Articoli, saggi, Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 2014-12-14

LA FAVOLA DEI FORMALISTI, DEGLI ANTIFORMALISTI E DEGLI INDIGNATI - Francesco GAZZONI

Uno dei momenti più importanti, se non il più importante, nella carriera dello studente universitario, era quello della scelta della materia per la tesi di laurea e quindi del professore che ne sarebbe stato il relatore. Lo studente Ciccio Gazza, preferendo le materie privatistiche, poteva scegliere tra i proff. Nicolaus e Similoro e poiché egli aveva conseguito il massimo dei voti sia nell"esame di Diritto dei privati che in quello di Diritto della civiltà sarebbe stato certamente accettato, come laureando, sia dall"uno, sia dall"altro. Non ebbe però dubbio alcuno nella scelta di Nicolaus, avendo seguito le lezioni di entrambi i professori.

Similoro usava toni seriosi e un po" tronfi, impartendo dall"alto e con degnazione una serie di ipse dixit, quasi si fosse in presenza del Verbo. Del resto non a caso di lui si diceva che camminasse come se al posto della testa avesse un ostensorio o, versione meno benevola e più volgare, come se fosse stato impalato. Era ben nota, anche agli studenti più informati, la battuta di Bigio : « E" tutto Similoro  e non oro quel che luce».

Nicolaus, al contrario, usava toni colloquiali, sminuzzando le spiegazioni in successivi passaggi, portando gli studenti per mano, passo dopo passo, verso la comprensione di istituti difficili per una matricola. Karl Kraus, che amava i paradossi, diceva che un artista è colui il quale fa, di una soluzione, un enigma. Degli idealisti, Salvemini diceva che in loro le idee entravano chiare e uscivano confuse. Di Nicolaus si poteva dire, viceversa, che non vi era complessità, difficoltà, situazione intricata di cui egli non riuscisse a parlare in termini chiari e comprensibili. Non a caso egli era uno dei più grandi, se non il più grande, tra gli avvocati cassazionisti italiani.

Ma vi era anche un altro punto a favore di Nicolaus e cioè l"accessibilità alla persona e l"atmosfera che regnava nella cattedra, con i suoi numerosi assistenti, che si intrattenevano con il professore dopo la lezione. La cattedra di Similoro era viceversa gestita, come un ministero, dall"anziano assistente Well. Da un lato, dunque, un senso di libertà, di finestra aperta, di varietà di voci; dall"altro, un senso di chiuso, un odore di polvere e di muffa, poche voci e quindi poche idee, per di più irreggimentate.

Divenuto assistente Ciccio trovò conferma di quella sua impressione, che si era del resto rafforzata nel corso della elaborazione della tesi. La grandezza di Nicolaus, come Caposcuola, era, appunto, quella di aver saputo valorizzare ciascuno degli allievi, lasciandoli liberi di esprimersi secondo le loro attitudini e la loro cultura, senza preclusioni e senza vincoli di alcun tipo, ideologico, metodologico, tecnico-scientifico.

Egli non era un teorico del diritto, tant"è che, nel corso dei Consigli di facoltà, il suo collega Emiliano si rivolgeva a lui chiamandolo avvocato, con evidente invidia del tipo la volpe e l"uva. Del resto la diversità tra i due grandi giuristi si era già chiaramente manifestata all"epoca della codificazione, quando l"uno era preso dall"ideologia, mentre l"altro risolveva problemi tecnici, scrivendo gli articoli del codice civile.

Sennonchè Nicolaus aveva sempre avuto un debole per Pifferaio, il suo allievo prediletto,  che più diverso da lui non poteva essere, sicché molte delle aperture di carattere latamente ideologico, ma in verità platoniche, che potevano  rinvenirsi in taluni suoi scritti erano, in realtà, frutto di quella vicinanza e di quella preferenza.

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