Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-10

LA NUOVA LEGGE SULLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO – Alceste SANTUARI

La legge 11 agosto 2014, n. 125 (entrata in vigore il 29 agosto 2014), recante "Disciplina Generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo", sostituisce la precedente normativa (n. 49/87) sulle organizzazioni non governative (ONG).

Gli obiettivi fondamentali che la nuova legge intende perseguire al fine di rafforzare l"attività di cooperazione internazionale del nostro Paese sono i seguenti:

a) sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze, migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e promuovere uno sviluppo sostenibile;

b) tutelare e affermare i diritti umani, la dignità dell'individuo, l'uguaglianza di genere, le pari opportunità e i principi di democrazia e dello Stato di diritto;

c) prevenire i conflitti, sostenere i processi di pacificazione, di riconciliazione, di stabilizzazione post-conflitto, di consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche.

Risultano destinatari dell"azione di cooperazione le popolazioni, le organizzazioni e associazioni civili, il settore privato, le istituzioni nazionali e le amministrazioni locali dei Paesi partner, individuati in coerenza con i principi condivisi nell'ambito dell'Unione europea e delle organizzazioni internazionali di cui l'Italia è parte.

Molteplici sono le attività che integrano la cooperazione pubblica allo sviluppo – CPS):

a) iniziative in ambito multilaterale;

b) partecipazione ai programmi di cooperazione dell'Unione europea;

c) iniziative a dono, di cui all'articolo 7, nell'ambito di relazioni bilaterali;

d) iniziative finanziate con crediti concessionali;

e) iniziative di partenariato territoriale;

f) interventi internazionali di emergenza umanitaria;

g) contributi ad iniziative della società civile.

I soggetti che partecipano al sistema della cooperazione allo sviluppo sono:

a) le amministrazioni dello Stato, le università e gli enti pubblici;

b) le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali;

c) le organizzazioni della società civile e gli altri soggetti senza finalità di lucro;

d) i soggetti con finalità di lucro, qualora agiscano con modalità conformi ai principi della legge in esame, aderiscano agli standard comunemente adottati sulla responsabilità sociale e alle clausole ambientali, nonché rispettino le norme sui diritti umani per gli investimenti internazionali.

La precedente normativa (l. n. 49/87) disciplinava le ONG quali soggetti non profit (associazioni), considerate le realtà organizzative preferenziali attraverso cui realizzare attività di cooperazione allo sviluppo. La l. 125/2014 conferma il ruolo centrale degli organismi non lucrativi, aggiungendo anche quelli che perseguono uno scopo di lucro.

Per quanto riguarda i soggetti non profit idonei a svolgere attività di cooperazione allo sviluppo, l"art. 26 individua i seguenti:

a) le organizzazioni non governative (ONG) specializzate nella cooperazione allo sviluppo e nell'aiuto umanitario;

b) le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) statutariamente finalizzate alla cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale (conseguentemente, nel decreto legislativo n. 460/1997 è stato inserito il relativo settore di attività);

c) le organizzazioni di commercio equo e solidale, della finanza etica e del microcredito che nel proprio statuto prevedano come finalità prioritaria la cooperazione internazionale allo sviluppo;

d) le organizzazioni e le associazioni delle comunità di immigrati che mantengano con le comunità dei Paesi di origine rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo o che collaborino con soggetti provvisti dei requisiti di cui al presente articolo e attivi nei Paesi coinvolti;

e) le imprese cooperative e sociali, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori, le fondazioni, le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, qualora i loro statuti prevedano la cooperazione allo sviluppo tra i fini istituzionali;

f) le organizzazioni con sede legale in Italia che godono da almeno quattro anni dello status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.

Il Comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo (di cui all'articolo 21) fissa i parametri e i criteri sulla base dei quali vengono verificate, con cadenza almeno biennale, le competenze e l'esperienza acquisita dai soggetti sopra elencati che sono iscritti, a seguito di tali verifiche, in apposito Elenco pubblicato e aggiornato periodicamente dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, dotata di personalità giuridica di diritto pubblico e sottoposta al potere di indirizzo e vigilanza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (art. 17).

Per la concessione di contributi o la realizzazione di progetti di cooperazione internazionale di sviluppo, l"Agenzia individua tra i soggetti iscritti all"elenco quelli idonei mediante procedure comparative pubbliche disciplinate da apposito Regolamento, sulla base di requisiti di competenza, esperienza acquisita, capacità, efficacia e trasparenza.

Dal punto di vista fiscale, preme evidenziare che la legge stabilisce che le attività di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario svolte dai soggetti iscritti nell'Elenco si considerano, ai fini fiscali, attività di natura non commerciale.



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