Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-10-26

La nuova governance nelle società partecipate – Alceste Santuari

Il d. lgs. n. 175/2016 (Testo Unico sulle società a partecipazione pubblica) consegna un (quasi) nuovo assetto di governance delle società c.d. "pubbliche"

In forza dell"art. 26, comma 1, d. lgs. n. 175/16, le società a partecipazione pubblica devono procedere a modificare i loro statuti entro il 31 dicembre p.v. (le società miste hanno più tempo: fino al 31 dicembre 2017).

E" interessante evidenziare che il legislatore delegato indica le modifiche da apportare negli statuti delle società a partecipazione pubblica non tanto quale possibilità di scegliere tra più opzioni disponibili, quanto per rafforzare le ragioni di una certa "specialità" delle società di cui ci occupiamo. Queste ultime, infatti, nonostante i numerosi richiami alla qualificazione giuridica di diritto privato, sono profondamente incise della mission pubblica loro assegnata dal legislatore e, in particolare, dagli enti locali soci.

Talune di queste modifiche riguardano l"organo amministrativo delle società, ancorché non trattasi di clausole che non rivoluzionano la prassi già invalsa in molte di queste società. Intendiamo qui riferirci in particolare alla previsione, di norma, di un amministratore unico in luogo di un consiglio di amministrazione. L"organo collegiale non sparisce completamente, in quanto spetta ad un dpcm definire quando, in ragione delle specifiche ragioni organizzative, l"assemblea dei soci potrà eleggere un consiglio di amministrazione e non prevedere l"amministratore unico.

Nel caso si possa optare per il consiglio di amministrazione, gli statuti dovranno prevedere che deleghe possano essere attribuite a un solo amministratore, salvo che l"assemblea non decida di autorizzare il conferimento di deleghe anche al presidente. A ciò si aggiunga che la figura del vicepresidente deve avere una "caratura" limitata: egli infatti può rivestire soltanto il ruolo di sostituto del presidente in caso di assenza o impedimento di quest"ultimo e per tale attività non possono essere previsti compensi aggiuntivi.

Inoltre, lo statuto deve specificare il divieto di corrispondere gettoni di presenza o premi di risultato deliberati dopo lo svolgimento dell"attività e di corrispondere trattamenti di fine mandato ai componenti degli organi sociali.

Per quanto riguarda, invece, i dirigenti il d. lgs. n. 175/2016 vieta indennità o trattamenti di fine mandato ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge o dalla contrattazione collettiva e agli stessi dirigenti si chiede di stipulare accordi ovvero patti di non concorrenza, al pari di quello che avviene nelle società private.

In ordine all"organo di controllo, per quanto riguarda le società per azioni, lo statuto deve tenere distinti il collegio sindacale dall"organo incarico della revisione legale; quest"ultima, nelle società a responsabilità limitata può anche essere affidata al collegio sindacale, che diviene obbligatorio (art. 3, comma 2).

Il d. lgs. n. 175/2016 non fa obbligo di modificare gli statuti delle società in ordine all"oggetto sociale. Al riguardo, tuttavia, è bene precisare che il decreto in parola ha abrogato l"art. 13, d.l. 223/2006 e che, conseguentemente, è caduto il divieto di gestire servizi strumentali da parte delle società che gestiscono servizi pubblici locali.

In materia di società in house, il decreto apporta alcune interessanti novità, tra le quali si annovera la legittimità di sottoscrivere, da parte dei soci pubblici, patti parasociali ultraquinquennali e la necessità di stabilire che oltre l"80% del fatturato della società deve essere effettuato nello svolgimento dei compiti ad essa affidati dall"ente pubblico socio/controllore. La produzione ulteriore a questo limite percentuale è consentita solo a condizione che la stessa permetta di conseguire economie di scala o altri recuperi di efficienza sul complesso dell"attività principale della società. In altri termini, come spesso abbiamo richiamato su questo sito, gli enti locali dovranno essere in grado di "provare" che l"apertura per così dire al mercato è funzionale alla mission pubblica assegnata alla società partecipata/controllata.

Da ultimo, ma non meno importante, occorre ricordare che ai sensi dell"art. 19, comma 5, gli enti locali soci adottano specifici atti di indirizzo con i quali fissano "obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul complesso delle spese di funzionamento, ivi comprese quelle per il personale, delle società controllate". Si tratta di indirizzi che devono essere approvati in assemblea dei soci: in questo senso, è opportuno, ancorché non sia previsto tra gli obblighi stabiliti dal decreto, procedere con la relativa modifica statutaria.

L"adempimento degli obblighi stabiliti dal decreto di riforma delle società partecipate può invero costituire l"occasione (opportunità) di rivedere e revisionare gli statuti delle società degli enti locali, anche per "verificarne" non tanto e non solo la rispondenza al dettato normativo, quanto per aggiornarne la funzione e la missione di interesse generale ad esse affidate, da affidare ex novo ovvero da rinnovare.



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