Changing Society, Generalità, varie -  Peron Sabrina - 2015-04-12

LA REPUBBLICA DEI MATTI - Sabrina PERON

La repubblica dei matti (Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia 1961 - 1978), John Foot, Feltrinelli, 2012, pp. 375,  Euro 22,00

Inverno 1961, Gorizia: un manicomio cupo, sul limite ultimo d"Italia, è alla ricerca di un nuovo direttore.

Vi arriva il veneziano Franco Basaglia e da quel momento e da quell"ospedale psichiatrico, tagliato in due dalla cortina di ferro (il muro di cinta era un tratto del confine con la Jugoslavia), per la psichiatria italiana nulla sarebbe più stato come prima.

Franco Basaglia, nasce a Venezia l"11 marzo 1924 e studia al liceo classico Foscarini con Agostino Zanon Dal Bo, uno dei fondatori del Partito d"Azione del Veneto. Nel 1943 si iscrive a medicina a Padova e poco dopo entra nei gruppi antifascisti di Venezia. Viene arrestato, forse a seguito di una soffiata, nell"inverno del 1944. La prigione durante la guerra voleva dire paura, sofferenza, pidocchi, lerciume, ma anche resistenza. Difatti il 26 aprile 1945 proprio dal carcere di Venezia, grazie ad un"alleanza tra prigionieri e guardie carcerarie, partì l"insurrezione che liberò la città.

Allora i manicomi italiani erano regolamentati da leggi risalenti al 1904 e al 1907 che attribuivano ai direttori notevoli poteri, mentre i pazienti (nel testo della legge chiamati "alienati") erano semplicemente delle non-persone, private dei diritti civili e politici e di ogni proprietà.

Il manicomio di Gorizia (il più piccolo ed insignificante dei manicomi italiani) in questo non costituiva un"eccezione: era un"istituzione buia e sinistra, una discarica per i poveri ed i devianti, un luogo di esclusione. Era un buco di periferia in una città sclerotizzata e dimenticata da tutti. Vi si trovavano rinchiusi, oltre agli italiani, anche ungheresi, sloveni e austriaci, rappresentanti cioè del dominio asburgico e lì confinati (cit. L'istituzione negata).

Basaglia, arrivato a Gorizia con la moglie Franca Ongaro e i due figli, ritrova nel manicomio quell"odore di morte e di merda dei mesi passati in prigione e tutto ha inizio con un no (cit. L"istituzione negata).

Basagllia dice no, a chi vorrebbe considerare il malato come un non uomo e il direttore del manicomio come colui al quale è stato delegato il mandato sociale di mantenerlo in questo stato.

Basaglia dice no, alla disumanizzazione del malato come risultato ultimo della malattia, imputandone la distruzione alle violenze, alle prevaricazioni ed alle mortificazioni subite nella società.

Basaglia dice no, alla malattia mentale, esercita un"epochè, la mette tra parentesi, perché la diagnosi aveva ormai assunto il valore di un giudizio scriminante.

A capo di tutti questi no vi è l"uomo: Basaglia pone al centro l"uomo. Il malato è un essere umano le cui le qualità vanno sottolineate anziché represse.

Al riguardo,  Basaglia, osserva come nel momento in cui il malato oltrepassa il muro dell'internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale (...); viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento. L'assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l'essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l'aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell'asilo (cit. La distruzione dell"ospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione).

I manicomi avevano lo  stesso aspetto dei campi di concentramento. Alte mura e sbarre, porte d"ingresso minacciose, chiavi e lucchetti ovunque. Rasavano la testa agli internati, si prendevano gli effetti personali, le fedi nuziali, i vestiti e li vestivano con un"uniforme a righe. La lobotomia era pratica comune; gli internati venivano spesso torturati, picchiati, legati, tormentati con l"elettricità.

Per smantellare tutto questo Basaglia inizia creando a Gorizia una "comunità terapeutica",  sull'esempio quella di Dinglenton, Scozia e di Hall in Inghilterra. La comunità terapeutica è un sistema aperto in cui chiunque, compreso il direttore, può vedere messe in discussione le sue parole e le sue azioni. La comunità terapeutica di Gorizia è la bomba che esplode nella psichiatria italiana. L"urto. Subitaneo e violento, aprirà una falla così ampia e profonda che sarà difficile richiuderla con nuovi modelli gestionali.

Nel frattempo Basaglia trasferito a Trieste (costituito da 40 edifici venne inaugurato nel 1908, al tempo dell"impero austro-ungarico), decide di andare ancora oltre e, nel gennaio 1977, nel corso di una conferenza stampa annuncia che entro l"anno il manicomio sarebbe stato chiuso. I tempi in realtà furono più lunghi, ma in sei anni l"amministrazione di Basaglia aveva ottenuto un risultato che a molti pareva utopico: l"istituzione non era stata solo negata, ma era stata definitivamente obliterata e Trieste divenne al prima città al mondo in cui il manicomio venne chiuso.

Oggi in Italia gli ex manicomi svolgono le più disparate funzioni: alcuni sono semplicemente vuoti ed abbandonati; altri dono diventati musei della mente; altri ancora sono collegati ai servizi sanitari e psichiatrici; quasi tutti hanno aperto al pubblico i loro parchi.

Resta la grande rivoluzione: i manicomi italiani vennero chiusi da chi ci lavorava, da gene che aboliva per sempre il proprio impiego. Nesuno oggi occupa i posti che furono di Basaglia e degli altri direttori (Giacanelli, Pirella, Casagrande) che lo seguirono. Il movimento agiva contro i propri interessi immediati, andando nella direzione opposta al clientelismo ed al nepotismo. Fu la negazione di se stesso, da qui la sua grandezza.

Per saperne di più:

L"istituzione negata (rapporto da un ospedale psichiatrico), a cura di Franco Basaglia (con nota introduttiva di Franca Ongaro), Baldini e Castodi, 2914, pp. 380,  EURO 8,99

http://www.fondazionebasaglia.it

http://www.francobasaglia.it

https://www.youtube.com/user/FondazioneBasaglia



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