laedere, è configurabile la responsabilità della p.a. a norma dell'art. 2051 c.c. per il danno cagionato al privato da un bene demaniale atteso che questo essendo nella custodia dell'amministrazione medesima, rientra nel suo potere di vigilanza e controllo, il cui mancato o negligente esercizio, presunto dall'art. 2051 c.c., segna il limite del potere discrezionale di essa. Tale presunta responsabilità della p.a. trova limite soltanto con riguardo ai beni demaniali sui quali è esercitato un uso ordinario generale e diretto da parte dei cittadini (demanio marittimo, fluviale, lacuale, strade, autostrade, strade ferrate), quando cioè l'estensione del bene stesso renda praticamente impossibile l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi, restando invece applicabile in relazione ai beni demaniali che, per la loro limitata estensione territoriale, consentono un'adeguata attività di vigilanza" (Cass. Civ., sez. III, 21 gennaio 1987, n. 526, GCM, 1987, fasc. 1; FI, 1987, I, 786 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).).

In riferimento al demanio stradale, ad esempio, la possibilità concreta di esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla cosa, va valutata alla luce di tutta una serie di criteri, quali, con elencazione esemplificativa e non esaustiva, l'estensione della strada, la posizione, le dotazioni e i sistemi di assistenza che la connotano:

"la presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia prevista dall'art. 2051 c.c. non si applica, per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali, le volte in cui non sia possibile esercitare sul bene stesso la custodia intesa quale potere di fatto sulla cosa. In riferimento al demanio stradale, la possibilità concreta di esercitare tale potere va valutata alla luce di una serie di criteri, quali l'estensione della strada, la posizione, le dotazioni e i sistemi di assistenza che la connotano, per cui l'oggettiva impossibilità della custodia rende inapplicabile il citato art. 2051; tale impossibilità, peraltro, non sussiste quando l'evento dannoso si è verificato su un tratto di strada che in quel momento era in concreto oggetto di custodia o quando sia stata proprio l'attività compiuta dalla p.a. a rendere pericolosa la strada medesima" (Cass. Civ., sez. III, 22 aprile 2010, n. 9546, GCM, 2010, 4, 584; AGCSS, 2010, 7-8, 597).

Le variegate osservazioni testé riprese ben evidenziano come non risulti possibile, a priori, l'identificazione o l'elencazione di precisi criteri che consentano di definitivamente risolvere la questione circa la possibilità o meno, da parte della pubblica amministrazione, di esercitare il proprio potere custodiale sui beni demaniali o anche meramente patrimoniali: ultronee, se non addirittura errate, dunque, risultano essere le pronunce che, banalmente, ritengano, tout court, ad esempio, che "in caso di estensione del bene da mantenere o di uso diretto del bene da parte della collettività non operi il regime delle presunzioni della responsabilità per danni da cose in custodia":

"la responsabilità dell'amministrazione è limitata ai casi di pericolo oggettivamente non visibile e, soggettivamente imprevedibile, in quanto nell'uso delle strade pubbliche l'utente, in applicazione del principio di autoresponsabilità deve porre tutte le dovute attenzioni per salvaguardare la propria incolumità. Nel caso in cui si ipotizzi una inerzia colposa dell'amministrazione, essa non può di per sé integrare gli estremi della colpa, atteso che l'insidia si determina piuttosto per un apporto di eventi del tutto contingenti e fortuiti. Perché possa essere ritenuta colposa la condotta del responsabile, è necessario che essa si ricolleghi ad un evento dannoso non soltanto prevedibile, alla stregua di criteri di normalità media, ma anche evitabile da parte dell'amministrazione (nel caso in esame il tribunale non ha riconosciuto la responsabilità dell'amministrazione ai sensi degli art. 2051 c.c. e/o 2043 c.c. ritenendo che l'amministrazione non avesse apportato alcun apporto casuale autonomo).In caso di estensione del bene da mantenere o di uso diretto del bene da parte della collettività non opera il regime delle presunzioni della responsabilità per danni da cose in custodia" (Trib. Teramo 1 ottobre 2010, n. 131, GLAbruzzo, 2010).

Ciò non toglie che si possano, invece, individuare una serie di figure sintomatiche riguardanti la possibilità o meno, da parte dell'ente preposto, di custodire efficacemente il bene (la fattispecie concreta prodromica alla pronuncia che segue è, ad esempio, relativa a danno provocato da un animale selvatico ad un motociclista su una strada provinciale);

"la responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. non sussiste qualora emergano le figure sintomatiche dell'impossibilità, da parte della p.a., di esercitare un continuo ed efficace controllo sul bene demaniale, quali l'estensione del bene (nel caso di specie si trattava di una strada lunga diversi chilometri) e l'uso ordinario, generale e diretto da parte dei cittadini" (Trib. Tivoli 17 febbraio 2009, Redazione Giuffrè, 2009),

si pensi, ad esempio, non solo all'estensione del bene demaniale e all'utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi (si confronti anche l'interessante pronuncia che segue, con l'avvertenza che il caso fortuito è espressamente considerato, dal tribunale, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile bensì al profilo causale dell'evento, riconducibile non alla cosa ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell'oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiante),

"la responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia, anche nell'ipotesi di beni demaniali in effettiva custodia della P.A., ha carattere oggettivo e, pertanto, affinché tale responsabilità possa configurarsi in concreto, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, per cui tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito , senza che, peraltro, la presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, di cui all'art. 2051 c.c., possa applicarsi agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla stessa, circostanza che deve essere accertata in concreto essendo l'estensione del bene demaniale e l'utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi, solo figure sintomatiche dell'impossibilità della custodia da parte della P.A" (Trib. Piacenza 21 dicembre 2010, n. 900, GM, 2011, 2, 407),

ma anche, per contro, al fatto che il sinistro si sia consumato in un territorio circoscritto, come quello urbano di un Comune

"l'impossibilità di esercitare il potere di custodia da parte della Pubblica Amministrazione va valutata all'esito di un'indagine del giudice con riferimento al caso concreto: la notevole estensione del bene e l'uso generale e diretto da parte dei terzi non possono di per sé, puramente e semplicemente, fondare tale impossibilità, ma sono meri indici della stessa; all'opposto, è viceversa indice sintomatico della possibilità di custodia il fatto che il sinistro si sia consumato in un territorio circoscritto come quello urbano di un Comune ed all'interno della perimetrazione del centro abitato; pertanto, il Comune proprietario della strada risponde ex art. 2051 c.c., norma applicabile anche alla Pubblica Amministrazione, per un sinistro stradale causato dalla presenza di ghiaccio non segnalata, né oggetto di intervento manutentivo" (Trib. Varese 25 agosto 2010, n. 1111, GM, 2011, 5, 1278),

ovvero all'interno della perimetrazione del centro abitato (si veda anche la pronuncia che segue, con pronuncia che decide fattispecie relativa alla presenza sulla pubblica via di un tombino con un coperchio non adeguatamente ancorato, crollato sotto il peso di un passante, circostanza idonea a costituire un"insidia stradale, in quanto caratterizzata dalla concorrente presenza dell'elemento obiettivo della "non visibilità" e soggettivo della "non prevedibilità" dell"evento, apparendo contrario all'"id quod plerumque accidit" che sulla strada di un centro abitato possa franare sotto i piedi un supporto destinato al passaggio dei pedoni):

"l'obbligo di custodia della strada pubblica da parte del Comune, non può ritenersi escluso in ragione della mera demanialità del bene, della sua estensione e dell'uso generalizzato cui il medesimo è sottoposto da parte della collettività. Tali elementi, costituiscono, infatti, delle mere "figure sintomatiche" di un"impossibilità della custodia, che, tuttavia, trovano smentita ove la strada sia collocata all'interno del perimetro urbano, presidiato dall"autorità comunale, sulla cui scorta deve allora presumersi l'effettività del potere di controllo. Ne consegue che, ove non emerga la prova di un'obiettiva impossibilità di vigilanza della strada, il Comune è chiamato a rispondere dei danni causati ai terzi per omessa custodia ex art. 2051, c.c." (Trib. Bari, sez. III, 21 febbraio 2008, n. 438, Giurisprudenzabarese.it, 2008 – conforme – Trib. Bari, sez. III, 1 febbraio 2010, n. 318, Giurisprudenzabarese.it, 2010).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati