Changing Society, Intersezioni -  Palumbo Valeria - 2014-06-15

LA SOLITUDINE DEL FILOSOFO – Valeria PALUMBO

Goce Smilevski è uno scrittore macedone che non ha ancora compiuto 40 anni. Nel 2003 ha pubblicato un romanzo che si intitola Conversazione con Spinoza, che è stato tradotto, con ritardo e con il titolo Il sogno di Spinoza (titolo piuttosto fuorviante) da Guanda. Lo segnalo non soltanto perché il buon Smilevski, pur perdendo ogni tanto la strada nella narazione, ha al suo attivo un altro romanzo da leggere, La sorella di Freud. Ma per la scelta di Spinoza. Scrivere dei filosofi in forma romanzata, anche dei più ostici, non è una novità: Irvin D. Yalom si è inoltrato nei meandri del malmostoso Arthur Schopenhauer, ne La cura Schopenhauer. Ha esplorato Le lacrime di Nietzsche (protagonista anche dello strampalato e divertente Il cuore della terra di Svetislav Basara, Besa editore). Poi si è avventurato anche lui nell"astrusa filosofia di Baruch Spinoza, con Il problema Spinoza (le sue opere sono pubblicate in Italia da Neri Pozza), che parte dall"amore di Goethe per il pensatore olandese.

Dunque il punto è che Spinoza si è arrampicato su teorie del tutto improbabili, nel tentativo di combinare la scienza del suo tempo con una nuova religiosità di tipo panteistico che superasse l"idea di un Dio-persona, padre, padrone e persecutore. Ciò che più spesso viene ricordata è la tremenda scomunica in cui incappò il 27 luglio 1656, da parte della comunità ebraica a cui apparteneva (i suoi erano fuggiti dal Portogallo per evitare le persecuzioni cattoliche) e che dimostra un livello di intolleranza simile a quello delle contemporanee comunità cristiane (cattolica e protestante): «… escludiamo, espelliamo, malediciamo ed esecriamo Baruch Spinoza. Pronunciamo questo herem nel modo in cui Giosuè lo pronunciò contro Gerico. Lo malediciamo nel modo in cui Eliseo ha maledetto i ragazzi e con tutte le maledizioni che si trovano nella Legge. Che sia maledetto di giorno e di notte, mentre dorme e quando veglia, quando entra e quando esce. Che l'Eterno non lo perdoni mai. Che l'Eterno accenda contro quest'uomo la sua collera e riversi su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge; che il suo nome sia per sempre cancellato da questo mondo e che piaccia a Dio di separarlo da tutte le tribù di Israele affliggendolo con tutte le maledizioni contenute nella n. E quanto a voi che restate devoti all'Eterno, vostro Dio, che Egli vi conservi in vita. Sappiate che non dovete avere con Spinoza alcun rapporto né scritto né orale. Che non gli sia reso alcun servizio e che nessuno si avvicini a lui più di quattro gomiti. Che nessuno dimori sotto il suo stesso tetto e che nessuno legga alcuno dei suoi scritti…». A peggiorare la cosa (Baruch dovette abbandonare la sua famiglia e il suo lavoro e vivere il più possibile nascosto pubblicando le sue opere sotto altro nome), fu il tentativo dei rabbini di farlo condannare anche dai cristiani e quindi di spedirlo sul rogo. Non ci riuscirono, verrebbe da dire, per puro caso: all"epoca i roghi dei liberi pensatori erano all"ordine del giorno.

Spinoza non si è mai piegato, non ha mai abiurato come Galileo Galilei. A dire il vero nel romanzo di Goce Smilevski non è questo l"aspetto più importante, quanto la sua solitudine. E curiosamente Smilevski non l"attribuisce tanto alla sua ostinata difesa della libertà di pensiero, in tempi in cui questo costituiva una minaccia mortale anche per chi avesse frequentato. Ma si concentra sulla sua solitudine esistenziale, al suo rifiuto di abbandonarsi all"amore e all"amicizia, convinto com"era che lo scopo di un uomo fosse pensare e cercare di capire l"eterno. Nel far ciò Goce Smilevski dimentica molti episodi singolari della vita di Baruch a cominciare dal processo intentato contro le sorelle che volevano estrometterlo dall"eredità (vinse ma volle per sé solo un letto con il baldacchino rosso che, però, nel libro torna ossessivamente). Spinoza morì, solo, di tubercolosi a 44 anni. Per noi resta uno straordinario esempio di coerenza, di composta difesa della propria libertà di pensiero. Della modestia che già Epicuro aveva indicato come una via possibile per il saggio: il vivere "nascosti". Nel rifiutare la cattedra a Heidelberg aveva scritto: « ... Perciò, dovete sapere, illustre signore, che non aspirando io a più elevata posizione mondana, di quella in cui mi trovo, e per amore di quella in cui mi trovo, e per amore di quella tranquillità, ch'io penso non poter assicurarmi altrimenti, devo astenermi dall'intraprendere la carriera di pubblico insegnante».



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