Articoli, saggi, Sport -  Santoro Laura - 2014-06-25

LA GUERRA DEI DIRITTI TV SUL CAMPIONATO DI CALCIO (15/18) – Laura SANTORO

La procedura di vendita centralizzata dei diritti audiovisivi, che è attualmente in corso, relativa al Campionato di calcio delle stagioni sportive 2015/2016, 2016/2017 e 2017/2018,  solleva alcune rilevanti questioni di ordine giuridico.

A seguito della pubblicazione delle Linee Guida, approvate dall"Antitrust e dalla AGCOM, la Lega Serie A e InfrontItaly, in qualità di suo Advisor strategico, hanno pubblicato in data 19 maggio 2014 l"invito a presentare le offerte relative ai pacchetti contenenti i diritti audiovisivi delle dirette da trasmettere in esclusiva su canali a pagamento nel territorio italiano. Tali diritti sono distinti in cinque pacchetti, formati mediante le modalità di vendita sia per piattaforma che per prodotto. I pacchetti principali (pacchetto A e pacchetto B) comprendono entrambi i diritti TV sulle partite disputate in casa e in trasferta da otto squadre della serie A, individuate con le modalità espressamente previste nell"Allegato 6[1], con l"unica differenza che il primo pacchetto si riferisce alla piattaforma satellitare, oltre a piattaforme minori (internet, DVB-H, telefonia mobile e/o IPTV), mentre il secondo si riferisce alla piattaforma digitale terrestre (oltre alle piattaformi minori sopra dette). Le partite ricomprese nei pacchetti A e B ammontano a 248, rappresentando poco più del 65% del numero complessivo delle partite del campionato, pari a 380. Le restanti 132 partite formano oggetto del pacchetto D, e i relativi diritti TV possono essere esercitati su tutte le piattaforme audiovisive. Gli altri due restanti pacchetti comprendono, l"uno, i diritti accessori[2], ad integrazione dei contenuti dei pacchetti A e B, e che, pertanto, possono essere aggiudicati esclusivamente ad un soggetto che sia assegnatario di uno dei suddetti pacchetti e, l"altro, i diritti TV su 114 partite scelte dall"aggiudicatario (salvo casi in cui la scelta deve essere concordata con la Lega)[3], da esercitarsi sulle piattaformi internet, IPTV e/o su telefonia mobile. Il titolare del pacchetto C, inoltre, ha il diritto esclusivo di trasmettere le partite che sono oggetto dei pacchetti A e B sui treni, gli aerei e le navi battenti bandiera italiana, nonchè sugli aerei e le navi battenti bandiera straniera allorchè si trovino nel territorio italiano, e, infine, nelle basi militari italiane situate all"estero.

A differenza della procedura di vendita relativa al triennio 2012/2015, in cui le offerte provenienti dalle due principali pay tv operanti sul territorio italiano (Sky e Mediaset) si erano indirizzate l"una al mercato del satellitare e l"altra a quello del digitale terrestre, nella procedura in corso, invece, sono state presentate offerte da entrambe le emittenti sopra dette sia per il pacchetto A che per il pacchetto B[4]. Mediaset, inoltre, ha presentato un"offerta per l"acquisto del pacchetto D, mentre Sky ha presentato un"offerta per il pacchetto C ad un prezzo inferiore a quello minimo prefissato nell"invito alla gara. A queste offerte si sono aggiunte, inoltre, quelle provenienti per i pacchetti A, B e C dalla emittente televisiva Fox, che è riconducibile alla stessa proprietà di Sky Italia[5].

Ciò posto, il quadro delle offerte di acquisto sul quale la Lega è chiamata a pronunciarsi sollecita una attenta riflessione. Il tessuto normativo, che si compone delle regole di fonte eteronoma (l. delega n. 106/2007, d.lgs. n. 9/2008) ed autonoma (Linee guida ed Invito a presentare offerte) si intreccia con quello economico, il cui ordito è rappresentato dal massimo ricavo atteso dalle società sportive, nel rispetto delle regole della concorrenza. Quanto sopra detto è in sintesi enunciato nell"indirizzo programmatico sul quale si struttura l"offerta dei pacchetti audiovisivi, là dove, all"art. 22 delle Linee Guida, è detto che "La Lega Calcio Serie A intende mantenere una strategia flessibile nel corso del processo di commercializzazione per favorire la concorrenza tra i diversi operatori della comunicazione e, nel contempo, perseguire il miglior risultato economico nella commercializzazione dei diritti audiovisivi".  Si rammenti, in proposito, come i ricavi della vendita dei diritti TV rappresentino la voce più cospicua delle entrate nei bilanci delle società di calcio professionistiche italiane, a differenza di quel che accade in altre leghe europee, come, ad esempio, la F.A. Premier League, in cui un cospicuo gettito proviene anche da altre fonti di finanziamento, quale, in primis, il merchandising.

Le norme sulle quali occorre incentrare l"attenzione sono quelle contenute nell"art. 9, d.lgs. n. 9/2008[6], nell"art. 24, lett. f e g, delle Linee Guida[7], nell"art. 4.2.4. dell"Invito a presentare offerte[8].

In osservanza delle norme sopra citate è consentito acquistare i diritti di trasmissione in diretta su tutte le piattaforme relativamente a tutte le partite meno una, ovvero i diritti TV su tutte le partite da trasmettersi in diretta su tutte le piattaforme meno una, fatto salvo il divieto di formazione di posizioni dominanti, espressamente richiamato dalle stesse norme. Ciò che si vuol vietare, dunque, è la concentrazione della titolarità dei diritti TV per l"integralità di tutte le partite da trasmettersi sull"insieme delle varie piattaforme (c.d. no single buyer rule).

Ciò posto, se dal punto di vista meramente formale le offerte di Sky sui pacchetti A e B potrebbero giudicarsi accoglibili entrambe, giacchè sul mercato residuerebbero altri due pacchetti relativi alle dirette (l"uno per 132 partite su tutte le piattaforme, e l"altro per 114 partite sulle piattaformi minori), dal punto di vista sostanziale non sembra potersi dire lo stesso. La ragione del dubbio poggia sulla considerazione di ordine pratico che le partite che formano oggetto dei pacchetti A e B, pur non rappresentando la totalità delle gare del campionato, tuttavia, dal punto di vista qualitativo concentrano il maggior, se non addirittura quasi esclusivo, appeal per gli spettatori televisivi interessati a seguire il Campionato di calcio.

Va, peraltro, rammentato che la previgente disciplina legislativa contenuta nella l. n. 78/1999 (di conversione del d.l. n. 15/1999 recante disposizioni urgenti per lo sviluppo equilibrato dell"emittenza televisiva e per evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo) prevedeva all"art. 2 il "divieto di acquisire, sotto qualsiasi forma e titolo, direttamente o indirettamente, anche attraverso soggetti controllati e collegati, più di sessanta per cento dei diritti di trasmissione in esclusiva in forma codificata di eventi sportivi del campionato di calcio di serie A". Tale disposizione, come è noto, era stata oggetto di forti critiche da parte della dottrina, poiché ritenuta a ragione inidonea a garantire il rispetto della ratio perseguita dal legislatore, consistente nell"evitare posizioni dominanti nel mercato televisivo (di cui alla intitolazione dello stesso art. 2). Si osservava, in proposito, come la scelta, all"interno del 60%, delle partite delle squadre più forti del campionato e, come tali, di quelle con maggiore appeal televisivo, svuotava del tutto di valore economico il restante 40%. La via seguita dal legislatore, in occasione della riforma attuata con la l. delega n. 106/2007 ed il decreto di attuazione n. 9/2008, è stata, dunque, quella del definitivo abbandono del criterio di ordine quantitativo, e l"adozione del criterio sopra richiamato del divieto di acquisizione in esclusiva della totalità dei pacchetti relativi alla dirette, "fermi restando i divieti previsti in materia di formazione di posizioni dominanti".

Le stesse osservazioni critiche che avevano allora sollecitato la modifica del sistema per evitare posizioni dominanti nel mercato televisivo si ripropongono ora identiche nei riguardi del nuovo sistema di assegnazione dei diritti audiovisivi, per come ne è fatta applicazione in concreto nella predisposizione dei pacchetti relativi ai diritti medesimi.

I criteri per l"individuazione delle partite oggetto dei pacchetti A e B, sebbene a prima vista potrebbero apparire ispirati alla finalità di assicurare la presenza di squadre distribuite su tutte le posizioni della classifica, in concreto invece permettono di scegliere le squadre più forti e gettonate nel campionato di calcio italiano[9]. Peraltro, la circostanza che le otto squadre, cui sono riferiti i diritti TV dei pacchetti principali, giocano di volta in volta anche con altre squadre diverse assicura comunque la possibilità di assistere alle partite di queste altre squadre minori, seppur non tutte.

Alla luce delle predette osservazioni, non appare legittima l"assegnazione dei diritti audiovisivi relativi ai pacchetti A e B ad uno stesso operatore, posto che si determinerebbe la concentrazione della totalità sostanziale dei diritti TV su tutte le piattaforme di trasmissione. Peraltro, la soluzione favorevole a riconoscere a favore di Mediaset l"acquisizione di uno dei pacchetti principali determinerebbe un significativo vantaggio in termini economici a favore della parte venditrice, la quale potrebbe così procedere all"assegnazione anche del pacchetto D, contenente i diritti accessori.  Ciò è in linea con l"obiettivo, dichiarato all"art. 22 delle Linee Guida, sopra richiamato, di perseguire il miglior risultato economico nella commercializzazione dei diritti audiovisivi, favorendo al contempo la concorrenza tra i diversi operatori della comunicazione. Il medesimo obiettivo, pur non formalmente sancito dal legislatore, emerge, tuttavia, dalla lettura della Scheda esplicativa del d.lgs. n. 9/2008, là dove è detto che "al fine di aumentare i ricavi complessivi per il calcio, l"organizzatore della competizione è tenuto ad offrire i diritti televisivi a tutti gli operatori".

Correlata alla questione sin qui trattata è quella in ordine alla ricevibilità dell"offerta presentata dall"emittente televisiva Fox relativamente al pacchetto B, il cui valore è inferiore al prezzo offerto da Sky ma superiore a quello offerto da Mediaset, in base all"osservazione che tale emittente fa parte dello stesso gruppo che indirettamente possiede anche Sky.

A mente della previgente disciplina legislativa di cui alla l. n. 78/1999, non vi sarebbe stato alcun dubbio circa una risposta in termini negativi stante il tenore dell"art. 2, che, come si è già accennato, prevedeva la titolarità dei diritti "sotto qualsiasi forma e titolo, direttamente o indirettamente, anche attraverso soggetti controllati e collegati". La disciplina vigente, invece, come sopra visto, là dove prevede il divieto di acquizione di tutti i pacchetti in diretta su tutte le piattaforme, fa riferimento al "singolo operatore", richiamando al contempo "i divieti previsti in materia di formazione di posizioni dominanti"[10].

Per rivolvere la questione sopra posta, dunque, occorre prestare attenzione alla normativa antitrust alla luce delle decisioni della Commissione europea e dell"Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, che, ancor prima del riconoscimento legislativo della no single buyer rule, erano pervenute ad un identico risultato operando sul piano rimediale. Un intervento di siffatta specie è espressione del potere di controllo affidato all"Antitrust in ordine al rispetto delle norme di legge da parte degli operatori commerciali, cui si correla anche un potere di regolamentazione, volto a "rendere dinamica ed aderente alle condizioni di mercato l"applicazione dei rimedi approntati dal legislatore, al fine di evitare posizioni dominanti nel mercato televisivo"[11].

Si rammenti in proposito la decisione della Commissione europea del 2 aprile 2003, relativa all"accordo di concentrazione comportante l"acquisizione del controllo esclusivo di Telepiù e Stream da parte di Newscorp. In questa occasione, infatti, la Commissione europea, pur riconoscendo che tale accordo di concentrazione era idoneo a "rafforzare su base duratura una posizione dominante sul mercato italiano della pay-TV", ne riconosceva la legittimità a condizione della assunzione da parte di Newscorp di una serie di impegni, tra cui, in particolare, quello di rinuncia ai propri diritti esclusivi in relazione alle piattaforme televisive diverse dal satellitare[12].

Importanti spunti di riflessione offre anche la recente decisione dell"AGCM relativa al procedimento avviato nel mese di maggio 2010 dalla RTI (società del Gruppo Mediaset che controlla le tre reti televisive in tecnica analogica e digitale terrestre Canale 5, Italia Uno e Rete Quattro, nonché fornitore del servizio di pay-tv Mediaset Premium) contro Sky Italia per presunta violazione dell"art. 102 del T.F.U.E. Oggetto di valutazione dell"Antitrust è stata l"acquisizione in esclusiva dei diritti TV sui Campionati mondiali di calcio del 2010 e 2014 in modalità a pagamento su tutte le piattaforme trasmissive, nonché dei diritti TV su tutte le partite, eccetto il migliore incontro del mercoledì, della UEFA Champions League per le stagioni dal 2012 al 2015[13]. In questa occasione l"Antitrust ha precisato che, al fine del riconoscimento dell"abuso di posizione dominante, occorre dimostrare "l"esistenza di una strategia complessiva volta ad acquisire la disponibilità di tutti i diritti trasmissivi sportivi premium in modalità pay per tutte le piattaforme, e idonea a escludere i potenziali e attuali concorrenti attivi nell"offerta di servizi televisivi a pagamento".

La decisione dell"Antitrust, nel senso di escludere la sussistenza di un abuso di posizione dominante, con riferimento alla detenzione sia dei diritti TV relativi ai Mondiali di calcio che di quelli relativi alla UEFA Champions League, si fonda su un duplice ordine di considerazioni.

In primo luogo, con riguardo, in specie, ai diritti TV relativi ai Mondiali di calcio, l"abuso di posizione dominante è ritenuto escluso in base alla osservazione della loro breve durata di programmazione e della cadenza quadriennale. A ciò si accompagna il rilievo in ordine alla circostanza dell"obbligo di programmazione in chiaro degli incontri principali ai sensi della normativa di fonte comunitaria[14]. In secondo luogo, con riguardo, invece, ai diritti TV relativi alla UEFA Champions League, i quali, invece, a differenza dei primi, sono idonei a determinare un significativo incremento del numero di abbonati in ragione della regolarità e frequenza della programmazione, a cadenza annuale, l"Antitrust pone in evidenza che l"acquisizione in esclusiva "è derivata da un confronto competitivo tra gli operatori televisivi interessati secondo un approccio a piattaforma neutrale, ossia con pacchetti di diritti trasmissivi esercitabili su tutte le piattaforme televisive". Ciò determina, quindi, che l"acquisizione dei diritti TV su tutte le piattaforme non è l"effetto di un disegno strategico del concorrente, bensì la necessaria risultante delle modalità della procedura di gara decise dall"offerente. Peraltro, tale procedura prevedeva, altresì, la possibilità per l"assegnatario dei diritti TV di concederli in sub-licenza ad altri operatori, con conseguente apertura del mercato a più concorrenti, così come, di fatto, è poi avvenuto con specifico accordo in tal senso tra Sky e RTI.

Alla luce degli indirizzi interpretativi sopra richiamati, può trarsi ulteriore conferma della soluzione, sopra detta, secondo cui è da ritenersi non legittima l"assegnazione ad un singolo operatore dei diritti TV oggetto dei pacchetti principali, giacchè essa sarebbe non già effetto necessario e ineludibile delle modalità di gara, bensì frutto di una strategia di acquisto specificamente diretta ad escludere i potenziali concorrenti con il controllo di tutte le piattaforme televisive (satellitare e digitale terrestre).

Ove poi si dimostri che le offerte di Sky e Fox, pur riferite a due operatori televisivi differenti, siano tuttavia riconducibili ad uno stesso centro decisionale, le considerazioni sopra svolte varrebbero ad escludere la legittimità anche dell"assegnazione dei due pacchetti principali a favore delle emittenti suddette, con l"unica soluzione praticabile di assegnare uno dei due pacchetti principali alla diretta concorrente Mediaset.



[1] La scelta delle otto squadre deve essere effettuata sulla base dei seguenti criteri: quattro squadre possono essere scelte tra le prime cinque classificate, due squadre tra quelle collocate in

classifica tra il 6° e il 10° posto, una squadra tra quelle collocate in classifica tra l"11 e il 15° posto e, infine, l"ultima squadra tra quelle comprese tra la 16a e la 20a in classifica.

[2] I diritti accessori concernono le immagini in differita riferite a calciatori ripresi nelle fasi antecedenti la gara da una telecamera mobile posizionata negli spogliatoi, subordinatamente ad espressa autorizzazione della Lega circa le specifiche immagini da trasmettersi (la trasmissione di queste immagini non può superare la durata massima di 5 minuti nella fase che precede il riscaldamento dei calciatori, e di due minuti nella fase ad esso successiva); essi concernono, inoltre, le riprese effettuate nello studio televisivo allestito all"interno dell"impianto sportivo, ovvero da una postazione televisiva situata in un"area vip all"interno dell"impianto medesimo, ovvero ancora le riprese effettuate da una telecamera mobile situata nel tunnel di accesso al campo di gara, le riprese effettuate con telecamere opzionali e standard in aggiunta a quelle regolamentari già previste, collocate all"interno dell"impianto sportivo in aree individuate di concerto con la Lega, nonchè le riprese effettuate sul campo di gioco da una postazione aggiuntiva a bordo campo; i diritti accessori concernono, infine, le interviste effettuate in diretta sul campo di gioco fino a cinque minuti prima dell"inizio della gara, quelle effettuate nella postazione c.d. Garage-Parcheggio pullman e in quella c.d. Area Privilegiata, nonché le interviste effettuate post gara a calciatori ed allenatori.

[3] I diritti in questione hanno ad oggetto tre partite per ciascun turno di competizione, scelte dall"aggiudicatario del pacchetto, una tra quelle disputate la domenica pomeriggio alle ore 15:00 e le altre due tra le gare della giornata ad eccezione di quelle disputate nell"anticipo serale del sabato e nel posticipo serale della domenica; nel caso di gare disputate in turno infrasettimanale, le tre partite possono essere liberamente scelte dal titolare del pacchetto tra tutte quelle in programma; là dove ricorrano turni diversi da quelli sopra indicati, la scelta delle tre gare deve avvenire di concerto con la Lega.

[4] Dalle notizie diffuse dagli organi di stampa, non confermate dalla Lega, che proprio in questi giorni è riunita in assemblea per decidere le sorti della gara, si apprende che sia per il pacchetto A che per il pacchetto B l"offerta più alta sarebbe quella presentata da Sky, seguita da quella presentata da Mediaset per il pacchetto A, e da quella di Fox per il pacchetto B.

[5] Sky Italia è di proprietà della Twentieth (20th) Century Fox Film Corporation, la quale fa parte della News Corporation (c.d. gruppo Murdoch) che rappresenta uno dei più grandi conglomerati mediatici del mondo, operante nel settore dell"editoria, della produzione e distribuzione cinematografica e televisiva, e dei servizi in Internet. News Corporation opera nel settore della stampa quotidiana, periodica e libraria; pubblica 175 quotidiani, tra cui The Australian, gli statunitensi The New-York Post e The Wall Street Journal e gli inglesi  The Sun, The Times  e News of the world; nel 1990 ha costituito la casa editrice Harper Collins Publisher, che riunisce le attività librarie del gruppo. Nel campo delle televisioni, è leader in Australia e negli Stati Uniti e presente in moltissimi Paesi dell"Europa e dell"Asia (si ricordano qui, tra le altre, l"australiana Foxtel, l"inglese BskyB, la statunitense Direct TV, l"asiatica Star TV e, per l"appunto, l"italiana Sky).

[6] L"art. 9, comma 4, dispone che "E" fatto divieto a chiunque di acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette, fermi restando i divieti previsti in materia di formazione di posizioni dominanti".

[7] L"art. 24, lett. f e g, delle Linee Guida prevede che "In caso di vendita per piattaforma, la commercializzazione degli eventi del Campionato di Serie A include più pacchetti di diritti audiovisivi riservati a diverse piattaforme, ma la Lega Calcio Serie A non è tenuta a predisporre più pacchetti per ciascuna piattaforma. In ogni caso, un singolo operatore non può acquisire in esclusiva tutti i diritti di trasmissione degli eventi in diretta su tutte le piattaforme;  in caso di vendita "per prodotto" o in caso di vendita con entrambe le modalità (per piattaforma e per prodotto) la commercializzazione degli eventi del Campionato di Serie A include più pacchetti di diritti audiovisivi, dei quali minimo due pacchetti per trasmissioni in diretta, con divieto per un singolo operatore di acquisire in esclusiva tutti i pacchetti contenenti le dirette".

[8] L"art. 4.2.4. dispone che "Non è consentito ad un singolo operatore di acquisire in esclusiva tutti i Pacchetti di trasmissione degli Eventi in Diretta su tutte le Piattaforme, fermi restando i divieti previsti in materia di formazione di posizioni dominanti (art. 9, comma 4 del Decreto). Qualora più offerte vengano formulate da operatori della comunicazione che si trovano tra loro in situazioni di controllo o di collegamento ai sensi dei commi 13, 14 e 15 dell"articolo 43 del Decreto legislativo 31 luglio 2005 n. 177 o di controllo analogo, se ne terrà conto ai fini del citato art. 9, comma 4 del Decreto. Si ha situazione di controllo analogo quando le offerte di più operatori della comunicazione siano imputabili, sulla base di univoci elementi, a un unico centro decisionale".

[9] La scelta delle quattro tra le prime cinque in classifica ricadrebbe, quindi, su Juventus, Roma, Inter, Fiorentina o Napoli, mentre le altre due, scelte tra la 6a e la 10a in classifica, sarebbero Milan e Lazio (o, in alternativa a quest"ultima, Verona, Parma o Torino).

Ai sensi dell"art 3 della l. n. 287/90, secondo l"interpretazione autentica datane dall"Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (http://www.agcm.it/concorrenza-competenza/abuso-di-posizione-dominante.html) "un"impresa detiene una posizione dominante quando può comportarsi in modo significativamente indipendente dai concorrenti, dai fornitori e dai consumatori. Ciò avviene, in genere, quando detiene quote elevate in un determinato mercato. Il fatto che un"impresa raggiunga grandi dimensioni non distorce di per sé il mercato: talvolta, per operare in modo efficiente, è infatti necessario essere attivi su larga scala o in più mercati. Inoltre, un"impresa può crescere proprio grazie al suo comportamento "virtuoso", offrendo prodotti che meglio di altri, per il prezzo e/o per la qualità, soddisfano le esigenze dei consumatori. La legge non vieta quindi la posizione dominante in quanto tale, ma il suo abuso, che si concretizza quando l"impresa sfrutta il proprio potere a danno dei consumatori ovvero impedisce ai concorrenti di operare sul mercato, causando, conseguentemente, un danno ai consumatori".

[11] Così espressamente riconosce l"AGCM nel provvedimento n. 8684 a chiusura del procedimento avviato ai sensi dell"art. 2, comma 1, della l. n. 78/1999"acquisto dei diritti TV da parte di Telepiù e Stream sulle partite del Campionato di calcio della stagione 2000/2001.

La decisione del 2/4/2003 (Caso n. COMP/M. 2876 ñ Newscorp / Telepiù) può leggersi sul sito http://ec.europa.eu/competition/mergers/cases/decisions/m2876_20030402_600_it.pdf.

Decisione del 23/4/2013, pubblicata sul sito http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/3686-a429chiusura.html.

[14] v. Direttiva 97/36/CE del 30 giugno 1997, che modifica la dir. 89/552/CEE (c.d televisione senza frontiere), con la quale sono state adottate misure volte, da un  lato, a proteggere il diritto all'informazione ed ad assicurare un ampio accesso del pubblico alla copertura televisiva di eventi, nazionali e non, di particolare rilevanza nel contesto sociale, ed al contempo, dall'altro, a garantire entro certi limiti la negoziazione dei diritti di trasmissione televisiva in esclusiva. L"art. 3-bis demanda a ciascuno Stato membro il compito di individuare gli eventi ritenuti di particolare rilevanza per la società, stabilendo per essi le modalità di trasmissione, vale a dire se tali eventi debbano essere disponibili in diretta integrale o parziale, ovvero, là dove ciò risulti necessario o opportuno per ragioni obiettive nel pubblico interesse, in differita integrale o parziale. L'elenco degli eventi di particolare rilevanza, per quanto concerne lo Stato italiano, è stato redatto dall'Antitrust con delibera n. 8/99 (Lista degli eventi di particolare rilevanza per la società da trasmettere su canali televisivi liberamente accessibili), ed esso comprende, tra gli altri, le finali dei campionati del mondo ed europeo di calcio, tutte le partite, in casa e fuori casa, che vedano coinvolta la nazionale italiana di calcio nei campionati del mondo ed europeo, nonché in ogni altra competizione ufficiale (tra cui, specificamente, la finale e le semifinali della Coppa dei Campioni e della Coppa UEFA).



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