Articoli, saggi, Inizio vita, fecondazione assistita -  Redazione P&D - 2014-06-24

LA LEGGE 40/2004 DIECI ANNI DOPO - Call for papers Rivista di BioDiritto

Siamo lieti di segnalare all'attenzione dei lettori il lancio della call per il secondo numero della Rivista di BioDiritto.


La legge 40 del 2004 è stata una delle  leggi più controverse della storia legislativa del nostro Paese.  Approvata dopo anni di parziale deregulation nel campo della  fecondazione medicalmente assistita, la legge in questione compie una  scelta di campo netta che su alcuni punti sembra contraddire lo stesso  faticoso equilibrio raggiunto dalla disciplina sull"interruzione  volontaria della gravidanza. La procreazione assistita viene inquadrata  in una prospettiva in cui appare prevalente la tutela dei diritti  dell"embrione, e la dimensione biologica della genitorialità. Il ricorso  alle tecniche di fecondazione artificiale è configurato esclusivamente  come un rimedio contro la  sterilità o la infertilità; sono vietate la fecondazione eterologa  e la maternità surrogata, e possono accedere a tali tecniche solo le  coppie di sesso diverso; infine, la tutela dell"embrione arriva al punto  da imporre un numero massimo di embrioni da produrre e il loro  contemporaneo impianto, e da mettere in dubbio la possibilità di  ricorrere alla diagnosi genetica preimpianto, anche per coppie portatrici di malattie geneticamente trasmissibili.

Dieci anni dopo, di questa originaria impostazione sembra rimasto poco o niente. La Corte costituzionale  ha cancellato i limiti fissi legati alla produzione di embrioni e  l"obbligo di contemporaneo impianto e, da ultimo, il divieto di  fecondazione eterologa (con sentenza 162/2014 pubblicata di recente); la  Corte EDU  ha ritenuto che l"esclusione per le coppie portatrici di  malattie ereditarie e il divieto di diagnosi genetica preimpianto  costituissero una violazione degli artt. 8 e 14 della Convenzione; la  magistratura comune non solo ha dato avvio ai procedimenti che hanno  portato la Corte costituzionale a pronunciarsi sulla ragionevolezza  costituzionale della legge 40 (altre questioni sono ancora sub iudice), ma ha anche utilizzato tutte le sue risorse interpretative, in qualche caso andando oltre i limiti logici e testuali dell"interpretazione, per erodere o disattivare i meccanismi limitativi o impeditivi posti dal legislatore.

Anche sul tema della necessaria  diversità sessuale dei membri della coppia che ricorre alla fecondazione  assistita, l"opzione della legge 40, in questo coerente con il più  complessivo atteggiamento del diritto italiano nei confronti del  matrimonio e della genitorialità omosessuale, appare esposta alle  pressioni modificative che vengono dalla richiesta sempre più pressante  di dare una regolamentazione giuridica alle coppie same-sex,  e dal consolidamento di un indirizzo giurisprudenziale (sostenuto  soprattutto dalla Corte EDU) secondo cui l"orientamento sessuale del  genitore non incide in alcun modo sul processo educativo e identitario  del minore.

Il sostanziale démontage della  legge 40 sul piano giurisprudenziale, se da un lato  rappresenta una  perfetta fotografia del complicato rapporto tra legge e giudice sul  terreno dei diritti fondamentali, e specificamente nelle questioni del biodiritto,  offre al tempo stesso un laboratorio interessante per analizzare i  profili metodologici della decisione legislativa, come ad esempio la  rilevanza dei dati e delle acquisizioni scientifiche e tecnologiche come  elemento della ragionevolezza della legge.

Appare utile perciò ricostruire il volto  attuale della legge 40, capire se attraverso questi interventi  correttivi l"impianto legislativo abbia acquisito una nuova coerenza  (interna e costituzionale) o se sia necessario che il legislatore apra  un processo di ridefinizione dei contenuti della disciplina della  fecondazione assistita (e se un simile approdo sia allo stato  politicamente configurabile); chiedersi come queste modificazioni  abbiano inciso sulla gestione medica della procedura di procreazione  assistita; ridiscutere le linee costituzionali di un corretto e  ragionevole bilanciamento tra i diritti e gli interessi coinvolti in  questo tipo di procedimenti.

A questa stregua, si ritiene importante  che alcuni contributi siano dedicati ad una prospettiva che possiamo  definire: "la legge 40 vista da  fuori", dove per "fuori" si intende sia la cultura giuridica di altri  Paesi, sia il mondo scientifico e medico (come altre discipline,  economia, sociologia…) che ha dovuto in questi anni fare i conti con la  struttura e i limiti della legge.


I contributi potranno  riguardare il complessivo processo di assestamento/riscrittura  giurisprudenziale della l. 40, ovvero singoli profili tematici, tra i  quali, a titolo meramente esemplificativo:

- biodiritto e procreazione tra legislatore, giudici, scienza;

- diritto di procreare (configurazione e limiti);

- profili soggettivi dell"accesso alla PMA;

- fecondazione cd. eterologa dopo la sentenza della Corte costituzionale;

- assonanze e dissonanze tra l. 40 e l. 194;

- lo statuto giuridico del concepito;

- gli embrioni soprannumerari e il loro destino;

- la PMA negli altri ordinamenti;

- profili di diritto comparato.


I contributi saranno valutati, in  forma anonima, da parte di un apposito comitato scientifico e  selezionati anche sulla base della loro originalità per la pubblicazione sulla Rivista.

Gli scritti non dovranno superare gli  80.000 caratteri (spazi inclusi) e potranno essere redatti in italiano,  inglese, spagnolo o francese (con abstract in inglese) secondo i criteri  redazionali indicati nel file reperibile in questa pagina (http://www.biodiritto.org/ojs/index.php?journal=biolaw&page=about&op=submissions#authorGuidelines).

I contributi dovranno essere inviati entro il 5 settembre 2014 al seguente indirizzo:   [email protected].




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