Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Negro Antonello - 2015-03-01

LA RESPONSABILITA CIVILE DEI MAGISTRATI – Antonello NEGRO

La proposta di legge relativa alla riforma della responsabilità civile dei magistrati è passata alla Camera il 24 febbraio 2015.

In seguito alle modifiche apportate alla legge 117/1998, il risarcimento del danno non patrimoniale non è più limitato ai soli casi di privazione della libertà personale.

Tra le novità di rilievo vi è anche l"indicazione della colpa grave come la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell"Unione europea, il travisamento del fatto o delle prove, ovvero l"affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento o la negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento, ovvero l"emissione di un provvedimento cautelare personale o reale fuori dai casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione.

Ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste la violazione manifesta della legge, nonché del diritto dell"Unione europea, si dovrà tenere conto, in particolare, del grado di chiarezza e precisione delle norme violate nonché dell"inescusabilità e della gravità dell"inosservanza.

Tale formulazione, in riferimento al "travisamento del fatto o delle prove" comporterà non pochi problemi interpretativi.

In caso di violazione manifesta del diritto dell"Unione europea si dovrà tenere conto anche della mancata osservanza dell"obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell"articolo 267, terzo paragrafo, del Trattato sul funzionamento dell"Unione europea, nonché del contrasto dell"atto o del provvedimento con l"interpretazione espressa dalla Corte di giustizia dell"Unione europea.

Fatti salvi i commi 3 e 3-bis ed i casi di dolo, nell"esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l"attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, entro due anni dal risarcimento avvenuto sulla base di titolo giudiziale o di titolo stragiudiziale, ha l"obbligo (non la sola facoltà) di esercitare l"azione di rivalsa nei confronti del magistrato nel caso di diniego di giustizia, ovvero nei casi in cui la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell"Unione europea ovvero il travisamento del fatto o delle prove sono stati determinati da dolo o negligenza inescusabile.

In nessun caso la transazione è opponibile al magistrato nel giudizio di rivalsa o nel giudizio disciplinare.

La misura della rivalsa non può superare una somma pari alla metà di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l"azione di risarcimento è proposta, anche se dal fatto è derivato danno a più persone e queste hanno agito con distinte azioni di responsabilità.

Tale limite non si applica al fatto commesso con dolo.

L"esecuzione della rivalsa, quando viene effettuata mediante trattenuta sullo stipendio, non può comportare complessivamente il pagamento per rate mensili in misura superiore ad un terzo dello stipendio netto

Ciò che lascia più perplessi è l"assenza (rectius l"abolizione) del c.d. filtro, ovvero di controlli preliminari volti ad accertare l"ammissibilità della domanda risarcitoria.

Un filtro appare necessario anche per evitare liti temerarie volte esclusivamente a creare, nel caso di volontario intervento del magistrato, cause di astensione.



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