Articoli, saggi, Danni non patrimoniali, disciplina -  Ziviz Patrizia - 2014-09-03

LA LOTTERIA RISARCITORIA - Patrizia ZIVIZ

Mentre ferve l"attesa degli interpreti di conoscere le statuizioni delle Sezioni Unite in materia di risarcimento del danno da perdita della vita, il lungo e tormentato percorso giudiziale di tragedie accadute oramai decenni orsono approda ad esiti spesso radicalmente opposti rispetto a quelli riconosciuti nella oramai celebre sentenza n. 1361/2014. Nella lotteria che connota questo periodo di incertezze, vi è chi si trova a ricevere una risposta risarcitoria di entità oltremodo contenuta, rispetto al pregiudizio effettivamente patito.

Così accade, ad esempio, in una recente sentenza della Cassazione (Cass. civ., 8 luglio 2014, n. 15491, rel. D"Amico), relativa alla vicenda di un giovane, deceduto in seguito a incidente stradale - dopo due mesi ­– a causa delle gravissime lesioni subite. Per quanto riguarda i danni subiti dalla vittima, i giudici di legittimità si limitano a riconoscere la congruità della somma attribuita dalla corte d"appello quale ristoro del danno biologico da inabilità temporanea, relativo al limitato periodo di sopravvivenza, quantificato nella somma di 50.000 euro. La S.C. afferma che tale statuizione "risulta conforme alla giurisprudenza di questa Corte secondo la quale l"ammontare del danno biologico, che gli eredi del defunto richiedono iure succesionis, va calcolato non con riferimento alla durata probabile della vita del defunto, ma alla sua durata effettiva". Ad essere riconosciuto è, dunque, un appesantimento quantificatorio che viene attribuito in relazione alla circostanza che l"inabilità temporanea risulta seguita non già dalla guarigione, ma dalla morte del soggetto. Ci si limita, in ogni caso, a liquidare congruamente il danno patito nel periodo di sopravvivenza, senza fornire alcun genere di riscontro alla perdita della vita subita dalla vittima.

Anche per quanto riguarda i congiunti, la liquidazione risulta porsi a livelli minimali. Se, infatti, da una parte, viene – del tutto condivisibilmente – confermata l"esclusione del ristoro di un danno biologico patito iure proprio, in assenza di dimostrazione quanto a patologie sofferte dai familiari, dall"altra parte, il ristoro del danno da perdita del rapporto parentale viene convogliato nei ristretti limiti del pregiudizio morale, sulla base della considerazione che la sentenza di secondo grado "ha provveduto al risarcimento del danno morale considerando anche lo stretto vincolo parentale e il grandissimo dolore che la perdita dell"unico figlio e per la conseguente, estrema intensità della sofferenza subita". In nome dell"unitarietà della liquidazione del danno non patrimoniale, si finisce allora per considerare adeguata una quantificazione basata sulla considerazione dei soli profili sofferenziali del pregiudizio, senza tener contro della ricaduta esistenziale che il lutto ha prodotto nella vita dei familiari.

Difficilmente comprensibili, per i soggetti coinvolti, risultano esiti così altalenanti. Considerato che l"omogeneità di trattamento tra le vittime appare uno dei principi più volte ribaditi dalla Cassazione, ci si augura – allora - che l"intervento delle Sezioni Unite possa rappresentare l"occasione per individuare la base di un trattamento uniforme e congruo per le vittime di illeciti mortali.



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