Changing Society, Generalità, varie -  Valeria Cianciolo - 2017-01-04

La scuola pubblica è finita? - di Valeria Cianciolo

In un articolo apparso sul Venerdì di Repubblica dello scorso 30 dicembre, il giornalista Curzio Maltese offre un"analisi cruda ed impietosa della scuola pubblica italiana.

Il titolo del pezzo è il seguente "Abbiamo la scuola peggiore d"Europa e una ministra con la laurea inventata".

L"editorialista di Repubblica scrive: "va avanti da decenni, con vari governi, e non si arresta neppure davanti alla consapevolezza ormai diffusa che nel nuovo mondo la ricchezza delle nazioni dipende dal sapere, come mai prima nella storia", aggiunge che "nell"ultima finanziaria è previsto un altro taglio di 3,9 miliardi all"istruzione, mentre il governo ha deciso di stanziare 20 miliardi per il salvataggio delle banche che si sono giocate le risorse e i risparmi dei cittadini nei casinò della speculazione finanziaria" e che "per fare ingoiare ai cittadini simili assurdità la propaganda liberista lavora da anni alla distruzione morale della scuola pubblica italiana, che al contrario ha incarnato a lungo, almeno in alcuni settori, un modello di esportazione", "si dice che spendiamo troppo per gli stipendi, quando i nostri insegnanti sono i meno pagati d"Europa". Più avanti si legge "in Italia si fa l"elogio dell"ingresso dei privati, che dovrebbe avvicinare i giovani al mondo del lavoro. E da quando si privatizza e si liberalizza, la disoccupazione giovanile è schizzata alle stelle."

Tutti dovremmo essere pervasi da un senso di scrupolo, di colpa, di pudore per il non fatto e per il non detto.

Il finanziamento alla scuola paritaria, l"aumento in busta paga per i soli docenti di religione cattolica, la soppressione della seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo grado, la soppressione di fatto del tempo prolungato (mai dichiarata apertamente in alcun documento ma ottenuta strategicamente attraverso la dotazione di organici insufficienti), la diminuzione drastica degli insegnanti di sostegno, dei collaboratori scolastici, degli assistenti amministrativi, di intere realtà scolastiche di periferia baluardi di legalità e contrasto al degrado in molti paesi…

Tutto ciò è scivolato sulla coscienza di tutti.

Come non ricordare il famoso discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell"Associazione a difesa della scuola nazionale, tenutosi a Roma l" 11 febbraio 1950?

"La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall"afflusso verso l"alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l"alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società […]."

"Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione", diceva il grande Victor Hugo.

Riflettiamoci.



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