Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-04-03

LA FAVOLA DI PANETTONE E DEGLI EMERITI - Francesco GAZZONI

L"Accademia dei Maestri Cantori aveva i suoi riti. Uno di questi era la dedica dell"opera. Alcune erano memorabili. Ad esempio, Federico dedicò la sua prima opera «Ai miei genitori e al Maestro», sicché la forma impersonale ingenerò, in Till, il dubbio che egli intendesse riferirsi al Capo di una qualche setta di appartenenza o magari al Redentore, tanto più che un laureando di Till in Composizione musicale, più platealmente, aveva dedicato la tesi «A Dio, ai miei genitori, al mio Professore», bensì in ovvio ordine di importanza, ma a Till aveva riservato la maiuscola come a Dio. Gabinetto, per parte sua, aveva dedicato una modesta canzone «ad Angelica», con la successiva seguente frase di Anatole France «vecchio inverno – apri la porta – entra la primavera», non a caso, considerata l"avvenenza del dedicante, mai più tornato principe, degna della fiaba La bella e la bestia nella classica versione di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont. Innamoratissimo doveva essere Particolare, al punto da esibirsi, in un preludio corale, nella seguente dedica: «Dedicato a Marghe, esplosione di vita di chi ha nel palmo della mano il destino in ventisette candeline soffiate di colpo, un pomeriggio di fine estate. Dal silenzio di autunno, i tuoi occhi di pece e il sorriso di incanto». Quando Till la lesse, non fece altro, studiando lo spartito, che pensare a Marghe, dandole il volto dei suoi passati amori. Paolone dedicò una delle sue singolari Variazioni sul tema «A Dounia, che mi ha dato nuova parola»: non l"avesse mai fatto! Da quel giorno Paolone non si perse un Convegno, un Congresso, una Relazione, una Lezione, un Intervento tra Italia e Francia, parlando e parlando: la "nuova parola" come una sorta di "Nuovo Testamento", con annuncio della "Buona Novella" ed evangelizzazione della plebe musicale.

Till fu particolarmente colpito da un"altra dedica scritta dall"Accademico Sicché del seguente tenore: «A S…., che adoro e a F… e F…, che crescono allegri, intelligenti e belli, come la loro mamma». Till decise di scrivergli la seguente lettera

Illustre Maestro Sicché,

ho ricevuto dall"editore musicale la sua poderosa opera, di cui farò tesoro. Della dedica terrò conto nella raccolta che un giorno o l"altro farò, insieme ai necrologi, che sto già raccogliendo. Anch"io ho dedicato un"opera a mia moglie e un"altra ai miei figli, ma senza esprimere alcun giudizio di valore. Poiché viceversa Ella ci tiene a farci sapere che S. (Sua moglie?) è, come F. e F., allegra, intelligente e bella, vorrei saperne di più, come è mio diritto, quale terzo cui la dedica è stata esternata per conoscenza.

Il giudizio sulla allegria e sull"intelligenza della sig.ra S. presuppongono una frequentazione che, salvo ripensamenti, non ho in animo di fare, mentre la bellezza della medesima può essere verificata anche solo per il tramite di una fotografia, che Ella pertanto vorrà inviarmi. Gradirei che fosse recente, lasciando a Lei la scelta del contesto (foto con i bambini, con Lei, in costume da bagno, in abito da sera, ecc.).

Per vincere la Sua eventuale gelosia ho chiesto lumi all"amico giurista Ciccio Gazza, il quale mi ha assicurato che, secondo un tal Carnelutti, lo jus in corpore del marito non si «potrebbe spingere fino al punto da impedire che gli altri godano nell"ammirare la bellezza di sua moglie». E poiché Ella stesso mi ha magnificato tale bellezza, anziché tenersela per sé, dovrà, per coerenza, pur se geloso, inviarmi la foto.

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