Changing Society, Intersezioni -  Unnia Federico - 2014-08-25

LA GUERRA DELLE RICCIOLE – Federico UNNIA


>Una storia che e' l'emblema di una regione, la Sicilia, e di un paese, l'Italia, pronti a mobilitarsi per i grandi ideali, ma totalmente incapaci di rispettare e salvaguardare le proprie risorse e, soprattutto,  di far rispettare le regole del diritto. Con i problemi che abbiamo di fronte, viene da dire, che cosa sono 3 tre tonnellate di ricciole? Un'inezia, ma il cui peso in termini di cultura e rispetto delle regole vale ben di più'.
>Il peschereccio si e' avvicinato alle prime luci dell'alba passando inosservato e, scivolando lentamente nelle acque oscure di punta Mannarazza, lato nord ovest dell'isola, si e' diretto verso un tratto di mare situato a meno di 500 metri dalla costa, poco prima di punta Calcarella, estremo promontorio rivolto verso le coste africane.
>Qui si e' consumato, come da anni avviene nell'indifferenza  delle autorità di controllo, lo scempio di centinaia di ricciole. Alle 19 del pomeriggio, il moto peschereccio Graziella 4PL 509 è ripartito per Lampedusa con circa 3mila chili di pesce, destinati in buona misura ai mercati del nord italia e alle ricche industrie di inscatolazione.
>L'episodio, raccontando ad uno stupefatto Angelino Alfano, in visita  sull'isola, ha destato la sua sincera sorpresa. Da siciliano vero, attento alla tutela del patrimonio ambientale dell'isola e interessato a preservarne le potenzialità' anche turistiche, questa storia non e' piaciuta ed ha promesso di sollevarla in occasione nella  visita a Lampedusa.
>Ma torniamo alle ricciole e alla loro scellerata cattura.
>Sono state calate reti di profondità', con la tecnica della pesca per circuizione e le ricciole, esemplari dai 10 fino ai 45 kg, molte delle quali  in periodo riproduttivo, nuotavano a pochi metri dalla superficie per riscaldare le uova prima di depositarle. Esemplari di 3 fino a 15 anni di vita, sono finite in trappola. Nessuno scampo, una cattura senza selezione, che ha distrutto generazioni di pesce.
>Una tecnica di pesca, quella utilizzata, che si applica in scenari diversi per catturare pesce azzurro in quantità' e sempre nel rispetto di norme chiare che dovrebbero tutelare le specie più a rischio e, soprattutto, un ecosistema in perfetto equilibrio.
>Eppure, codice alla mano, le regole sarebbero chiare, ma nel territorio di mare che circonda la più' piccola isola pelagica, sembrano perdersi tra le onde.
>Per avere un quadro della disciplina basta telefonare alla capitaneria di porto di Lampedusa, solerte nel fornire informazioni su Mare Nostrum, ma impacciata  se si chiedono dati sulle regole. "La pesca per circuizione é permessa ma deve essere effettuata ad almeno 500 metri dalla costa e ad una profondità di oltre 50 metri. Pena per  chi sgarra una multa di 4mila euro" ci spiega al telefono un impacciato militare delegato dal Comandante  a parlarci.
>Controlli ne vengono effettuati? chiediamo laconicamente? "Certo come in molti altri generi di pesca" si appresta a spiegare il graduato.
>Ebbene, requisiti, questi, totalmente disattesi nella mattanza di punta Calcarella a Linosa, dove le reti sono state calate in un punto che si alza fino a 30 metri di profondità', lo scoglio di Pietro Tuccio. Con buona pace della protezione dei pesci.
>Eppure, parlando con i pochi linosani che vivono di pesca per gran parte dell'anno, compresi i mesi invernali dove il vento e le onde rendono ancora più infernale il panorama, la storia della pesca intensiva e fuori norma delle ricciole, e' uno scandalo che  ha creato gravi danni al sistema marino.
>"In 10 anni di pratica di questa pesca intensiva con tecniche  sotto costa e' stato distrutto un sistema che costituiva un unicum italiano in tutto il Mediterraneo" ci racconta un pescatore che fa traina nel rispetto delle regole.
>I pescherecci che vengono sotto costa a pescare cosi' le ricciole, danneggiano anche le famiglie che di questo pesce fanno una delle risorse più importanti della loro economia.
>Infatti Linosa vive di poche settimane di turismo all'anno e degli affitti di appartamenti di quella che  con il tempo e' divenuta il paradiso di sub ed amanti del mare estremo.
>Quattro anni fa l'isola, per sua fortuna fuori dalla rotta degli scafisti che tendono e farsi accogliere dai Lampedusani, visse la sua inebriante stagione di gloria quando Crialese vi ambiento' il film Terra ferma, storia  sul dramma dell'immigrazione dall'Africa con una buona dose di retorica tutta di sinistra.
>Il film, per fortuna dei veri amanti dell'isola, é stato un mezzo flop, per cui l'agognato effetto traino per il turismo sull'isola non c'e' stato.
>Ora, con gli effetti della crisi, resta il solo  baluardo dei turisti che amano davvero l'isola, ma gli scempi come quello della pesca delle ricciole possono infliggere un colpo mortale al futuro dell'isola.
>Tuttavia parlando del fatto al Bar del porto davanti a un ottimo caffè, viene fuori l'altra faccia della medaglia. Chi avverte i pescherecci della presenza dei branchi di ricciole intorno a Linosa?
>Nessuno fa nomi, ma e' chiaro che c'e' qualcuno che avvisa le barche lampedusane della presenza di banchi di ricciole. Per queste  soffiate ricevono una mancia  sul pescato di 3 pesci, del valore di meno di 500 euro. Questo vale  il danno arrecato all'isola e alle famiglie che vi vivono?
>Evidentemente nella peggior cultura dell'isola si.
>Che fare per fermare lo scempio?
>Gli amanti veri dell'isola hanno cercato sponde tanto nell'amministrazione locale, totalmente assente, quanto negli amici politici. Quel che e' certo e' che a pochi mesi da Expo, non a caso dedicato a Nutrire il pianeta, Energia perla vita, l'Italia e il Ministro Martina, non intervengono su questo dramma. Tuteliamo i tonni, ed e' giusto, proteggiamo i pesci spada, ed e' sacrosanto: che dobbiamo aspettare per proteggere anche le ricciole? Sono forse pesci di un Dio minore? A Linosa si confida in Alfano, un siciliano vero.



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