Changing Society, Fine vita -  Redazione P&D - 2015-03-03

LA MORTE DEI VECCHI

Pur essendo assolutamente contrario  filosoficamente, umanamente ed eticamente alla pena di morte, ci sono  altre morti che mi colpiscono e mi addolorano maggiormente.


Penso alla morte delle persone anziane. Come muoiono oggi i vecchi?  Muoiono in OSPEDALE. Perché quando la nonna di 92 anni è un po" pallida  ed affaticata deve essere ricoverata. Una volta dentro poi, l"ospedale  mette in atto ciecamente tutte le sue armi di tortura umanitaria.  Iniziano i prelievi di sangue, le inevitabili fleboclisi, le  radiografie.


"Come va la nonna, dottore?". "E" molto debole, è anemica!".
Il giorno dopo della nonna ai nipoti già non gliene frega più niente!
"Come va l"anemia, dottore?". "Che vi devo dire? Se non scopriamo la causa è difficile dire come potrà evolvere la situazione".
"Ma voi cosa pensate?". "Beh, potrebbe essere un" ulcera o un tumore…  dovremmo fare un" endoscopia". Io faccio il chirurgo e lavoro da venti  anni in ospedale. Mi sono trovato moltissime volte in situazioni di  questo tipo. Che senso ha sottoporre una vecchia di 92 anni ad una  gastroscopia? Che mi frega sapere se ha l"ulcera o il cancro? Perché  deve morire con una diagnosi precisa? Ed inevitabilmente la gastroscopia  viene fatta perché i nipoti vogliono poter dire a se stessi e a  chiunque chieda notizie, di aver fatto di tutto per la nonna.

Dopo la gastroscopia finalmente sappiamo che la vecchia ha solamente una  piccola ulcera duodenale ed i familiari confessano che la settimana  prima aveva mangiato fagioli con le cotiche e broccoli fritti, "…sa, è  tanto golosa".

A questo punto ormai l" ospedale sta facendo la sua opera di  devastazione. La vecchia perde il ritmo del giorno e della notte perché  non è abituata a dormire in una camera con altre tre persone, non è  abituata a vedere attorno a sé facce sempre diverse visto che ogni sei  ore cambia il turno degli infermieri, non è abituata ad essere svegliata  alle sei del mattino con una puntura sul sedere. Le notti diventano un  incubo. La vecchietta che era entrata in ospedale soltanto un po"  pallida ed affaticata, rinvigorita dalle trasfusioni e rincoglionita  dall"ambiente, la notte è sveglia come un cocainomane. Parla alla vicina  di letto chiamandola col nome della figlia, si rifà il letto dodici  volte, chiede di parlare col direttore dell"albergo, chiede un avvocato  perché detenuta senza motivo.

All"inizio le compagne di stanza ridono, ma alla terza notte minacciano  il medico di guardia "…o le fate qualcosa per calmarla o noi la  ammazziamo!". Comincia quindi la somministrazione dei sedativi e la  nonna viene finalmente messa a dormire.
"Come va la nonna, dottore? La vediamo molto giù, dorme sempre".

Tutto questo continua fino a quando una notte (chissà perché in ospedale  i vecchi muoiono quasi sempre di notte) la nonna dorme senza la puntura  di Talofen.
"Dottore, la vecchina del 12 non respira più".

Inizia la scena finale di una triste commedia che si recita tutte le  notti in tanti nostri ospedali: un medico spettinato e sbadigliante  scrive in cartella la consueta litania "assenza di attività cardiaca e  respiratoria spontanea, si constata il decesso". La cartella clinica  viene chiusa, gli esami del sangue però sono ottimi. L"ospedale ha fatto  fino in fondo il suo dovere, la paziente è morta con ottimi valori di  emocromo, azotemia ed elettroliti.

Cerco spesso di far capire ai familiari di questi poveri vecchi che il  ricovero in ospedale non serve e anzi è spesso causa di disagio e dolore  per il paziente, che non ha senso voler curare una persona che è  solamente arrivata alla fine della vita. Vengo preso per cinico, per un  medico che non vuole "curare" una persona solo perché è anziana. "E poi  sa dottore, a casa abbiamo due bambini che fanno ancora le elementari  non abbiamo piacere che vedano morire la nonna!".

Ma perché? Perché i bambini possono vedere in tv ammazzamenti, stupri,  "carrambe" e non possono vedere morire la nonna? Io penso che la nonna  vorrebbe tanto starsene nel lettone di casa sua, senza aghi nelle vene,  senza sedativi che le bombardano il cervello, e chiudere gli occhi  portando con sé per l"ultimo viaggio una lacrima dei figli, un sorriso  dei nipoti e non il fragore di una scorreggia della vicina di letto.
Regaliamo ai nostri vecchi un atto di amore, non cacciamoli di casa quando devono morire.

Glodencharlie

Tratto da www.nottidiguardia.it

Questo sito è stato creato da un gruppo di operatori sanitari, estrosi  ed intraprendenti, che sentono un legame, sottile ma tenace, fra la  passione per la medicina e l"amore per l"arte, il teatro, la fotografia,  la letteratura.



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