Changing Society, Generalità, varie -  Tornesello Giulia - 2013-08-01

LA MIGLIORE RAGIONE - Giulia TORNESELLO

So l'ora in cui la faccia più impassibile
è traversata da una cruda smorfia:
s'è svelata per poco una pena invisibile.
Ciò non vede la gente nell'affollato corso.

Voi, mie parole, tradite invano il morso
secreto, il vento che nel cuore soffia.
La più vera ragione è di chi tace[…]

Eugenio Montale Ossi di seppia

Non esiste un tempo per formarsi alla dignità. Dall"infanzia alla giovinezza, dall"età forte alla maturità ed infine alla vecchiaia ci accompagna quello che si potrebbe definire un "dress code prescrittivo".

Quale?

Ma relazionarsi dire esprimersi comunicare, suvvia. Adeguarvisi, subirlo o quanto meno accettarlo a seconda dei casi ed è fatta?

Non proprio…

Il filosofo G. Battista Vico nella Scienza Nuova usa il termine "degnità" in riferimento a "principi generali".
Si vale dunque del termine in un particolare significato ridefinendo gli assiomi con l"antico "degnità" che si era usato in passato, e comunemente, in alternativa a "dignità".

Cosa c"entra ora Vico, penserete voi lettori.

È che, "dignità", sembra essere diventato un concetto completamente neutro. Per andare oltre il significato neutro di dignità si deve adoperare un aggettivo, visto che il concetto per se stesso non è più sufficiente.
Non era così nel pensiero romano antico, non esisteva allora, la separazione tra la forma ed il contenuto.
Per i Romani la forma non era seconda, non era inferiore al contenuto.
La forma aveva gli stessi diritti di esistere e la stessa importanza del contenuto; anzi, di più, la forma era il contenuto stesso.
Dunque Vico, tenta di riportare in auge la "forza" della degnità/dignità. Un tutt"uno.
Che impresa impossibile oggi, anche solo da pensare.

Eppure…

"la dignità ti entra con dolce violenza nel cuore e nel cervello e non se ne va più".
Resiste il cuore, talora, come ad un vento impetuoso. Sa che sarà coinvolto, strapazzato, e per tutta la vita. Pochi i fremiti bianchi, delicati come petali, più spesso abissi sfiorati, arrampicate sulla roccia per arrivare lì dove la dignità resiste, in salvo. Un volo senza fine, una fatica che strema il cuore e trascende il reale.

È lì il punto intangibile dove gli attacchi alla dignità non fanno male perché non riescono ad arrivare "se non sino ad un certo punto".

In cammino verso la Montagna: essere terragni.

La terra ha una sua sapienza guaritrice. Stando ben attaccati alla terra guardandola, osservandola ed amandola in silenzio e senza gesti predatori ci si mette in viaggio verso la Montagna.

Piccole, talora piccolissime tappe, cadute, risalite poi. Per andare alla ricerca segreta nota solo a noi di cose preziose. Come la salute perduta, la serenità che segue alla paura non domata ma almeno imbrigliata, della pace infine … "il canto che singhiozza è un canto di pace" (E. Montale)

Una diversità esistenziale che si dichiara in pace rispetto a chi non ha in inquietudini " che tira dritto" per marcare la distanza.

Un giovane Fortini nelle lettere scambiate con Eugenio Montale scrive:

"Vorrei che le mie parole le dessero dolore. Sono state l"unico modo degno di lei con il quale ho creduto di dover rispondere al dolore venuto a me dalle sue parole. Se invece non avessero destato in lei che amarezza, risentimento o derisione, allora dovrei chiederle scusa di averle scritte"

Era un gran conoscitore di Montale, Franco Fortini, non il suo critico ufficiale no, tanto meno il suo agiografo. Pochi andrebbero a cercare Fortini per trovare un commento alle opere del grande poeta.

Ecco perché si è parlato di questo viaggio verso la Montagna (dignità) come di un viaggio "terragno". Non simbolico. Quante volte Fortini si sarà chiesto a proposito della fatica di comprendere ed essere compreso dal Grande Eugenio Montale: "ma chi me lo fa fare?"

La risposta è nella possibilità del giovane di scrivere al più maturo e più Grande: " vorrei che le mie parole le dessero dolore" come " il dolore venuto a me dalle sue parole".

La pacificazione nella parificazione, il premio allo sforzo verso una maturità finalmente raggiunta senza che questo sforzo appaia inutile o fine a se stesso. Anche qualora vi irrompa, imprevisto e crudele, un elemento di irrazionalità.

"Chi me lo fa fare?" e la risposta è ancora: "la migliora ragione è di chi tace - il canto che singhiozza è un canto di pace"(g.t.)



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