Articoli, saggi, Danno esistenziale -  Mottola Maria Rita - 2013-11-16

LA NUOVA FRONTIERA DEL DANNO: IL DANNO SESSUALE – Maria Rita MOTTOLA

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Nel panorama della ricerca giuridica il tema della libertà sessuale è stato affrontato negli ultimi anni con progressivo interesse. Come sempre più spesso accade, la testa di ponte è la giurisprudenza risarcitoria che trova la sua più pregnante premessa nella lettura costituzionale che la Consulta suggerisce su temi che suscitano fermento e interesse, prima ancora sociale che giuridico.

Già la Corte Costituzionale aveva trovato occasione in materia, all"apparenza estranea all"argomento, di precisare il suo punto di vista sul concetto stesso di libertà sessuale. La Corte doveva dare indicazioni in materia di pensioni di guerra alle donne vittime di stupri. Presupposto per l"erogazione del sussidio pensionistico è l"atto di violenza sessuale, in occasione di uno scenario di guerra. La Corte interviene sotto la vigenza delle norme penalistiche in materia sessuale e fa riferimento alla violenza carnale definendola <> (C. Cost. 18 dicembre 1987, n. 561, FI, 1989, I, 2113). Di libertà sessuale non vi è traccia nei codici e nella stessa Costituzione. Fuor di dubbio la sessualità è espressione della persona e, di conseguenza, la libertà di viverla è un diritto fondamentale, soggettivo e assoluto. Trova, allora, la giusta collocazione nell"art. 2 della Carta che impone di garantire la dignità che è essenzialmente il risultato della libertà dell"uomo, momento iniziale e fondante di in ogni sua componente spirituale e psico-fisica.

La possibilità di vivere la sessualità trova molteplici e complessi ostacoli e la compromissione di tale libertà si manifesta in diversi ambiti – famiglia, lavoro, ambienti ludico-didattici, mezzi di comunicazione – con caratteristiche differenti per la natura della vittima – donna, familiare, minore, soggetto debole, lavoratore – o per la posizione dell"aggressore – estraneo, parente, persona di fiducia. Non tutte le violenze sono uguali, non tutte le vittime sono uguali. Tale evidente realtà deve essere tenuta ben presente in occasione della valutazione delle conseguenze dannose e del risarcimento del danno. Ma la libertà sessuale può essere compromessa anche da un fatto accidentale o traumatico non riconducibile a una azione dolosa. E" possibile un compromissione a seguito di un incidente stradale o a un infortunio o malattia lavorativa, o a malpractice medica. Può ancora trovare una limitazione indiretta come nel caso di un marito che si vede espropriato della sua vita sessuale a causa di una malattia o menomazione provocata alla moglie, da una condotta incauta di altri. Da una violenza sessuale subita da uno dei componenti possono poi derivare perturbamenti gravi alla vita familiare. Il panorama è estremamente variegato anche se la parte più rilevante in termini quantitativi è certamente la violenza subita dalle donne. La donna continua a accettare violenze e, anche, violenze sessuali, all"interno della famiglia, ma lentamente l"omertà si lacera per lasciare il posto a una ritrovata dignità. Si giunge anche alla denuncia e la giurisprudenza più recente ha chiaramente stigmatizzato il comportamento del marito sessualmente violento. <"a subire plurimi rapporti sessuali" anche quando la donna non lo desideri>> (Cass. 26345/10).

La violenza sessuale è lacerante, provoca conseguenze gravi nell"immediato e nel lungo periodo. La sindrome post traumatica da stress, tipica di una situazione che vede la vittima aggredita nella sua stessa intimità, non sempre si risolve, ma lascia molteplici strascichi anche gravi e duraturi. Già nel 1998 le indagini Istat acclaravano che su un campione di circa 20.000 donne, di età compresa tra i 14 e i 59 anni, circa il 70% non aveva superato l"evento traumatico. La violenza subita aveva cambiato la loro vita … in peggio.

Ma tutto si risolve nella violenza alle donne e ai minori? Forse in un futuro prossimo potrebbe aprirsi un altro fronte.Chissà cosa diranno gli esperti di psicologia, psicanalisi e scienze comportamentali tra qualche decennio, o anche prima. Siamo sicuri che qualche scienziato non spiegherà che la vita condotta da minori in contesti familiari con genitori appartenenti allo stesso sesso possa influire determinando le scelte sessuali del piccolo? E se lo farà i giudici che hanno acconsentito ad adozioni per coppie non eterologhe saranno responsabili delle conseguenze? E i genitori affidatari potranno essere oggetto di richieste di danni?

Tutti ricordiamo il dott. Spock e la generazione che fu educata secondo i suoi metodi permissivi. Il famoso scienziato col tempo censurò se stesso modificando la propria teoria e proponendo un metodo meno permissivo tale da non lasciare libero il bambino, come un piccolo imperatore dal potere assoluto sugli adulti, ma da guidare con "amorevole severità e disciplinata tenerezza". La modifica di rotta fu suggerita dal suicidio del nipote all"età di 22 anni avvenuto nel 1983? Chissà! Probabilmente no, ma un evento così traumatico forse lo indusse a riflettere, se non sulle sue teorie, su come le sue teorie fossero state interpretate o mal interpretate. Resta il fatto che lui, di idee socialiste, nel suo ultimo libro "Un mondo migliore per i nostri figli", pubblicato nel '94, denunciava la perdita della spiritualità, sostenendo che "lo stato disastroso della nostra società dimostra che non possiamo fare a meno della fede", avvicinandosi così al grande pedagogo polacco, di origine ebraica, Janusz Korczak che sacrificò la sua vita perché i suoi orfani non perdessero la loro dignità.



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