Changing Society, Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 2014-05-15

LA FAVOLA DEI GIUDICI PERMALOSI E DELLE CENSURE - Francesco GAZZONI

"LA FAVOLA  DEI GIUDICI PERMALOSI E DELLE CENSURE"  - Francesco GAZZONI

Ciccio Gazza, a prescindere dal merito scientifico, non aveva una buona opinione dei professori d"università, che lui reputava per lo più permalosi e, non di rado, presuntuosi, autoreferenziali, boriosi ai limiti del "pallone gonfiato", spesso vanitosi, tutti narcisisti e molti pure esibizionisti (anche Ciccio, naturalmente, aveva taluni di questi difetti, che cercava, però, almeno di combattere o comunque di tenere a bada, con una continua autoanalisi, non sempre, in verità, riuscendoci).

Ma ben peggiori, a suo avviso, erano i magistrati, i quali, oltre tutto, avevano un complesso di inferiorità nei confronti del mondo universitario, che veniva da lontano. E così essi, da un lato, ambivano ad avere un contrattino di docenza, pur se miserabile e limitato a poche ore, fosse anche solo per andare a esporre qualche loro decisione alla platea degli analfabeti che frequentavano le scuole per le professioni; dall"altro, non appena potevano e in concorrenza con la dottrina, si esibivano in motivazioni chilometriche, di insopportabile supponenza, in violazione pacchiana dell"art.132, comma 2°, n.4 c.p.c., al punto che, se la magistratura italiana non avesse raggiunto quel perverso livello di anarchia che la caratterizzava ormai da anni, quei giudici sarebbero stati sottoposti a procedimento disciplinare per avere dolosamente violato la legge, con conseguenti meritate sanzioni.

Un polemista aveva parlato, a proposito di una motivazione demenziale, di «autori comici che scrivono i testi di certa magistratura». Purtroppo, però, si lamentava Ciccio, questi comici avrebbero potuto bensì far ridere, ma solo se la libertà personale, le vicende patrimoniali, la vita sessuale e familiare e perfino la decisione tra la vita e la morte non fossero state nelle loro mani ed essi non fossero stati affetti da una Hybris luciferina, convinti di poter fare il bello e il cattivo tempo a piacimento, avendo il coltello dalla parte del manico.

Secondo Ciccio, il magistrato (come il filosofo Delle Carte, che la scelse quale motto del proprio stemma araldico) avrebbe dovuto fare propria l"affermazione dell"Ovidio di Tristia, secondo cui Bene qui latuit, bene vixit, ad interpretazione del Vivi nascostamente di Epicuro, e non già, assumendo provvedimenti clamorosi, aspirare alla notorietà, ad essere citati, ad occupare gli schermi televisivi e la carta stampata, dando sfogo al proprio Ego ipertrofico, in pieno delirio di onnipotenza.

Perfino il magistrato Capo dei Capi aveva una volta concluso la sua pubblica Relazione con queste parole

La terza qualità, che si richiede perché un magistrato possa incamminarsi con la consapevolezza piena dei suoi doveri sulla lunga strada che lo attende, è l"umiltà.

Sennonché l"equilibrio mentale dei magistrati era un bene tanto prezioso, quanto lasciato al caso e alla buona sorte. Ciclotimico aveva tentato di correre ai ripari proponendo una legge, secondo la quale i candidati al concorso in magistratura «sono sottoposti per l"ammissione al concorso stesso ad esame psichiatrico», esame che l"Ente corporativo avrebbe poi potuto disporre in ogni momento nei confronti di qualsivoglia magistrato.

Ma l"Ente corporativo era quello descritto da un giornalista di idee non sospette in un libro-inchiesta dal titolo Magistrati. L"ultracasta, la cui lettura era garanzia di un effetto emetico inevitabile, libro in cui egli sottolineò la loro arroganza e permalosità , nonché lo spirito vendicativo che li animava, tant"è che, a proposito del prof. Peppe of Federic, già membro laico dell" Ente e autore, tra l"altro, di un saggio del 2012 dal significativo titolo Contributo dell" Ente alla crisi della giustizia, così scrisse: «Dio lo protegga che se un giorno lo beccano a passare con il semaforo rosso, i magistrati gli danno direttamente l"ergastolo». Inoltre il giornalista, anche sulla scorta delle ricerche di Peppe of Federic, documentò gli incredibili privilegi economici e normativi di cui i magistrati italiani godevano, pur lavorando poco, nonché l"altrettanto incredibile protezione corporativa loro garantita in termini di irresponsabilità.

Si può dunque finalmente dire, ragionando su dati ufficiali e interni alla casta, che su base annua le nostre toghe tuffano il naso nei faldoni per quattro ore e una manciata di minuti al giorno. Più che i tornelli, per loro ci vorrebbe il braccialetto elettronico.

Ed ancora

Se l"Ente corporativo è il buco nero della giustizia all"italiana, la sua sezione disciplinare lo è dell"intero Palazzo dei Marescialli. Quella dove le correnti del sindacato in toga, in nome della giustizia dei giudici, ordiscono le trame più inconfessabili. Assolvendo colleghi che meriterebbero l"interdizione a vita dai pubblici uffici.

Quale esergo all"introduzione del suo libro, non a caso egli scelse questa affermazione di Indro Montanelli

Nella giustizia c"è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificarle carriera e vita: ma sono senza voce in un coro di gaglioffi che c"è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo.

Per parte sua, Ciclotimico, nella dichiarazione di voto al Senato nella seduta 055 del 1 agosto 2008 sulla proposta volta a promuovere il conflitto di attribuzione con riguardo alla sentenza dei Supremi che decisero della vita di una cittadina, motivò il voto favorevole

anche al fine di contribuire a frenare la sempre maggiore arroganza e intraprendenza di alcuni magistrati, giudici civili e pubblici ministeri che, dimenticandosi di essere oggettivamente soltanto un ordine e non un potere e, soggettivamente, esclusivamente una categoria di impiegati civili dello Stato a statuto speciale che lavora non molto, sbaglia spesso e guadagna assai, tentano in modo protervo di far prevalere il governo dei giudici, il peggiore dei governi, e peggio ancora il governo dei pubblici ministeri, sul governo del popolo, l"unico sovrano reale in uno Stato democratico, e sul Parlamento, suo mandatario, unico sovrano legale.

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