Fragilità, Storie, Diritti, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2015-07-13

LA MIA ESPERIENZA - Michela DEL VECCHIO

Era lo scorso inverno quando, forse per stanchezza o forse per la voglia di fare qualcosa di nuovo rispetto alla solita routine di udienze e atti da preparare, mi sono immersa in un progetto diverso: una serata di beneficienza fatta di sport e di emozioni in teatro.Contattata un"associazione sportiva per l"organizzazione della serata si poneva la necessità di individuare una associazione cui devolvere la beneficienza: in realtà sul territorio vi era l"imbarazzo della scelta ma il mio pensiero si è rivolto ad un"associazione che conoscevo impegnarsi in favore dei disabili.Fu così che entrai in contatto con il Presidente di questa associazione il cui nome "Camminare Insieme" già mi entusiasmava. E ciò non solo in quanto il "Camminare" implicava un movimento fisico che il disabile non sempre è in grado di compiere (e quindi una sfida) ma soprattutto perchè il termine "Insieme" evocava un"idea di solidarietà che sovente è sconosciuta.Ho così conosciuto le famiglie associate, i loro ragazzi, le difficoltà ma soprattutto ho colto la forza e la tenacia con cui queste famiglie lottano per questi ragazzi, per non farli sentire "diversi", per farli partecipare ad attività scolastiche e ludiche e persino a competizioni sportive in cui possano confrontarsi e divertirsi.Ho saputo che l"associazione è stata costituita nel 1999 con la finalità di coinvolgere le famiglie con disabili in attività socio – culturali e di animazione sociale. L"ente comunale ha offerto loro alcuni locali di una scuola primaria per svolgere attività pomeridiane (ceramica, recitazione, disegno e simili). Diversi sono i progetti realizzati da tale associazione: festa del cavallo e del turismo equestre, mini maratona "Correre intorno l"Abbazia", Festa dell"Amicizia, "Stelle di Natale", Befana "Insieme", gite anche in barca con lezioni di vela, giornate di pesca.Ho in definitiva scoperto che la forza dell"associazione sta proprio nelle famiglie che si riuniscono condividendo i problemi dei ragazzi disabili e confrontandosi nella ricerca di soluzioni: ciò mi ha confermato che la solidarietà e la condivisione dei problemi consente di affrontare le difficoltà quotidiane di varia natura (non ultimo burocratiche – amministrative quali, a solo titolo esemplificativo, l"accesso ai benefici legislativi regionali e non per le famiglie dei disabili).In realtà, per queste famiglie, il problema più importante da affrontare è il trasporto de disabili ed infatti nella serata che stavo organizzando proprio l"impossibilità di accompagnare i ragazzi a teatro ha impedito una copiosa partecipazione di questi allo spettacolo sportivo ed artistico.Altro aspetto che è emerso nei nostri incontri è l"isolamento dei ragazzi diversamente abili ed il timore da parte delle famiglie che questi siano fatti oggetto di beffe e scherzi.Probabilmente un timore infondato ma comunque figlio di una cultura che è ancora da cambiare.Ed è proprio nel confronto e nella conoscenza di questi problemi che mi è venuta l"idea di aiutare le persone c.d. abili a conoscere, come è capitato a me, le difficoltà di queste famiglie, i loro timori, le paure ma anche la voglia di reagire e di combattere per permettere ai loro ragazzi di crescere con serenità (del resto quale genitore non desidera questo per il proprio figlio?)E quale ambiente è più adatto se non quello scolastico dove i ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo impegnati in varie attività non solo di apprendimento e dove si "costruisce" la loro educazione sociale?. E" così stato elaborato un progetto scuola che inaspettatamente ha trovato adesioni e consensi da parte dei Dirigenti degli Istituti scolastici e collaborazioni anche universitarie. Una "unione di forze" il cui unico scopo è quello di favorire l"integrazione affinchè vi sia un arricchimento reciproco: i disabili potranno costruire nuove relazioni sociali fuori dal loro nucleo familiare ed associativo ed i ragazzi "abili" potranno conoscere le emozioni che i disabili trasmettono e crescere nella consapevolezza che la disabilità è in fin dei conti un dono in quanto consente di cogliere aspetti della vita quotidiana che nella routine sono dati per scontato o non osservati ma che, al contrario, sono importanti costituendo il senso stesso della persona.La difficoltà che ad esempio un disabile può incontrare nello stringere una mano rende più significativo il gesto stesso perché dimostra la forza di volontà che quest"ultimo ha impiegato per comandare al proprio corpo tale gesto.Ed allora il disabile non è un problema che la società deve risolvere ma una chiave di lettura della società, un diverso modo di emozionarsi e di rapportarsi con l"altro. Ed è partendo da questo presupposto che mi auguro di emozionarmi nel prossimo anno scolastico in cui, partecipando quale ideatrice e consulente al progetto indicato, potrò vivere le costruende relazioni fra i ragazzi e gioire con loro aiutandoli ad "abbattere le barriere" umane.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati