Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2013-12-29

LA PERSISTENTE VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI CURA GIUSTIFICA L'AFFIDO ESCLUSIVO - Trib. Roma 25/11/2013 - V. MAZZOTTA

La sistematica violazione degli obblighi di cura e di sostegno nei confronti della prole, posta in essere mediante la perdurante inosservanza dell"obbligo di contribuzione al mantenimento nella misura fissata dal Giudice, giustifica l"affidamento esclusivo dei figli all"altro genitore, oltre all"applicazione delle sanzioni di cui all'art. 709 ter II comma c.p.c

Lo ha sancito il Tribunale di Roma con la sentenza n. 23620 depositata il 25 novembre 2013.

Il caso di specie: la moglie chiede la separazione con addebito al marito, l"affidamento condiviso della prole, l"assegnazione della casa coniugale e il mantenimento per sé e per i figli, rispettivamente nella misura di € 1.500 ed € 2.500 mensili. Il marito si costituisce chiedendo a sua volta l"addebito della separazione alla moglie, l"assegnazione di parte della casa coniugale, l"affido condiviso dei figli e un minor contributo al loro mantenimento, quantificato in 600 euro mensili, nulla per il coniuge.

Emerge, nel corso del giudizio, che l"uomo aveva occultato le proprie reali disponibilità economico – patrimoniali, oltre ad avere costantemente violato, sin dai provvedimenti provvisori (non reclamati), l'obbligo di corrispondere l'assegno di mantenimento in favore dei figli minori nella misura stabilita dal Tribunale, oltre alla quota di spettanza delle spese straordinarie.

Il Tribunale, discostandosi dalle richieste dei coniugi, dispone l"affido esclusivo dei figli alla madre, in considerazione del disinteresse manifestato del padre nei confronti della prole: disinteresse che sì è tradotto in particolare nella violazione sistematica degli obblighi di cura e sostegno attuata attraverso il perdurante mancato rispetto dell'obbligo di contribuzione al mantenimento dei minori nella misura fissata dalle statuizioni giudiziali. Oltre al fatto che le somme versate dal padre a tale titolo erano state talmente esigue da non consentire ai minori un sostentamento decoroso, anche con riferimento al tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Tale deplorevole comportamento induce il Giudice ad applicare le sanzioni stabilite dall"art. 709 ter cpc. In particolare l'ammonimento al rispetto dei provvedimenti giudiziali e il risarcimento del danno in favore dei figli minori nella misura di euro 4.000,00.

Il provvedimento è interessante sotto diversi profili.

In primo luogo, l"affido esclusivo è disposto "d"ufficio" in favore della madre. Alla luce delle modifiche intervenute sugli artt. 155 e segg. del codice civile, in materia di affidamento dei minori, il giudice "valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati".  La riforma applica il principio della bigenitorialità, intesa quale diritto del figlio ad un rapporto completo e stabile con entrambi i genitori anche in caso di separazione o divorzio. A tale regola potrà derogarsi solo ove l"affidamento condiviso risulti "pregiudizievole per l"interesse del minore".

Poiché le circostanze ostative all'affidamento condiviso non sono state tipizzate, la loro individuazione è rimessa al Giudice che provvede con "provvedimento motivato", tenuto conto della peculiarità del caso concreto.

In generale, l"affidamento esclusivo trova applicazione in caso di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell'affidamento in concreto pregiudizievole per il minore. Più nello specifico, può trattarsi di una anomala condizione di vita del genitore, del grave impedimento fisico o psichico del genitore, dell"insanabile contrasto con il figlio, dell"obiettiva lontananza, o dell"indifferenza e totale disinteresse nei confronti del figlio, anche in termini di mancata contribuzione in termini economici al suo mantenimento.

Quest"ultima circostanza è presa in considerazione dal Tribunale di Roma, con la sentenza in commento, e posta a fondamento della decisione di affidare i figli alla madre in via esclusiva.

Ma anche dell"applicazione delle sanzioni previste dall"art. 709 ter c.p.c.. In merito si evidenzia che dottrina e giurisprudenza sono divise tra coloro che ritengono non applicabili le sanzioni previste dalla norma citata all"inosservanza delle disposizioni di carattere economico, e coloro che sono di contrario avviso, trovando la norma i propri presupposti di fatto nell"inadempimento di uno dei coniugi a quanto stabilito dai provvedimenti presidenziali e nei comportamenti lesivi degli interessi della prole.

Altro aspetto interessante è la rilevanza che viene attribuita al comportamento del padre, che ha tentato, in causa, di celare i propri redditi reali. Tale condotta, rileva il Tribunale, è valutabile dal giudice come elemento di giudizio. I Giudici richiamano anche il principio secondo cui le risultanze delle dichiarazioni dei redditi prodotte, attesa la loro funzione tipicamente fiscale, non assumono rilievo decisivo e non rivestono valore vincolante, potendo piuttosto essere valutate discrezionalmente e quindi disattese alla luce delle altre risultanze probatorie, comprese le nozioni di comune esperienza e le presunzioni semplici. Le dichiarazioni dei redditi non possono costituire una prova esaustiva a favore di chi le produce in virtù del principio in base al quale a nessuno è dato precostituire una prova a proprio favore con una propria dichiarazione, tanto più quando i redditi denunciati non sono certificati da terzi soggetti sostituti di imposta e la veridicità della dichiarazione dipende interamente dal dichiarante, circostanza che impone maggiore cautela nell'accettarla come indizio delle effettive possibilità economiche dello stesso.



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