Legislazione e Giurisprudenza, Circolazione stradale -  Redazione P&D - 2013-07-03

LA PROVA LIBERATORIA AI SENSI DEL 2054, 2° CO., C.C. – Cass. 6559/2013 – Elisabetta COSTA

Con la sentenza n. 6559/2013, la Corte di Cassazione è intervenuta sul caso di un incidente stradale avvenuto nel 1998 nel centro abitato di Monte Urano, in cui un"automobile, condotta da due coniugi e proveniente da una strada secondaria, s"immetteva nella via principale, scontrandosi con un"altra vettura che sopraggiungeva in direzione opposta.

Il tribunale, all"esito della fase istruttoria, aderiva al disposto dell"art. 2054, comma 2, c.c., secondo cui: "Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subìto dai singoli veicoli" e, pertanto, riteneva i conducenti delle autovetture co-responsabili al 50%, condannando i convenuti (conducente, proprietario e impresa assicuratrice) a risarcire i danni in favore delle parti attrici.

In secondo grado, la Corte d"appello di Ancona riteneva provata la responsabilità esclusiva dei coniugi e, in riforma della sentenza di primo grado, condannava gli stessi in solido al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio.

I coniugi ricorrevano alla Corte di Cassazione lamentando violazione e falsa applicazione di norme di diritto, nonché contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione agli artt. 141 e 145 c.d.s.

La Suprema Corte ha esordito, dapprima escludendo che il disposto di cui all"art. 2054, comma 2, c.c., postuli che l"accertamento dell"intervenuta violazione da parte di uno dei conducenti dispensi l"organo giudicante dalla verifica della condotta dell"altro conducente.

La condotta di quest"ultimo può, a sua volta, originare violazioni delle norme sulla circolazione stradale e/o sui normali precetti di prudenza, idonei a configurare un concorso di colpa tra le parti.

La Corte d"appello ha accertato in maniera congrua e logica la colpa della ricorrente, mentre, con riguardo alla condotta della resistente, ha effettuato una verifica incompleta, escludendone la responsabilità pur in assenza di elementi idonei a poter estromettere in concreto ogni responsabilità della stessa.

Rileva la corte di legittimità: "Per poter giungere a tale affermazione il giudice del merito avrebbe dovuto escludere, in concreto, ogni responsabilità dell"A.A. [resistente], dando conto della prova dell"osservanza da parte sua delle regole del codice della strada e della comune prudenza ovvero avrebbe dovuto ricostruire la condotta di guida della C.C. [ricorrente] come idonea, di per sé sola, ad escludere il nesso di causalità tra la condotta di guida del conducente del veicolo favorito e la collisione".

In tema di scontro tra veicoli vige il principio secondo cui l"accertamento in concreto della colpa di uno dei conducenti non comporta di per sé il superamento della presunzione di colpa concorrente dell"altro ma necessita che questi fornisca la prova liberatoria della propria responsabilità (cfr. Cass. n. 24860/10).

Inoltre, la Suprema Corte rileva che la Corte d"appello si era limitata a valutare il rispetto del limite di velocità da parte della vettura del resistente, senza considerare quanto indicato dai primi tre commi dell"art. 141 c.d.s.

I primi tre commi dell"art. 141 c.d.s. statuiscono che : "1. É obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione. 2. Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l'arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile. 3. In particolare, il conducente deve regolare la velocità nei tratti di strada a visibilità limitata, nelle curve, in prossimità delle intersezioni e delle scuole o di altri luoghi frequentati da fanciulli indicati dagli appositi segnali, nelle forti discese, nei passaggi stretti o ingombrati, nelle ore notturne, nei casi di insufficiente visibilità per condizioni atmosferiche o per altre cause, nell'attraversamento degli abitati o comunque nei tratti di strada fiancheggiati da edifici".

Sul punto, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha stabilito che: "Nel sistema delle norme sulla circolazione stradale l´apprezzamento della velocità, in funzione dell´esigenza di stabilire se essa debba o meno considerarsi eccessiva, deve essere condotto in relazione alle condizioni dei luoghi, della strada e del traffico che vi si svolge, e può, quindi, anche essere basato solo sulle circostanze del fatto e sugli effetti provocati dall´urto del veicolo, senza necessità di un preciso accertamento della oggettiva velocità tenuta dal veicolo stesso e senza che assuma decisivo rilievo persino l´eventuale osservanza dei limiti imposti, in via generale, dal codice della strada" (Cass. n. 20173/04).

La prova liberatoria dalla presunzione di colpa da parte del conducente per i danni prodotti dalla circolazione del veicolo non dev"essere necessariamente fornita in modo diretto, dimostrando di aver tenuto un comportamento esente da colpa e pienamente conforme alle norme del codice della strada, ma può risultare anche dall´accertamento che il comportamento della vittima è stato il fattore causale esclusivo dell´evento dannoso, non evitabile da parte del conducente con l´adozione d"idonee manovre di emergenza.

Nella fattispecie in esame l´accertamento del nesso eziologico esclusivo o assorbente non è sorretto da motivazione congrua né sufficiente.

La Corte d"appello si è limitata ad evidenziare la gravità della colpa della ricorrente che, pur avendo l´obbligo di arrestarsi allo stop, non lo ha rispettato, tuttavia la colpa, pur grave, non è, solo per questo, sufficiente a connotare la relativa condotta anche come idonea a provocare da sola il sinistro.

La Corte d"appello, quindi, ha soltanto affermato il carattere esclusivo della responsabilità della ricorrente, senza motivarlo adeguatamente, pertanto il giudice di legittimità ha accolto il ricorso, cassando la sentenza di secondo grado e rinviando la causa alla Corte d´appello di Ancona.

Con la sentenza n. 6559/2013 la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità da incidente stradale, sottolineando come l´accertamento dell"intervenuta violazione, da parte di uno dei conducenti coinvolti in un incidente, non dispensi ipso facto il giudice dal verificare il comportamento dell´altro conducente, potendo quest"ultimo, con la propria condotta, concorrere a causare l"incidente.



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