Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-04-10

LA FAVOLA DEGLI STUDENTI (con appendice su Panettone) – Francesco GAZZONI

1. Esami

Le Accademie musicali avevano il numero di studenti fuori corso più alto in assoluto e in relativo, in rapporto, cioè, a quelli in corso, essendo il refugium peccatorum di chi, ed era la maggioranza, non aveva particolari attitudini. Faceva dunque solo ridere lo Statuto della Homo Sapiens, il quale, all"art.5 n.3 così declamava: «Gli studenti hanno il dovere di partecipare, nei termini disciplinati dal Regolamento didattico di Ateneo, alle attività formative predisposte dalle strutture che organizzano il Corso di Studi al quale sono iscritti, di sottoporsi alle prove che danno luogo al conseguimento dei crediti formativi, nonché a quelle che consentono di valutare la qualità della formazione anche in termini comparativi con strutture didattiche similari, anche internazionali».

In altre parole (a prescindere dall"assurdità di un obbligo di frequenza, cui sarebbe dovuto corrispondere quello, per l"Accademia, di offrire aule e strutture in quantità sufficienti e non già miserrime come era sempre stato) gli studenti dovevano … studiare e sostenere gli esami. Era come se in Chiesa fosse stato affisso un cartello con il seguente invito: «Si prega di pregare!». Poiché, però, non si espelleva (chi non pregava, ma nemmeno) chi non frequentava, non studiava e non sosteneva gli esami, lo Statuto era solo l"ennesima riprova della stupidità della burocrazia e dei burocrati. La sua lettura era esilarante ed era la prova provata che lo sfascio dell"Accademia era giunta a livelli prima impensabili, sicché si credeva di risolvere i problemi moltiplicando organi, procedure, istanze, delibere, cioè dando il via libera alle chiacchiere inconcludenti.

L"Accademia avrebbe dovuto avere il solo scopo di sfornare laureati capaci di intendere e di volere, previa adeguata selezione, in linea con quanto prevedeva l"art.34 comma terzo Cost., a mente del quale avevano diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi solo «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi». Dunque non il censo, ma la capacità di apprendimento e il merito, dimostrati agli esami, avrebbero dovuto governare l"ingresso e la permanenza all"Accademia, sicché, ad esempio, si sarebbe dovuto espellere chi non avesse superato per tre volte lo stesso esame, al pari di chi non si fosse laureato, con un margine di tolleranza di sei mesi, nei termini previsti.

Erano bei tempi quelli in cui, nel libretto cartaceo, si scriveva il respinto e qualche Maestro Cantore scriveva anche il voto insufficiente conseguito. Ormai in Scienza musicale non si laureava solo chi non si voleva laureare, essendo diventati gli esami un vero e proprio simulacro, un fantasma di quel che fu ed era ormai solo un ricordo per gli anziani.

Till aveva iniziato a fare esami accanto al suo Maestro Nicolaus, il quale era attentissimo nel formare le sottocommissioni, cui si accedeva solo quando si superava l"esame del fare esami e  non era facile, con Nicolaus accanto a giudicarti. Till passò poi in sottocommissione con Pifferaio, che era il più severo, come Nicolaus accertò dopo attenta verifica dei respinti, ma bocciava con un"abilità diabolica nel convincere lo studente. Pifferaio fu il suo imprinting, che non lo abbandonò più, sicché se Till continuò poi a bocciare (sessantotto o non sessantotto) fino alla pensione, la colpa o il merito fu solo suo.

Il fatto è che, secondo Till, l"esame poteva essere superato solo se lo studente avesse dimostrato non già di aver studiato, ma di aver compreso quel che riferiva all"esame. Non era quindi solo una questione di preparazione a pappagallo, perché anche chi aveva una preparazione, per così dire, statica e non già dinamica, da comprensione, appunto, non era in grado di creare quei collegamenti minimi necessari per potersi muovere.

Questo insegnarono a Till prima Nicolaus e poi Pifferaio e a questo criterio egli si attenne sempre. Altri Maestri Cantori invece si accontentavano della prima risposta, quella mnemonica di superficie. Quando da aiutante era capo di una sottocommissione durante gli esami del Maestro Cantore Georgofilo (cui gli aiutanti di Nicolaus davano una mano) a Till capitò, come altro membro, un giovane poi diventato Presidente di un Alto Consesso, per il quale l"esame si sarebbe dovuto fermare, appunto, alla prima generica risposta, perché tutto il resto, a suo avviso, era solo "pettegolezzo". Inutile dire che Till si rifiutò di proseguire ad esaminare con costui accanto, ad innervosirlo con la sua ridicola superficialità.

Naturalmente gli studenti non erano per nulla contenti di essere esaminati dalla sottocommissione di Till. Un esempio dei sentimenti che egli ispirava loro è la seguente cartolina postale, inviatagli da Rocca di Cambio, dove lo studente villeggiava, dopo essere stato bocciato alla sessione estiva, visto che era stata spedita il 5 luglio.

La sa la differenza tra Lei e un sacchetto di merda?: «Il sacchetto!». Lei = merda. Chiaro?

Chiarissimo, pensò Till! Notevole, però, pur nella volgarità dell"espressione, era l"educazione dello studente e il suo rispetto per l"autorità, visto che non solo gli dava del lei, ma scritto con la maiuscola.

Till riconosceva che talvolta bocciava nervosamente, dopo aver ascoltato bestialità inaudite. Si chiedeva però chi sarebbe riuscito a mantenere la calma se lo studente, dopo aver infilato due o tre svarioni, avesse proposto l"inedita classificazione dei tempi musicali, secondo cui, da un lato, vi sarebbe il "presto" e, dall"altro, il "tardi".

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