Varie, Reato -  Redazione P&D - 2014-11-02

LA NATURA DI REATO NECESSARIAMENTE ABITUALE DELLA FATTISPECIE DI CUI ALLART. 572 C.P. - Cass. pen. 2326/2014 - Eleonora MONTARULI

L"indagato era destinatario di un"ordinanza applicativa della misura cautelare dell"allontanamento dalla casa familiare. Il Gip aveva ritenuto sussistere a suo carico gravi indizi di colpevolezza del reato di maltrattamenti in famiglia, fattispecie punita dall"art 572 c.p.

Il difensore proponeva ricorso per cassazione per violazione di legge avverso l"ordinanza che disponeva la misura cautelare, poiché il Gip aveva errato nel ritenere configurabile in capo all"imputato il reato di cui all"art 572 c.p.. Tale fattispecie non è astrattamente configurabile, a dire della difesa, allorquando i presunti maltrattamenti abbiano carattere occasionale.

La Suprema Corte accoglieva il ricorso. E precisamente affermava che, poiché i comportamenti prevaricatori e/o violenti ascritti all"indagato si riducono a tre nell"arco di un triennio in un contesto familiare e coniugale in costante deterioramento, non sembra possibile poterli ricomprendere in un contesto unitario, normativamente connotato dalla figura delineata dall"art572 c.p.

Tale reato richiede, per la sua configurazione, una serie abituale di condotte, attuate anche in un arco temporale ampio, ma entro il quale possano agevolmente essere individuate come espressione di un costante atteggiamento dell"agente di maltrattare o denigrare il soggetto passivo.

La Suprema Corte conclude affermando che fatti occasionali e d episodici, pur penalmente rilevanti in relazione ad altre figure di reato, determinati da fattori contingenti (ad es. rapporti interpersonali connotati da permanente  conflittualità) e come tali insuscettibili di essere inquadrati in una cornice uniatria, non possono assurgere alla definizione normativa di cui all"art. 572 c.p.

La Suprema Corte annullava l"ordinanza impugnata.

Quanto alla natura necessariamente abituale del reato di 572 c.p., la Corte si era già pronunciata numerose volte in senso affermativo.

Recentemente è stato infatti affermato che "deve escludersi che la compromissione del bene protetto si verifichi in presenza di semplici fatti che ledono ovvero mettono in pericolo la libertà, l"incolumità personale o l"onore di una persona della famiglia , essendo necessario, per la configurabilità del reato, che tali fatti siano la componente di una più ampia ed unitaria condotta abituale, idonea ad imporre un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile. Così Cass. pen. sez. VI, 26 settembre 2003, n. 37019, in Cass. pen., 2004, 862. In senso conforme: Cass. pen., sez. VI, 22 dicembre 2010, n. 45037, in Ced Cass. pen., n. 249036; Cass. pen. sez. VI, 27 aprile 1995, n. 4636, in Cass. pen., 1996, 1438; Cass. pen., sez. I, 4 settembre 1996, n. 8618, in Cass. pen., 1997, 2449 e Cass pen., sez. VI, 19 febbraio 2004, n. 7192, in Cass. pen., 2005, 1259.



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