Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-08-29

LA GIURISDIZIONE DELLA CORTE DEI CONTI – Cass. 17660/13 – Alceste SANTUARI

La Suprema Corte, con sentenza 19 luglio 2013, n. 17660 ha statuito che, ai fini del riconoscimento della giurisdizione della Corte dei conti per danno erariale, non si deve considerare la qualità del soggetto che gestisce il denaro pubblico, il quale potrebbe anche essere un soggetto di diritto privato, destinatario della contribuzione, bensì la natura del danno e la portata degli scopi perseguiti con la contribuzione stessa.

Con sentenza del 20 luglio 2010, la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per il Molise, adita dal Procuratore regionale nei confronti di un privato, ha condannato costui a pagare al Ministero delle politiche agricole e forestali una somma oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali, quale risarcimento dei danni derivati dall'avere la società, amministrata dal convenuto, mancato di realizzare un impianto, per il quale aveva ricevuto un contributo a fondo perduto.

Tale decisione, impugnata dal soccombente, è stata confermata dalla prima sezione giurisdizionale centrale della Corte dei conti, che con sentenza del 23 maggio 2012 ha rigettato il gravame.

Il privato ha proposto ricorso per cassazione, adducendo che né il ricorrente né la società potevano essere considerati soggetti a responsabilità erariale, in quanto non erano legati da alcun rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, essendo stato erogato alla società soltanto un sussidio una tantum, destinato a sostenere e incentivare una gestione imprenditoriale puramente privata. La Corte non ha ritenuto questo assunto condivisibile, in quanto:

  1. il finanziamento in questione non può essere ritenuto come liberamente utilizzabile nello svolgimento di qualsiasi attività economica lucrativa, solo per il fatto di essere stato concesso a titolo di generica sovvenzione, senza specifici vincoli di destinazione;
  2. un contributo erogato nell'ambito dei finanziamenti comunitari e nazionali, per la realizzazione di un determinato risultato di pubblico interesse, implica la sussistenza della giurisdizione contabile;
  3. in quest"ottica, la Corte (cfr. Cass. s.u. 25 gennaio 2013 n. 1774) è infatti stabilmente e univocamente orientata nel senso che "ai fini del riconoscimento della giurisdizione della Corte dei conti per danno erariale, non deve aversi riguardo alla qualità del soggetto che gestisce il denaro pubblico - che ben può essere un soggetto di diritto privato, destinatario della contribuzione - bensì alla natura del danno ed alla portata degli scopi perseguiti con la contribuzione stessa", in quanto "in tema di danno erariale, è configurabile un rapporto di servizio tra la P.A. erogatrice del contributo statale ed i soggetti privati e pertanto una loro responsabilità amministrativa qualora essi, disponendo della somma erogata in modo diverso da quello preventivato o ponendo in essere i presupposti per la sua illegittima percezione, abbiano frustrato lo scopo perseguito dall'Amministrazione".

La Suprema Corte ha altresì respinto la doglianza del ricorrente che aveva sostenuto che un rapporto di servizio poteva semmai essersi instaurato tra la P.A. (erogatrice dei fondi) e la società, attività dalla quale egli era rimasto del tutto estraneo, poichè destinataria del contributo era risultata la società e non lui. Anche su questo argomento, i giudici, richiamando una recente sentenza (cfr. Cass. s.u. 9 gennaio 2013 n. 295), hanno ribadito che "qualora il soggetto giuridico fruitore dei fondi pubblici sia una società-persona giuridica, la responsabilità erariale attinge anche coloro che con la società abbiano intrattenuto un rapporto organico, ove dai comportamenti da loro tenuti sia derivata la distrazione dei fondi in questione dal fine pubblico cui erano destinati", poichè "il parametro di riferimento della responsabilità erariale (e, quindi, della giurisdizione contabile) è rappresentato dalla provenienza dal bilancio pubblico dei fondi erogati e dal dovere facente capo a tutti i soggetti che tali fondi amministrano di assicurarne l'utilizzo per i fini cui gli stessi sono destinati".

Alla luce dei principi sopra esposti, dunque, si può inferire che si configura un danno erariale in presenza di un rapporto di servizio tra la P.A. erogatrice del contributo statale ed i soggetti privati. Da ciò consegue che si può individuare una responsabilità amministrativa degli essi, quando la somma erogata venga impiegata in modo diverso da quello preventivato o si pongono in essere i presupposti per la sua illegittima percezione, con ciò non realizzando, anzi configgendo con, lo scopo perseguito dall'Amministrazione.



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