Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Covotta Giulia - 2015-09-09

LA RIFORMA DI PAPA FRANCESCO: NULLITÀ DEL MATRIMONIO PIÙ RAPIDA – Giulia COVOTTA

Il 15 agosto 2015, l"attuale Pontefice, Papa Francesco, ha redatto due lettere apostoliche motu proprio rispettivamente denominate "Mitis Iudex Dominus Iesus" e "Mitis et misericors Iesus".

Importanti ed innovative le riforme ivi contenute che investiranno la procedura del diritto canonico.

Nella lettera apostolica "Mitis Iudex Dominus Iesus" il Pontefice ha trasfuso lo schema di riforma formulato da "un Gruppo di persone eminenti per dottrina giuridica, prudenza pastorale ed esperienza forense, (…) sotto la guida dell"Eccellentissimo Decano della Rota Romana", da lui stesso nominato.

Tale gruppo - che doveva mantenere integro il principio dell"indissolubilità del vincolo matrimoniale - è stato così costituito al fine di riformare i processi di nullità del matrimonio come previsti dal Codice canonico.

La seconda lettera apostolica, redatta in pari data e denominata "Mitis et misericors Iesus, è stata appositamente voluta dal Pontefice con atto separato "tenuto conto del peculiare ordinamento ecclesiale e disciplinare delle Chiese Orientali".

In detta lettera apostolica sono previste le norme per riformare la disciplina dei processi matrimoniali nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (con tale locuzione si intendono le chiese che un tempo si erano distaccate dalla Chiesa latina e greca e che, successivamente, sono tornate in piena comunione con la chiesa cattolica romana, mantenendo però la propria autonomia ecclesiastica).

Nella lettera apostolica "Mitis Iudex Dominus Iesus" appare evidente come il Pontefice abbia voluto favorire la celerità dei processi e la loro semplicità "affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio" senza voler favorire la nullità dei matrimoni ex se.

Il Pontefice, inoltre, precisa che le cause che danno origine alla nullità del matrimonio vengano trattate per via giudiziale (preferibile a quella amministrativa) al fine di tutelare "la verità del sacro vincolo".

Qui di seguito – al fine di meglio comprendere la portata della riforma - si indicano "i criteri fondamentali che hanno guidato l"opera":

"I. – Una sola sentenza in favore della nullità esecutiva. – È parso opportuno, anzitutto, che non sia più richiesta una doppia decisione conforme in favore della nullità del matrimonio, affinché le parti siano ammesse a nuove nozze canoniche, ma che sia sufficiente la certezza morale raggiunta dal primo giudice a norma del diritto.

II. – Il giudice unico sotto la responsabilità del Vescovo. – La costituzione del giudice unico, comunque chierico, in prima istanza viene rimessa alla responsabilità del Vescovo, che nell"esercizio pastorale della propria potestà giudiziale dovrà assicurare che non si indulga a qualunque lassismo.

III. – Lo stesso Vescovo è giudice. – Affinché sia finalmente tradotto in pratica l"insegnamento del Concilio Vaticano II in un ambito di grande importanza, si è stabilito di rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidati. Si auspica pertanto che nelle grandi come nelle piccole diocesi lo stesso Vescovo offra un segno della conversione delle strutture ecclesiastiche,5 e non lasci completamente delegata agli uffici della curia la funzione giudiziaria in materia matrimoniale. Ciò valga specialmente nel processo più breve, che viene stabilito per risolvere i casi di nullità più evidente.

IV. – Il processo più breve. – Infatti, oltre a rendere più agile il processo matrimoniale, si è disegnata una forma di processo più breve – in aggiunta a quello documentale come attualmente vigente –, da applicarsi nei casi in cui l"accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti.

Non mi è tuttavia sfuggito quanto un giudizio abbreviato possa mettere a rischio il principio dell"indissolubilità del matrimonio; appunto per questo ho voluto che in tale processo sia costituito giudice lo stesso Vescovo, che in forza del suo ufficio pastorale è con Pietro il maggiore garante dell"unità cattolica nella fede e nella disciplina.

V. – L"appello alla Sede Metropolitana. – Conviene che si ripristini l"appello alla Sede del Metropolita, giacché tale ufficio di capo della provincia ecclesiastica, stabile nei secoli, è un segno distintivo della sinodalità nella Chiesa.

VI. – Il compito proprio delle Conferenze Episcopali. – Le Conferenze Episcopali, che devono essere soprattutto spinte dall"ansia apostolica di raggiungere i fedeli dispersi, avvertano fortemente il dovere di condividere la predetta conversione, e rispettino assolutamente il diritto dei Vescovi di organizzare la potestà giudiziale nella propria Chiesa particolare.

Il ripristino della vicinanza tra il giudice e i fedeli, infatti, non avrà successo se dalle Conferenze non verrà ai singoli Vescovi lo stimolo e insieme l"aiuto a mettere in pratica la riforma del processo matrimoniale.

Insieme con la prossimità del giudice curino per quanto possibile le Conferenze Episcopali, salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei tribunali, che venga assicurata la gratuità delle procedure, perché la Chiesa, mostrandosi ai fedeli madre generosa, in una materia così strettamente legata alla salvezza delle anime manifesti l"amore gratuito di Cristo dal quale tutti siamo stati salvati.

VII. – L"appello alla Sede Apostolica. – Conviene comunque che si mantenga l"appello al Tribunale ordinario della Sede Apostolica, cioè la Rota Romana, nel rispetto di un antichissimo principio giuridico, così che venga rafforzato il vincolo fra la Sede di Pietro e le Chiese particolari, avendo tuttavia cura, nella disciplina di tale appello, di contenere qualunque abuso del diritto, perché non abbia a riceverne danno la salvezza delle anime.

La legge propria della Rota Romana sarà al più presto adeguata alle regole del processo riformato, nei limiti del necessario.

VIII. – Previsioni per le Chiese Orientali. – Tenuto conto, infine, del peculiare ordinamento ecclesiale e disciplinare delle Chiese Orientali, ho deciso di emanare separatamente, in questa stessa data, le norme per riformare la disciplina dei processi matrimoniali nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali".

Alla luce di quanto sopra, il Pontefice decreta e statuisce come il Libro VII del Codice di Diritto Canonico, Parte III, Titolo I, Capitolo I sulle cause per la dichiarazione di nullità del matrimonio (cann. 1671-1691), dal giorno 8 dicembre 2015, sia integralmente sostituito come indicato nel testo della lettera apostolica (per la quale si rimanda al presente link).

Si rende necessario rilevare come, al termine della lettera apostolica, siano state volute delle regole procedurali ritenute dal Pontefice necessarie per la corretta e accurata applicazione della legge rinnovata, da osservarsi diligentemente a tutela del bene dei fedeli.

Da ultimo, si evidenziano voci discordanti provenire dal mondo degli Avvocati rotali, i quali, sul punto VI sopra citato ("salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei tribunali, che venga assicurata la gratuità delle procedure") attendono maggiore chiarezza: la gratuità è riferita alle prestazioni professionali o si intende tale l"esenzione da spese processuali ex se con abbattimento di diritti, bolli, spese di segreteria?



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