Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-09-24

LA SCELTA DELLA SEDE DELLA FARMACIA SPETTA AL COMUNE – Cons. St. 4705/14 – Alceste SANTUARI

Il Consiglio di Stato, sez. III, con sentenza 16 settembre 2014, n. 4705, ha respinto il ricorso contro la sentenza del Tar Campania – Sez. staccata di Salerno, sez. II n. 02384/2013, presentato da un farmacista privato che contestava:

il provvedimento con il quale la Regione Campania aveva negato il rilascio dell"autorizzazione al trasferimento della sede farmaceutica all"interno del comune;

la delibera della giunta comunale di Salerno di individuazione delle zone ove destinare le nuove sedi farmaceutiche;

la delibera della medesima giunta comunale con la quale il Comune, in esecuzione dell"art. 11, l. n. 27 del 2012, ha istituito n. 5 sedi farmaceutiche, con individuazione anche dei relativi comprensori;

la nota dell"ASL di Salerno con la quale la stessa aveva espresso parere favorevole all"istituzione delle nuove sedi farmaceutiche;

il parere favorevole dell"Ordine dei farmacisti della Provincia di Salerno all"istituzione delle nuove sedi farmaceutiche, così come localizzate dal Comune.

Nel giudizio di primo grado, il Tar Campania aveva ritenuto che:

1. non sussisteva obbligo di comunicare al ricorrente il preavviso di rigetto della domanda di trasferimento della sede della farmacia in data anteriore al parere comunale formulato al riguardo, trattandosi di atto interno preordinato all"adozione del provvedimento finale;

2. il nuovo assetto della farmacie derivante dalla delibera della Giunta Comunale di Salerno - di individuazione delle zone ove destinare le nuove sedi farmaceutiche - non ha interferito con la domanda di trasferimento della farmacia gestita dal ricorrente; l"accoglimento della domanda scoprirebbe, inoltre, un ambito di utenza già poco servito e non corrisponderebbe al criterio di equa distribuzione sul territorio degli esercizi farmaceutici;

3. il diniego di trasferimento risulta adeguatamente motivato - sulla base dell"istruttoria compiuta prima dal Comune e poi dalla Regione – e l"operato di entrambe gli enti si è conformato all"esigenza di assicurare una maggiore accessibilità al servizio ed un" equa distribuzione delle farmacie sul territorio, tenendo conto dell"assetto distributivo delle farmacie esistenti

4. stante la non incidenza sul diniego di trasferimento della nuova distribuzione sul territorio delle farmacie ai sensi dell" art. 11 legge n. 25 del 2012, i motivi articolati avverso i provvedimenti a tal fine adottati si configurano inammissibili per difetto di interesse alla decisione.

Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar Campania, evidenziando, tra l"altro, che:

  1. al titolare di farmacia spetta individuare l'ubicazione del locale di vendita sia all'inizio dell'attività che in sede trasferimento, all'interno della zona servita, con osservanza del non eludibile vincolo di distanza di 200 mt. da ogni altra farmacia;
  2. l'attivazione dell'esercizio resta subordinata al potere valutativo dell'Amministrazione (art. 1, commi 4 e segg. della l. n. 475 del 1968, come modificati dall'art. 1 della l. n. 362 del 1991);
  3. si tratta di un potere discrezionale che investe, trattandosi di servizio esercitato in regime di oligopolio, l'idoneità delle sede prescelta a soddisfare le esigenze della popolazione residente, secondo i parametri di un'equa distribuzione sul territorio degli esercizi in questione e di accessibilità al servizio, in modo da non lasciare sfornite porzioni del territorio, anche se scarsamente abitate, dalla presenza del locale adibito per legge alla vendita dei prodotti farmaceutici;
  4. la posizione soggettiva del singolo volta all'esercizio di un'attività economica a proprio vantaggio o a introdurre modifiche sull'assetto del territorio recede a fronte di atti generali di pianificazione diretti alla tutela di interessi di rilievo pubblico ritenuti prevalenti dalla normativa di riferimento;
  5. conseguentemente, non costituiva obbligo in capo all"Amministrazione comunale definire con carattere di priorità la domanda di trasferimento dei locali nell'ambito della zona rispetto alla nuova distribuzione delle sedi della farmacie in adempimento dell'art. 11 della citata l. n. 27 del 2012. Ne consegue che non può essere prospettato "un rapporto di presupposizione nella definizione della domanda di trasferimento rispetto all'adozione dell'atto deliberativo, garante dell'organica, equa e capillare distribuzione sul territorio degli esercizi farmaceutici";
  6. la determinazione ed individuazione delle sedi delle farmacie e delle relative zone di influenza sono espressione di un'ampia discrezionalità dell' Amministrazione, esercitata a seguito di adeguate valutazioni.

In linea con precedenti pronunce, la sentenza de qua si colloca in un alveo di interpretazione giurisprudenziale che valorizza il ruolo degli enti locali e delle ASL nell"ambito del servizio farmaceutico. Anche in questa sede, infatti, non sembra inutile ribadire come debba essere individuato il servizio farmaceutico nell"ordinamento italiano. L"erogazione dell"assistenza farmaceutica, in quanto componente dell"assistenza sanitaria in genere, deve ricondursi alla responsabilità delle Unità Sanitarie Locali. In questo senso, le farmacie – siano esse gestite da privati farmacisti ovvero rientranti nella titolarità comunale - integrano un"organizzazione strumentale di cui il Servizio Sanitario (nazionale e, a fortiori, giusta la L.C. n. 3/2001, quello regionale) si avvale per l"esercizio del compito di servizio pubblico loro assegnato dal legislatore. Giova al riguardo ricordare che la distribuzione dei farmaci è una finalità espressa del Ssn (art. 2, comma 1, n. 7, legge n. 833 del 1978) e costituisce senz"altro parametro per i livelli essenziali di assistenza (art. 2, decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, così come novellato dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229). Pertanto, l"esercizio dell"attività di assistenza farmaceutica rappresenta un cardine della "materia" diritto alla salute, garantito e assicurato, nel nostro ordinamento, dallo Stato e dalle Regioni, le quali la esercitano a mezzo delle proprie strutture sanitarie locali.

I Comuni, quindi, sia quando possono esercitare il diritto di prelazione, ossia la facoltà loro riconosciuta di gestire le farmacie comunali, a mezzo dello strumento giuridico-organizzativo ritenuto più idoneo allo scopo, sia nella determinazione delle (nuove) sedi farmaceutiche, concorrono alla attuazione del servizio sanitario nazionale. Di qui la previsione normativa che assegna ai comuni la responsabilità progammatoria – di concerto con ASL e Ordine dei farmacisti – delle nuove sedi farmaceutiche.



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