Changing Society, Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 2017-01-05

La Storia di Anna di Paolo Cendon – Maria Rita Mottola

Da qualche giorno ho terminato di leggere il libro scritto da Paolo Cendon "L"orco in canonica", edito da Marsilio editori.

Di che genere letterario stiamo parlando? Non è un romanzo, certamente. Neppure una autobiografia.

Eppure si legge come un romanzo e racconta, in parte, l"autore. Solo in parte, però.

Verrebbe in mente l"artificio letterario della scoperta di un diario come occasione per la scrittura.

Ma non si tratta di un artificio. Il diario o, meglio, il memoriale come l"autore e la protagonista amano chiamarlo, esiste ed è reale. Del resto in uno splendido romanzo "Il pazzo dello Zar", per Iperborea, Jaan Kross narra una storia realmente accaduta e riceve come input per la narrazione, appunto un diario scritto non dal vero protagonista ma da un suo familiare. Ecco il libro di Paolo mi rievoca questo meraviglioso affresco di una Estonia sotto il giogo della Madre Russia, che racconta la lotta tra la verità dell"intellettuale e il potere che lusinga, imprigiona, strazia, isola per convincere che la verità non esiste.

Eppure, forse, si tratta di un documentario, e come in un documentario le immagini sono estremamente accurate, l"indagine diventa quasi ossessiva nel racconto dei particolari, non lasciando nulla all"immaginazione.

Ma il documentario registra e, appunto documenta, quanto accade ad altri, quanto avviene in altri luoghi, o nei luoghi che ci appartengono ma in un sottobosco oscuro e, ai più, sconosciuto. Qui invece abbiamo due voci narranti entrambe coinvolte personalmente nella vicenda. E allora …

Neppure possiamo dire trattarsi di una denuncia sociale. L"argomento è stato affrontato, dalla recente ricerca, da un certo punto di vista, spesso in maniera volutamente focalizzata solo su una parte del problema, o meglio solo in relazione a soggetti specifici e appartenenti, appunto alla Chiesa Cattolica. Le statistiche raccontano ovviamente un"altra storia e, come nelle scuole americane, ove le denunce hanno iniziato a far emergere il fenomeno, la percentuale dei delitti sia identica e, in molti casi, maggiore che nelle parrocchie, o nelle chiese protestanti.

Non è una denuncia sociale perché non vuole esserlo. E ancora non è un"occasione per parlare di giustizia, nessun argomento giuridico viene approfondito e analizzato in quanto tale, non si fa menzione degli atti Motu propri di tre pontefici che hanno modificato le precedenti norma ecclesiastiche e che hanno portato a un ampliamento della pena e delle modalità di gestione dei processi, per esempio.

Non si dice ancora che la sentenza di primo grado assolutoria ha, da un punto di vista processuale, favorito l"esito della sentenza della S.C. che, non potendo entrare nel merito della vicenda, ha analizzato la sentenza dell"Appello ben motivata e come tale ritenuta degna di essere confermata. E se fosse accaduto il contrario? Se una sentenza di condanna di primo grado fosse stata riformata in appello? La cassazione avrebbe raggiunto un verdetto di annullamento? Probabilmente no, al di là di ogni ragionevole dubbio resta pur sempre un limite alle presunzioni. Neppure si approfondisce l"esito del giudizio civile per il risarcimento contro la Diocesi. In un"analisi critica vi sarebbe stato spazio per ben più ampia discussione.

Ora sappiamo quello che il nostro libro non è: non è un"autobiografia, non è un artificio letterario, non un documentario, non è un pretesto per un"analisi giuridica o sociale della vicenda e del problema pedofilia in sé.

E allora? Azzardiamo un"ipotesi. Si tratta di un viaggio, un viaggio dello scrittore e di Anna ma un viaggio verso quello sbocco finale, che solo all"apparenza è marginale. Lo scopo del viaggio e, quindi, del racconto, scopo non chiaro forse neppure agli attori, è la scoperta del senso del dolore nell"esistenza umana. E come tale sia il problema dei problemi è inutile rammentarlo. Tante volte, con complesse e inutili, verrebbe da dire ma nulla di quello che consente all"uomo di interrogarsi è inutile, dicevamo, inutili elucubrazioni si è giunti a negare l"esistenza di Dio, attraverso l"evidenza del dolore e, a maggior ragione, del dolore innocente.

Dopo l"ororre dei campi di concentramento l"idea che il dolore dimostri l"inesistenza di Dio ha avuto illustri sostenitori (vedi anche le esternazioni del prof. Veronesi) ma non è riuscita a scalfire la testimonianza di grandi donne che con la fede, nella miseria e aberrazione di quella vita hanno trovato e mai lasciato Dio, memoria di questa presenza narrata, appunto, nei loro scritti che sono anche diari (Edith Stein, Etty Hillesum, Elisa Springer sono solo luminosi esempi ma per traslazione altre storie di donne nell"epoca della repressione religiosa sovietica narrano la stessa forza – Vive come l"erba, Ed. Matriona, 2015).

Gli orrori e gli errori umani dipendono da Dio, questo è vero, da Dio che ha voluto essere amato dagli uomini, imperfetti e fragili, ha voluto essere amato da loro liberamente e volontariamente. E" in quel dono di essere liberi che risiede tutto la capacità umana di infliggere il dolore. E" in quella possibilità di scegliere che si fonda la certezza del riscatto e della felicità.

E allora l"autore del nostro libro cerca di dare risposte ad Anna alla ricerca di Dio, sono risposte deboli e inconsistenti, teologicamente parlando. Utili all"apparenza a ridare ad Anna la fede. In realtà la fede e Dio non l"hanno mai abbondanata. E" in questo la prorompente e straordinaria forza del messaggio che il nostro libro è capace di trasmettere.

"Ero sofferente, in difficoltà ma Tu non c"eri" "Ma come ho sempre camminato accanto a te." "Vedevo le nostre impronte sulla sabbia ma all"improvviso sono diventate solo due, Tu non eri più con me" "Erano solo due perché in quel momento ti portavo in braccio".



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