Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Valeria Cianciolo - 2016-06-29

La legge sul negazionismo – di Valeria Cianciolo

Negare la Shoah, un crimine di genocidio, un crimine contro l"umanità o un crimine di guerra, come sono definiti dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, è circostanza aggravante dei delitti di propaganda razzista e di istigazione o incitamento alla commissione di atti razzisti, puniti dalla l. 13 ottobre 1975, n. 654.

Il 28 giugno 2016, sulla G.U. n. 149, è stata pubblicata la legge 16 giugno 2016, n. 115 con la quale si attribuisce rilevanza penale alle affermazioni negazioniste della Shoah, dei fatti di genocidio, dei crimini contro l"umanità e dei crimini di guerra, come definiti rispettivamente dagli artt. 6, 7 e 8 dello Statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale.

Il legislatore interno, dando attuazione alla dec. quadro 2008/913/GAI, ha optato per una scelta moderata di incriminazione, prevedendo che tali affermazioni possano integrare non un autonomo fatto di reato, bensì una circostanza aggravante dei delitti di propaganda razzista, di istigazione e di incitamento di atti di discriminazione commessi per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, puniti dall"art. 3, l. 13 ottobre 1975, n. 654, come modificato dapprima dal d.l. 26 aprile 1993, n. 122, conv. con modif. dalla l. 25 giugno 1993, n. 205 ("decreto Mancino") e, più di recente, dalla l. 24 febbraio 2006, n. 85 (legge sui reati di opinione).

Si chiude in modo politically correct un problema aperto nell"orizzonte europeo.

Il significato simbolico (a differenza della reale portata normativa) è molto forte.

Opporsi al fondamentalismo violento, con tutti i mezzi legittimamente disponibili, è un fronte d"impegno fondamentale. Il diritto penale è strumento utile e necessario di fronte alla violenza, e può essere impiegato anche di fronte a condotte di preparazione alla violenza.

I discorsi di odio si possono servire di molteplici possibilità linguistiche: le etichette denigratorie (frocio invece di gay), le etichette categoriali (culattoni invece di omosessuali). E sono discorsi ignobili. Così come ribaltare la realtà: "Basta la Shoah. Oggi ci sono i problemi ambientali!"

E sono discorsi inqualificabili.

Opporsi al negazionismo è esigenza condivisa da tutti coloro che discutono del problema, fautori o critici d"una soluzione penalistica. La discussione è sui mezzi!

La proposta di incriminare la manifestazione di tesi "negazioniste" non è piaciuta agli storici che nel 2007 hanno stilato e firmato numerosi un manifesto "contro il revisionismo, per la libertà della ricerca storica", in cui si argomenta che un"eventuale incriminazione offrirebbe ai negazionisti la possibilità (come già avvenuto) di ergersi a difensori della libertà d"espressione; stabilirebbe "una verità di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare questa stessa verità storica, invece di ottenere il risultato opposto sperato". Il manifesto degli storici conclude che "è la società civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, che può creare gli unici anticorpi capaci di estirpare o almeno ridimensionare ed emarginare le posizioni negazioniste".

Io ho una preoccupazione: come accade secondo la teoria dei vasi comunicanti, l"eccedenza di risposta penale su temi quali l"omofobia (ma anche il razzismo, la xenofobia, l"antisemitismo, il sessismo) non rischia di tradursi in ulteriori limiti all"esercizio della libertà di manifestazione del proprio pensiero?



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