Articoli, saggi, Intersezioni -  Redazione P&D - 2014-05-05

LA FAVOLA DELL AMORE NON CORRISPOSTO, DELLE DIMISSIONI NON DATE E DEI CONCORSI TAROCCATI - Francesco GAZZONI

Ottimo era, innanzi tutto, un "pittore della domenica". In un volume, alquanto patinato, egli aveva illustrato, con taluni suoi quadri, le proprie idee estetiche al riguardo. Oltre a numerosi nudi di donne callipigie, spiccavano, tra i venticinque ritratti, quello della moglie, di giunonica bellezza, quello di Bigio e un autoritratto. Bigio, in verità, era colto in un momento di allegra bonomia, che non rivelava il lato sarcastico e aspro del carattere dell"uomo, mentre nell"autoritratto affiorava un tentativo di introspezione, specie nella piega della bocca e nello sguardo da statua di cera, vagamente hopperiano. Peraltro egli dedicava alcune pagine al ritratto "alla maniera di", sicché avrebbe meglio espresso se stesso con un autoritratto "alla maniera di" Lucian Freud. Ricorrente era poi il tema dell"acqua e del mare, unito al nudo femminile. Secondo l"Ottimo-pittore, l"acqua attrae per il suo «valore cromatico: può offrire, a seconda di come si incontra con la luce, i colori più diversi, le più diverse tonalità, si presta a fare da felice contrappunto all"incarnato muliebre». Certamente questa era stata la spinta conscia della predilezione, ma l"inconscio, viceversa, come tutti sapevano, può far desiderare l"immersione o la contemplazione delle acque, in virtù del ricordo del liquido amniotico della fase fetale e quindi del desiderio di regredire a quello stadio, in cui il mondo si riduce a se stessi, protetti dalla nudità interna dell"utero e non già da quella esterna dell"incarnato muliebre. Il narcisismo al suo stadio più puro e quindi meta suprema, in quanto tale, per chi, avvolto in se stesso, sia rimasto, psichicamente, a quello stadio.

Ottimo era anche un abilissimo moltiplicatore commerciale delle proprie opere scientifiche, tant"è che un inesperto, scorrendo il loro elenco, sarebbe stato indotto a credere di essere in presenza di un autore tra i più prolifici, mentre si trattava di variazioni sempre sugli stessi due o tre temi.

Ottimo, oltre ad esercitare, ad alto livello e con grande capacità, la professione di difensore, era un importante specialista del Diritto dei commercianti e in quel campo aveva lasciato una traccia evidente ed ancor più evidente essa sarebbe stata se egli non avesse deciso di cambiare materia, passando ad occuparsi, con risultati non altrettanto brillanti, di Diritto dei singoli, prima, e di Diritto della civiltà, poi, dando così ragione a Laurence Peter, secondo cui «ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà».

Nell"ambito di queste materie Ottimo aveva bensì lasciato una traccia, ma con i libri destinati alla didattica. Memorabile era il testo 100 esercizi e 70 schemi di diritto dei singoli, di cui, in risposta ad una studentessa in crisi per lo studio, parlava in un forum della rete (forum.studenti.it/diritto/197667-re-re-non-mollare.html) altra studentessa, nei seguenti termini: «Ciao, anche io ho sostenuto questo esame e ti posso dire che diritto dei singoli ti apparirà molto + facile se prendi il libro "100 esercizi e 70 schemi di diritto dei singoli" di Ottimo. Gli schemi sono veramente preziosi: schematici, ma al tempo stesso esaustivi. Prova con quello e poi fammi sapere, io l"ho studiato una settimana e mi sono portata a casa un bel 28, quindi vedrai che sarà così anche per te!!!!!!! In bocca al lupo!!!».

Chissà quale sarà stata la sorte di questa studentessa, una volta laureata, dopo uno studio di una settimana del Diritto dei singoli, premiato con quasi il massimo dei voti. Per non parlare degli studenti di Diritto della civiltà, che avessero studiato il testo di Ottimo dal promettente titolo Il diritto della civiltà in 27 lezioni (doppiato da un, perfino più sbrigativo, Il diritto dei commercianti in 25 lezioni).

Sul piano della produzione scientifica di Diritto della civiltà, Ottimo non aveva viceversa lasciato traccia, anche perché la sua (unica) monografia era stata frutto di ubris, avendo egli sfidato l"opera di Emiliano, uno degli Dei dell"Olimpo giuridico, con esiti modesti e inevitabilmente non comparabili.

Egli, però, a differenza di Emiliano, aveva fondato e diretto una rivista, onde, in ipotesi, gli si sarebbe potuto riconoscere un certo merito. Sennonché la rivista era di mera divulgazione ed informava, ma non formava, essendo adatta alla figura, peraltro imperante, del giurista-giornalista, quello che lavorava con il computer, immettendo dati presi qui e là, per poi premere il tasto e trasformare così la "strisciata" in saggio o monografia, utile magari come ricognizione di dati per chi fosse alle prime armi nello studio, ma inutile per chi alle prime armi non fosse.

Ciccio Gazza non aveva mai incontrato, né parlato con Ottimo, anche perché non aveva mai partecipato né di persona, né per interposta testa di legno ai concorsi a cattedra. Tuttavia un rapporto indiretto, tramite terzi, vi era stato. Ciccio partecipò ad un convegnetto organizzato da Mamma Costanza su un tema stravagante, quale era quello di verificare che cosa vi fosse di contiguo, ma oltre il diritto, e lì conobbe Mangiafoco, uno dei pochi giuristi a possedere una penna letteraria di primo livello. Simpatizzarono ed avendo Ciccio svolto una relazione sul rapporto tra diritto e amore, Mangiafoco gli propose di scrivere un libretto da pubblicare in una collana da lui condiretta con Ottimo. Il libretto avrebbe dunque avuto, quale titolo, Amore e diritto ovverosia i diritti dell"amore. Gli fece inviare dall"editore tutti i volumi già usciti, affinché potesse verificarne il taglio e Ciccio si mise al lavoro, con la costante consultazione e la costante verifica, capitolo dopo capitolo, di Mangiafoco. Terminato il lavoro, Mangiafoco lo inviò a Ottimo, cui peraltro non aveva mai parlato della collaborazione con Ciccio, e Ottimo gli rispose per iscritto dicendo che il lavoro meritava solo di finire in una discarica. Mangiafoco riferì, con alquanta sorpresa, a Ciccio l"esito fallimentare dell"iniziativa editoriale, che, in verità, era negativa anche per lui, tant"è che egli si intestardì a voler far pubblicare il lavoro, fuori collana, dallo stesso editore, ma Ciccio rifiutò per non alimentare polemiche.

***

Quando nel 1993 fu formata la commissione per il concorso a cattedra di prima fascia di Diritto della civiltà, di cui componente era anche Ottimo, tutti sapevano che egli era in pieno conflitto di interessi e non avrebbe dovuto essere Commissario, ma tutti tacevano. Un giorno, però, fu pubblicato proprio nella rivista diretta da Ottimo, un articolo di Coscienza, in cui si moraleggiava sui concorsi a cattedra. A Ciccio il bicchiere sembrò allora colmo, essendo davvero provocatorio che uno, che avrebbe dovuto evitare di fare il Commissario, si mettesse a dar lezioni, pubblicando il suddetto articolo nella rivista da lui stesso diretta, agli altri Commissari, sicché gli scrisse una lettera ponendo taluni interrogativi, lettera che inviò, per conoscenza, anche al Presidente della commissione, Hans Sachs, il quale gli rispose così: «Ho ricevuto una tua lettera birichina. Non faccio commenti, perché ho una veste professionale e ufficiale nell"affaire, e devo dunque avere solo comportamenti ufficiali – che, per ora, non sono richiesti dalle circostanze».

Ottimo, viceversa, predispose una risposta da inserire nel successivo fascicolo della rivista, ma i condirettori ne bloccarono la pubblicazione, essendo evidente il pericolo di tirar fuori dall"armadio il gigantesco scheletro che vi giaceva, debitamente riposto. Fu così che Ottimo, fortemente desideroso di far comunque conoscere a Ciccio la risposta, ideò un singolare modo per comunicargliela, inviandola per fax dal suo studio di difensore a Federico, candidato in quello stesso concorso, con l"incarico di recapitargliela. Cosa che egli, costretto, per ovvi motivi, a  trasformarsi in pony-express, diligentemente fece.

( Federico, quando era ancora nel primo stadio della carriera accademica, quello, secondo Arbustino, della "giovane promessa", un capodanno, nel corso di un picnic a casa di Fascio, aveva conosciuto Ciccio, il quale, avendo Federico fatto i complimenti a sua moglie per aver cucinato l"immangiabile risotto con funghi porcini pieni di terra e passato di cottura, utile solo quale colla per attaccare manifesti, gliene aveva messo nel piatto un"altra abbondante porzione, che il povero Federico, facendo buon viso a cattivo gioco, aveva mangiato,  reiterando i complimenti, tra uno scricchiolio di terra ed un altro; di questa natura dialettica era stato in seguito, per anni e anni, il loro rapporto, quando Federico divenne suo aiutante e poi quando passò al secondo stadio della carriera, quello, sempre secondo la definizione di Arbustino, del " solito stronzo", fino al giorno in cui gli sembrò che Ciccio, per le sue critiche, ammonimenti, sfotticchiamenti, meritasse di fare la fine del fastidioso animaletto, ma nella versione sadica di Lorenzini e non già in quella benevola hollywoodiana; Ciccio se, da un lato, concordò, dall"altro sospettò, tuttavia, che tale tardivo sadismo fosse l"esito indiretto di un evento esterno, a lui ben noto, che aveva irrimediabilmente colpito Federico nel profondo; peccato, pensò Ciccio, che per Federico lo psicanalista fosse  un Tizio cui dovevi raccontare i fatti tuoi e in più lo dovevi pure pagare e non già, tutto al contrario, un"ancora di salvezza e quindi l"unico rimedio contro le  nevrosi caratteriali.)

Considerato che Ottimo desiderava ardentemente svillaneggiarlo, Ciccio pubblicò poi lo scritto, che all"evidenza avrebbe dovuto riguardare varie vicende, certo di fargli cosa gradita

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