Legislazione e Giurisprudenza, Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 2015-08-06

La scomparsa della madre biologica affievolisce il suo diritto a restare anonima? Cass. civ.15024/2016- Carla Nicoletti

Il diritto a conoscere l"identità della propria madre naturale trova tutela nel caso in cui quest"ultima sia deceduta e non possa revocare la sua scelta di non far conoscere le proprie generalità.

La sentenza analizzata riguarda il caso di una donna che agisce in giudizio al fine di ottenere l"accesso alle generalità della madre biologica, la quale aveva chiesto, al momento della nascita, di restare anonima.

Il Tribunale per i minorenni, a seguito della trasmissione da parte dell"Ospedale della documentazione richiesta, veniva a conoscenza della circostanza della morte della madre e, conseguentemente, rigettava l"istanza sulla base della impossibilità di interpellare la donna ed escludeva che il decesso di quest"ultima potesse essere valutato come revoca implicita della volontà di non essere nominata.

Il reclamo proposto dinanzi alla Corte d"Appello veniva respinto, conseguentemente la donna ricorre in Cassazione lamentando la erronea interpretazione dell"art. 28, comma 7, della L.184/1983 (recante disciplina dell"adozione e affidamento dei minori) alla luce della sentenza 278/2013 della Corte Costituzionale. La norma impugnata sancisce che "L'accesso alle informazioni non è consentito se l'adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all'adozione a condizione di rimanere anonimo".

La Suprema Corte parte da una approfondita ed interessante analisi del diritto alla conoscenza delle proprie origini biologiche sottolineando come lo stesso trovi un riconoscimento sempre più ampio a livello internazionale e sovranazionale.

Sia nella Convenzione di New York del 20 novembre 1989 delle Nazioni Unite in materia di diritti dei minori, sia nella Convenzione dell"Aja del 1993 ed in alcune legislazioni europee (ad esempio quella tedesca e quella svizzera, mentre in Olanda e Spagna ha trovato pieno riconoscimento a livello giurisprudenziale) si fa espressa menzione del diritto in questione.

Anche a livello di provvedimenti giurisdizionali non si può tacere che la stessa Corte europea dei diritti dell"uomo con la sentenza Godelli Vs Italia del 2012 ha interpretato l"art. 8 della CEDU (riguardante il diritto al rispetto della vita privata e familiare) affermando che esso protegge il diritto alla identità e alla realizzazione personale, nonché il diritto alla conoscenza delle proprie origini.

La Corte europea ha poi precisato che il diritto all"anonimato deve essere salvaguardato in due casi: quando occorre proteggere la salute della donna e quando bisogna evitare che le condizioni personali della stessa la portino a optare per l"aborto anziché per l"adozione.

La questione che viene in rilievo è appunto quella della conciliazione fra l"esigenza di proteggere la madre e il diritto del figlio a conoscere le proprie origini. La scelta dei mezzi per realizzare questa conciliazione spetta agli Stati aderenti alla CEDU, mentre quest"ultima può sindacare tale scelta, solo in seconda battuta

La Francia ha ad esempio ribadito la tutela del diritto all"anonimato e, d"altro canto, ha rafforzato la possibilità della madre di revocare la propria decisione. È stato istituito, infatti, il Consiglio nazionale per l"accesso alle origini personali con il compito di gestire la reversibilità del segreto condizionandolo all"accordo espresso di madre e figlio.

È stato inoltre reso possibile accedere a una serie di informazioni non identificative che la donna è tenuta a rilasciare nel momento in cui decide di partorire anonimamente.

La reversibilità del segreto è comunque subordinato alla volontà della madre la quale viene solo invitata a fornire le proprie informazioni, ben potendo sempre rifiutare che la sua identità sia svelata dopo la sua morte.

L"apertura e l"estensione del diritto del figlio a conoscere la propria identità viene però criticata da una parte della giurisprudenza internazionale secondo cui la decisione di anonimato della madre sarebbe insindacabile.

La necessità di tutelare la scelta della madre è infatti connessa ad una finalità pro vita, cioè all"incentivazione a portare a termine la gravidanza anche in situazioni sociali o personali difficili.

La Corte costituzionale italiana è intervenuta in argomento nel 2013 in quanto il Tribunale per i minorenni di Catanzaro aveva sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2,3,32, 117, 1° comma, Cost., dell"art. 20, comma 7, della legge 184/1983 nella parte in cui esclude la possibilità di autorizzare la persona adottata all"accesso alle informazioni sulle origini senza aver previamente verificato la persistenza della volontà da parte della madre biologica di non voler essere nominata.

Secondo il Tribunale tale norma violerebbe, innanzitutto, l"art. 2 Cost. poiché contrasterebbe col diritto all"identità personale dell"adottato quale espressione del più generale principio dell"inviolabilità dei diritti umani e, altresì, l"art. 3 Cost. in quanto introdurrebbe una irragionevole disparità di trattamento fra adottato da una donna che vuole restare anonima e adottato da genitori che non hanno dichiarato nulla e che, anzi, hanno subito l"adozione. Viene denunciata, inoltre, la violazione dell"art. 32 Cost., in ragione dell"impossibilità di avere una anamnesi familiare in riferimento al rischio genetico, e la violazione dell"art. 117, 1° comma, Cost. in relazione all"art. 8 della Convenzione dei diritti dell"uomo e delle libertà fondamentali del 1950.

La Corte costituzionale precisa che il diritto all"anonimato riposa sull"esigenza di salvaguardare sia la madre, sia il neonato e sottolinea come l"aspetto che venga in questa ipotesi in rilievo sia la cristallizzazione di tale scelta.

È proprio la situazione di irreversibilità che viene reputata irragionevole dalla Consulta perché definitivamente preclusiva del diritto a conoscere le proprie origini; essa, conseguentemente, deve essere rimossa.

Tornando al caso di specie e alla luce di quanto analizzato, la Suprema Corte precisa che sostenere che la morte della madre abbia reso irreversibile il segreto comporterebbe la lesione dei principi costituzionali poiché "L"immobilizzazione della scelta per l"anonimato che verrebbe in tal modo a determinarsi post mortem verrebbe a realizzarsi proprio in presenza dell"affievolimento, se non della scomparsa, di quelle ragioni di protezione, risalenti alla scelta di partorire in anonimo, che l"ordinamento ha ritenuto meritevoli di tutela per tutto il corso della vita della madre proprio in ragione della revocabilità di tale scelta. Ciò provocherebbe, per citare ancora la Corte Costituzionale, "la definitiva perdita del diritto fondamentale del figlio a conoscere le proprie origini - e ad accedere alla propria storia parentale - diritto che costituisce un elemento significativo nel sistema costituzionale di tutela della persona" perché "il relativo bisogno di conoscenza rappresenta uno di quegli aspetti della personalità che possono condizionare l"intimo atteggiamento e la stessa vita di relazione di una persona".

La Cassazione, dunque, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decide nel merito autorizzando la ricorrente a conoscere l"identità della propria madre biologica.



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