Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-05-30

LA FAVOLA DI TRITO E DELLA CRITICA MUSICALE - Francesco GAZZONI

"Senza la musica, la vita sarebbe un errore", sosteneva il baffone nichilista, e Ciccio Gazza questo errore non lo aveva commesso. A suo padre doveva moltissimo, proprio a partire dalla musica. Egli non l"aveva mai  indirizzato, né gli aveva mai dato lezioni o spiegazioni, ma, fin da quando aveva quattro anni, gli aveva lasciato libero accesso alla sua discoteca di 78 giri e poi di LP, senza mai negarglielo, pur quando, di tanto in tanto, rompeva o rigava qualche disco. Musica sinfonica, lirica, da camera: una continua, quotidiana, incessante esplorazione, accompagnata dallo studio del pianoforte e da emozioni profonde.

Ciccio ricordava ancora il suo primo ascolto e lo stupore che provò per quell"attacco imperioso dei corni, quegli accordi poderosi del pianoforte, il dolce tema degli archi: era l"introduzione al primo concerto di Ciajkoskij. Fu il suo imprinting, che, dopo quasi settanta anni, ancora faceva breccia, nonostante quel brutto concerto fosse battuto, quanto a kitsch, solo dall"orrido finale della nona di Beethoven, peggiore perfino dei finali del Fidelio e della Fantasia per piano, coro e orchestra, tutti e tre essendo accomunati da insopportabile e parossistico strepitio di voci. Ma Ciccio a quattro anni era ancora inesperto e facile preda dell"esagerato e del superficiale, sicché l"imprinting operò inesorabilmente.

Fu inesorabile anche il coinvolgimento nelle vicende amorose, ritmate dalla musica nelle opere liriche, tant"è che Ciccio sospettava, ben a ragione, che quel coinvolgimento del tutto astratto e fantasmatico l"avesse poi condizionato, sotto molti aspetti, per tutta la vita. Del resto che cosa sarebbe Isolde senza Liebestod ? Una adultera qualsiasi. E Mimì senza " O soave fanciulla" ? Una sartina tisica. E Violetta Valéry senza " Addio al passato" ? Una escort,  tisica pure lei. E Salome senza "Ah! Du wolltest mich nicht deinen Mund kuessen lassen, Jochanaan!" ? Una ragazzina capricciosa e libidinosa.

Dopo tanti anni di ascolti e di confronti,  Ciccio non poteva sopportare le approssimazioni, sia degli esecutori, sia degli ascoltatori, quelli che frequentavano i concerti come un salotto, per darsi un tono e magari applaudivano fuori tempo (tipico l"applauso dopo il terzo movimento della sesta di Ciajkovskij o dopo il fugato di Denn wir haben nel Requiem tedesco, se non si erano già addormentati).

Trito Liniana era un tuttologo, onde, come tutti i tuttologi, parlava e scriveva di tutto, sfornando abili scritti, con cui il banale e il risaputo erano però offerti in forma accattivante, al punto da apparire originali, mentre in realtà essi erano, tolto il fragile velo, solo fastidiosi. Il lettore che avesse saputo disvelare, si sentiva infatti preso in giro, ritrovandosi in mano un pugno di mosche. Gli scritti di Trito avrebbero certamente attirato l"attenzione di Flaubert, alla ricerca di ispirazione per la seconda parte di Bouvard et Pécuchet. Con somma indulgenza, un autorevole giurista, molto caro a Ciccio, chiamava Trito "Il cantastorie" , ma Ciccio, che era molto meno indulgente, lo chiamava " Il Contaballe".  Senza considerare il modo con il quale  si presentava e si esibiva in pubblico quando parlava, con quella sua ricercatezza compiaciuta, da campione del narcisismo, quale notoriamente egli era.

Dunque Trito si atteggiava anche a critico musicale. Ciccio aveva ancora il ricordo, lontano nel tempo, di un suo elzeviro su un quotidiano, in cui discettava di Toscanini e di Furtwängler, le cui esecuzioni, egli osservava, non erano distinte e distanti quanto ai tempi.

Sennonché il superficiale Trito non era in grado di comprendere che il norcino di Parma faceva salsicce di tutto quel che eseguiva, con piatta identità delle pur diverse carni insaccate e con un"orchestra metronomica da catena di montaggio, laddove quella del tedesco era un polmone pulsante, un perenne rinnovarsi visionario, in cui il tempo era l"esito della sempre cangiante tensione dell"ordito musicale e non già mera scansione ritmica. La monotonia dell"italiano dava un senso di superficiale riassunto selettivo alla Reader"s Digest. L"alternarsi degli stati emotivi si accompagnava invece nel tedesco ad una lettura ora dionisiaca, ora emozionata ed emozionante, ora racchiusa, ora espansiva. Le esecuzioni di Toscanini erano frutto di asettica e fredda fecondazione artificiale in vitro, quelle di Furtwängler erano l"esito di una fecondazione in vivo, con un caldo, appassionato, generoso amplesso. Applicarsi a registrare con il cronometro i tempi dell"esecuzione dei due era dunque il frutto di una cultura provinciale e dilettantesca dell"esecuzione e dell"interpretazione musicale.

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